Nei giorni che seguirono, Iva si rifugiò in una tranquilla routine; il mondo al di fuori della sua stanza era solo un’immagine sfocata mentre si concentrava su qualcosa che le sembrava quasi pericoloso: il suo futuro. Sparse gli opuscoli sulla scrivania, piegandoli e aprendo li come se la carta potesse in qualche modo darle coraggio, sfogliando le descrizioni di università, programmi e corsi che un tempo le erano sembrati completamente fuori dalla sua portata.
Fece scorrere il dito sulle parole "Lycan Academy", immaginandosi mentre percorreva i grandi saloni, si allenava, imparava, diventando qualcosa che andava oltre la vita ristretta e controllata che suo padre o il branco avevano progettato per lei. Ogni programma che leggeva offriva una possibilità, un barlume di speranza, eppure ogni sguardo al volto sprezzante di suo padre nei suoi ricordi le ricordava che la speranza aveva un prezzo.
Un pomeriggio arrivò Lori, lasciandosi cadere sulla sedia accanto a lei con un sorriso che non riusciva a nascondere del tutto la sua preoccupazione. "Allora… stai davvero pensando di inviare le domande di ammissione?" le chiese.
Iva esitò, stringendo le dita attorno a un opuscolo. "Sì… ho deciso di seguire il tuo consiglio. Io… devo provarci, anche se lui non è d’accordo."
L’espressione di Lori si fece seria. "Anche se lo facessi, Iva… cosa potrebbe andare storto? E se tuo padre cambiasse idea? Potrebbe…"
"Non credo", rispose rapidamente Iva, con quelle parole che erano più uno scudo che una convinzione. Ma non si sa mai… pensò con amarezza. Il ricordo del suo disprezzo, della sua risata sgarbata, del peso di ferro della sua disapprovazione le bruciava ancora nel petto.
Eppure, nonostante la paura che le rodava dentro, cominciò a raccogliere i moduli, compilando i propri dati con cura, in silenzio, metodicamente. Ogni firma, ogni parola digitata le sembrava di per sé una ribellione, una piccola vittoria contro la vita che le era stata assegnata. Spedì la domanda alla Lycan Academy in segreto, un silenzioso atto di sfida che la emozionava e la terrorizzava in egual misura.
Non possedeva né la mente straordinaria né le capacità eccezionali per seguire le orme di Lori nella medicina, né poteva aspirare alle specializzazioni di vertice che gli Elite occupavano con tanto orgoglio: management, settore bancario, investimenti o i settori finanziari che erano l’invidia dei lupi più ambiziosi. Ma aveva qualcos’altro: determinazione, lucidità e la consapevolezza che anche i ruoli più modesti potevano rivelarsi cruciali se affrontati nel modo giusto.
Optò per l’amministrazione: un campo considerato troppo banale, troppo "poco prestigioso" per la maggior parte delle Élite. Era sicuro, pratico e le avrebbe permesso di ritagliarsi un posto senza dover fare affidamento sul favore di suo padre. E per ora, era abbastanza.
Lori si appoggiò allo schienale, osservando la sua amica in silenzio per un lungo momento. "Hai davvero intenzione di andare fino in fondo, vero?" disse dolcemente.
Iva annuì, premendo le mani contro il tavolo, con il cuore che le batteva forte. "Devo farlo. Anche se lui non dovesse mai acconsentire… anche se il branco non dovesse mai rispettarlo… non posso più stare con le mani in mano. Non lo farò."
Era una dichiarazione sommessa, quasi persa tra i fogli e gli opuscoli, eppure, in qualche modo, nel piccolo rifugio della sua stanza, le sembrò la prima scintilla di fuoco che avesse sentito da anni. Un fuoco che si rifiutava di essere domato da suo padre, dalla tradizione o dalle aspettative del branco.
E nel profondo, Iva provava una strana, trepidante certezza — qualcosa che non riusciva a spiegare, qualcosa di più della speranza — che la vita stesse per esigere da lei più di quanto avesse mai immaginato. Qualcosa che avrebbe potuto cambiare tutto.
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Qualche giorno prima del suo compleanno, Iva era seduta sul letto con Lori appollaiata sul bordo, sfogliando un piccolo taccuino di schizzi e appunti che le due tenevano da anni. La luce del sole filtrava dolcemente attraverso le tende, rendendo la stanza più calda, più tranquilla — anche se il calore che ribolliva dentro Iva suggeriva il contrario.
"Allora… cosa farai per il tuo compleanno?" chiese Lori con nonchalance, anche se i suoi occhi brillavano di curiosità. "Qualche grande programma? Una festa? Regali? Finalmente incontrerai il tuo lupo?"
Iva scosse la testa, sforzandosi di abbozzare un sorriso. "Niente di speciale", mormorò, anche se il cuore le fece un balzo al solo pensiero. Le parole le suonarono piatte persino alle sue stesse orecchie.
"Stai mentendo", disse Lori, sorridendo con aria complice. "Sei emozionata. Te lo leggo negli occhi. Sei entusiasta di incontrare finalmente il tuo lupo, vero?"
Il sorriso di Iva si addolcì, e l’eccitazione che aveva cercato di contenere le sfuggì suo malgrado. "Lo sono… Non posso mentire, Lori. Lo sono. È… è solo che…" La sua voce vacillò mentre faticava a esprimere a parole quella strana combinazione di paura e trepidazione che le si era annidata dentro da settimane. "…è anche terrificante."
"Certo che lo è", disse Lori con dolcezza, lo sguardo caloroso. "È una cosa importante, Iva. Diciotto anni. Il passaggio all’età adulta. Ricevi il tuo lupo: il tuo compagno per tutta la vita. Non è solo una tradizione. È… è magia."
