Capitolo 8

1589 Words
Capitolo 8 WHITE «Andiamo, Kay. Fammi entrare» urlo battendo sulla porta. Sono passati due giorni dall’ultima volta che l’ho sentita. Non risponde ai miei messaggi, non mi richiama, e non sopporto più il suo silenzio. «Vai via» sento dall’altra parte della porta una risposta mormorata. «O apri questa porta o la butto giù.» «Sto tornando a letto, maniaco. Non sono neanche le otto di mattina! Ed è domenica!» «Kay, ti ho avvisata!» Silenzio. Dovrei andarmene. So che dovrei. Lasciarle i suoi spazi o quel che cazzo sembra volere. Il problema è che in quindici anni non sono mai stato un singolo giorno senza alcun contatto con Kayla. Cazzo, perfino nel pieno della stagione di football e durante le partite più importanti siamo sempre riusciti a chiamarci o mandarci messaggi. Due giorni possono non sembrare tanti per qualcuno, ma a me sembrano una cazzo di vita intera. Perciò, come un idiota, non me ne vado. Non mi faccio da parte per darle tempo. Le butto giù la porta a calci. Va bene, d’accordo, la prendo a calci finché la piccola serratura da quattro soldi non cede. Mi prendo un appunto mentale di installarle una serratura più sicura. E di tenermi una copia della chiave. Chiave… Porca troia! «Dimmi che non hai appena sfondato la mia porta!» Non c’è molto che possa dire per rispondere all’accusa di Kay. Negarlo sarebbe piuttosto stupido, visto che pende sghemba dal telaio accanto a me. Stupido perfino per un idiota che ha appena sfondato la porta dell’appartamento della sua migliore amica quando ha una cazzo di chiave nel portachiavi… un portachiavi che casualmente è nella sua cazzo di tasca. «White Hall Lucas! Dimmi che non mi hai appena rotto la porta!» Faccio spallucce ed entro. Cerco di chiudere la porta alle mie spalle, ma non c’è modo di farlo, visto che ho rotto il telaio. Resta comunque chiusa per un attimo… subito prima di riaprirsi di cinque centimetri come a dirmi: “Ah, coglione, hai fatto una cazzata”. «Perché cazzo hai sfondato la mia porta!?» «Potrebbe essere perché non rispondevi a quel cazzo di telefono, o ai messaggi. Magari è perché sapevi che ero qua fuori e non mi lasciavi entrare. Magari tutte e tre le cose. Ti avevo avvisata!» «Per prima cosa, non sono neanche le otto di mattina!» «Adesso lo sono» la interrompo, ricevendo in cambio un’occhiata che, se potesse, mi ucciderebbe sul posto. «Seconda cosa, White Hall, hai una cazzo di chiave!» «Perché non hai risposto ai messaggi?» «Non mi andava.» «Non ti andava?» «È quello che ho detto.» «E perché cazzo non ti andava?» «Smettila di imprecare.» «Allora dimmi perché non rispondevi a quel cazzo di telefono!» «Te l’ho detto! Non mi andava!» «Non è una vera ragione.» «È l’unica che ho.» «Allora farai meglio a trovarne presto una valida, Ranuncolo.» «Altrimenti? Romperai una finestra? E devi riparare quella porta, White Hall! Non chiamerò il padrone di casa per rimediare alla tua stupidità.» «Kayla, ti sto avvisando.» «White, ti sto ignorando.» «Dimmelo o farò diventare rosso quel sedere.» «Mi piacerebbe vederti provare.» «Uno.» «Non oseresti.» «Due.» «Due…» mi fa il verso lei. «Basta così» scatto. Sono furente, preoccupato, e non dell’umore per il suo comportamento infantile. Non aiuta il fatto che se ne stia lì con aria di sfida in quel cazzo di bel pigiamino. I pantaloni sono neri con sopra dei piccoli milkshake e sulla maglietta bianca, in una posizione molto strategica, ci sono due milkshake con panna montata, ciliegine e la scritta “I miei milkshake portano tutti i ragazzi a casa”. Ha i capelli legati sopra la testa e non ha un filo di trucco addosso. Ha un aspetto adorabile e sexy allo stesso tempo. Sembra essersi appena alzata dal letto e mi dà proprio l’idea che dovrei ributtarcela dentro e domare quella sua cazzo di bocca insolente… e il suo corpo. Da dove vengono fuori tutte queste sensazioni con Kayla? Mi sta facendo impazzire. Il che spiega perché mi sto comportando da folle ora, fino al punto da averle buttato giù la porta. È colpa sua! Mi sta spingendo lei a farlo! Marcio verso di lei. Non possono esserci dubbi sulle mie intenzioni. Sono certo che la mia espressione le renda evidenti a ogni passo che faccio. Quando la guardo indietreggiare davanti a me ne sono certo. Tende le mani per tenermi a distanza, il panico che prende il posto della collera sul suo viso. Stranamente, quel nodo che mi ha stretto lo stomaco fin da quando ho saputo del fidanzamento di Kayla inizia a sciogliersi. Faccio un altro passo verso di lei, mettendola all’angolo tra me e il divano. Perde l’equilibrio, ma riesce a rimanere in piedi. Però è abbastanza per mostrarmi che non porta il reggiseno sotto il pigiama. Kayla è formosa, e di sicuro ha almeno una coppa D. Guardandola ora, direi più vicina a una DD, e la sto decisamente guardando. Quando i capezzoli premono duri contro la maglia, osservo con più attenzione. Il mio uccello si muove, ingrandendosi e premendo contro i jeans. Cazzo. Come ho fatto a non notare prima quanto è bello il suo corpo? Sono un essere umano, perciò la mia reazione non mi sorprende quanto quella del suo corpo a me. Mi desidera. Sapere che la eccito è una gran cazzo di sorpresa… e scopro che… mi piace davvero tanto. «Che stai facendo?» strilla, in preda al panico. Non rispondo. «White, questa è una follia. Tu sei pazzo! Piantala!» Le sue urla diventano più forti quando la afferro e me la getto sopra una spalla. Lei spinge e tira, cercando di allontanarsi da me. Non se ne parla. Sono troppo concentrato, troppo deciso. Mi siedo, mettendomela in grembo. Tenendola fra le braccia, vengo travolto da un calore e un desiderio mai provati prima e il mio corpo viene attraversato da una scossa elettrica. Il mio piano era di sculacciarla fino a farle diventare rosso il sedere e lasciarci l’impronta delle mie mani, ma succede qualcosa quando la metto in posizione. Anche mentre mi resiste, il suo corpo tende a curvarsi contro il mio. Mi riempie le mani in modo talmente perfetto da sciogliere un altro po’ il nodo che ho dentro. Sembra… giusto. Come se fosse fatta per stare tra le mie braccia. «Kayla…» «Lasciami andare, White» dice lei, anche se ora non sta urlando. È solo la mia immaginazione o il suo corpo si sta rilassando contro di me? Dio, è così bello, così… dolce. Lo sente anche lei? Non posso essere il solo a rendersi conto di quanto stiamo bene assieme. «Prima dimmi cosa c’è che non va. Perché ce l’hai con me?» le chiedo. Ha colto il fatto che le mie mani le stringono davvero forte i fianchi, o che le mie dita stanno vagando un po’ troppo a lungo sul suo sedere? «Io e Tommy abbiamo rotto» sbuffa. Non mi guarda, ma il suo sedere si muove sopra di me e il mio uccello piange. «Bene.» «Non va bene, razza di stronzo, ed è tutta colpa tua!» Le stringo di nuovo i fianchi, stavolta lasciando che le mie dita affondino nelle morbide rotondità delle sue natiche. «Se non la smetti di muoverti, Kayla, non sarò responsabile di ciò che accadrà.» «E cosa accadrà?» chiede lei, confusa. «So che siamo amici, Ranuncolo, ma sono un uomo e posso sopportare i tuoi contorcimenti attorno al mio cazzo solo fino a un certo punto prima di prendere quello che stai offrendo.» «Quello che sto…? Ma non sto offrendo niente!» sussurra lei, il volto che le avvampa. «Ed è un vero peccato» le rispondo senza pensare. Questi nuovi sentimenti per Kayla mi stanno rimbecillendo. «Ora vuoi dirmi perché il fatto che tu abbia rotto con quello stronzo sarebbe colpa mia?» «Mi hai spinta a dirgli che volevo sposarmi da Ida Sue.» «E allora? È quello che volevi.» «Forse, ma avrei anche dovuto considerare quello che voleva Tommy, e ora il matrimonio è saltato!» «Non avresti mai dovuto fidanzarti con quello stronzo. Non va bene per te, e se è così imbecille da lasciarti perché vuoi sposarti a casa tua, allora tanti saluti al suo stupido culo.» «È facile per te dirlo! Ti sfugge il quadro generale, White!» «Non credo, ma va’ avanti e spiegamelo.» «Ho trent’anni!» «Non hai ancora trent’anni, e comunque non mi stai dicendo niente di nuovo.» «Voglio dei figli!» «Di nuovo…» «Oh, taci! Tommy era la mia possibilità per avere una famiglia e dei figli alla vecchia maniera. Era quello che sognavo, White. Sai bene che non l’ho mai avuto.» «Kayla, tesoro, non hai sessant’anni, hai tempo. E ti posso garantire che, se aspetti, arriverà qualcuno migliore di quel cazzone di Tommy Haynes.» «Ovvio che tu lo dica. Tu sei una prostituta che non vuole figli, e il pensiero di avere una famiglia tua ti terrorizza.» «No. Lo sto dicendo come tuo migliore amico e persona che ti vuole bene.» «White.» «Qualcuno che sa che Tommy Haynes non ti renderebbe felice.» «Mi lasci il culo adesso?» sospira lei, e mi rendo conto che non solo la sto ancora tenendo, ma le mie mani le stanno massaggiando la carne morbida. Non che voglia davvero fermarmi, ma mi obbligo a farlo. Ho bisogno di uscire e schiarirmi le idee, magari anche di andare a letto con qualcuna, perché tenere Kayla in questo modo e toccarla me l’ha fatto venire duro come una cazzo di roccia. «Se proprio devo» le dico, cercando di scherzarci sopra, perché l’ultima cosa che vorrei è lasciarla andare. «Sei uno stronzo.» «Ma mi vuoi bene lo stesso.» «Il più delle volte. Ora, aggiusta la porta e portami fuori a colazione.» «Davvero?» «È il minimo che puoi fare per avermi svegliata.» «Va bene, ma già che usciamo ti comprerò una serratura migliore.» «Mi comprerai ciambelle alla crema bavarese da Caesar.» «E una serratura migliore.» «Come vuoi. Vado a farmi una doccia. Assicurati che la mia porta si chiuda nel frattempo.» «Sì, padrona.» Kayla mi scivola via di dosso e se ne va. Per un attimo rimango incantato a guardarla camminare. Ho dei seri problemi da risolvere. Anzitutto devo capire come ho potuto non notare prima quanto fosse sexy; poi dovrei interrogarmi sul vero motivo per cui non volevo che sposasse Tommy e infine, appena sento l’acqua della doccia iniziare a scorrere, mi rendo conto di avere anche un altro problema. Perché cazzo il mio uccello pulsa al pensiero di vedere l’acqua scorrere lungo il corpo della mia migliore amica? Sono già in piedi e ho fatto tre passi verso il suo bagno prima di rendermene conto e fermarmi. Le cose si sono appena complicate ancora di più.
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