Iva annuì, chiudendo brevemente gli occhi. Ricordava vividamente la prima volta che aveva visto il lupo di Lori, come l’intero essere della sua amica fosse cambiato, una leggerezza, una gioia che sembrava impossibile da contenere. Il legame era stato immediato, innegabile, e vederlo aveva fatto nascere in Iva un desiderio struggente per il proprio compagno.
Più tardi, quella sera, sua madre entrò nella sua stanza, portando un piccolo vassoio con del tè e qualche pasticcino. I suoi occhi erano gentili, dolci e un po’ malinconici.
"Iva", disse Rana, scostando una ciocca di capelli dal viso della figlia, "hai pensato a cosa vorresti fare per il tuo compleanno? Posso renderlo speciale, se vuoi."
Iva scosse di nuovo la testa, ma questa volta la sua voce era più bassa, quasi un sussurro. "Niente… di speciale, mamma."
Non appena le parole le uscirono di bocca, una strana sensazione le attanagliò lo stomaco: un formicolio sottile e inquietante che non riusciva a definire. Era più che nervosismo, più della solita eccitazione di un compleanno. Sentiva la pelle calda, il corpo irrequieto, un battito pulsante che le scorreva nelle vene e le rendeva impossibile stare ferma.
Dopo che sua madre se ne fu andata, si agitò sul letto, premendo le mani sulle cosce mentre sussurrava a se stessa, quasi con paura. "Sta succedendo… vero? I segni…"
Deglutì a fatica, cercando di ricomporsi; il pensiero del lupo che avrebbe incontrato la riempiva sia di meraviglia che di ansia. "Spero… spero che il mio lupo non rimanga deluso da me", sussurrò con voce tremante.
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Il giorno del suo compleanno a scuola trascorse come catene che strisciano sulla pietra. Ogni ora sembrava più pesante della precedente, una lenta tortura fatta di lezioni, bisbigli e risate soffocate. Iva cercò di tenere la testa bassa, ma la figlia del Beta, Ella, glielo rese impossibile, seguendola con commenti taglienti e sorrisi crudeli, mentre i ragazzacci — guidati da Nick — la deridevano senza tregua, lanciandole battute sarcastiche sul suo seno piatto e sul suo comportamento tranquillo.
Stringeva i denti, sforzandosi di camminare a testa alta, di non reagire, ma l’umiliazione le gravava addosso come un peso fisico, e sentiva ogni parola ferirle l’orgoglio.
Fu solo Lori a rendere la giornata sopportabile. Nel cortile vuoto tra una lezione e l’altra, porse a Iva una piccola scatola avvolta con cura. "Buon compleanno in anticipo", le disse dolcemente, con un sorriso malizioso che le aleggiava sulle labbra. "Ti meriti qualcosa di bello dopo la giornata di oggi."
Iva lo aprì e trovò un delicato ciondolo d’oro a forma di lupo, finemente inciso con motivi intricati che sembravano brillare leggermente alla luce del sole. Il cuore le si strinse per la gratitudine. "Grazie, Lori… davvero, ma è troppo…" sussurrò, accarezzando il ciondolo, sentendo come se la fiducia che la sua amica riponeva in lei fosse tangibile.
Quando tornò a casa, le ombre si erano allungate e il cielo era dipinto del dorato tenue della sera. Sua madre la stava aspettando, sorridendo dolcemente, con in mano una piccola torta decorata con candeline semplici.
"Buon compleanno, Iva", disse Rana, con voce gentile e orgogliosa. "Spero che quest’anno ti porti ciò che desideri… e anche di più".
Iva sorrise debolmente, nascondendo il turbinio di nervosismo ed eccitazione che le si accumulava nel petto. Si attardò solo un attimo prima di infilarsi un leggero vestito estivo, lasciando che il morbido tessuto le sfiorasse la pelle, un piccolo conforto contro la tempesta di emozioni che la agitava dentro.
Con l’avvicinarsi della mezzanotte, la famiglia si diresse verso il luogo di trasformazione del branco, lo spazio sacro dove i nuovi lupi venivano iniziati ai loro compagni di vita, dove i legami venivano suggellati sotto lo sguardo silenzioso della luna. L’aria era carica di attesa. Altre famiglie si erano radunate e, come voleva la tradizione, la famiglia dell’Alfa era presente per assistere al risveglio e benedire l’ingresso dei nuovi lupi nel branco.
Il cuore di Iva fece un balzo quando scorse Nick. Era appoggiato con disinvoltura a un albero, un sorrisetto che gli giocava sul volto, gli occhi che le scivolavano addosso con quella stessa arroganza che lo aveva sempre contraddistinto. Il suo sguardo incrociò il suo e, per un attimo, la rabbia divampò così intensamente da fargliela sentire in gola.
Che idiota immaturo, pensò, stringendo i pugni sotto le pieghe del vestito, che mi sorride beffardo come se fossi una specie di scherzo…
Ma prima che potesse soffermarsi ulteriormente su quel pensiero, una strana sensazione di formicolio iniziò a diffondersi nel suo corpo, all’inizio leggera, come la carezza di una brezza sulla pelle. Si irrigidì, con ogni nervo in fiamme. Il calore che le scorreva nelle vene, la pressione irrequieta nel petto, quel leggero battito che aveva notato negli ultimi giorni: tutto si intensificò.
Sta succedendo… sussurrò a se stessa, con un misto di stupore e paura che le stringeva la gola.
L’aria intorno a lei sembrava pulsare al ritmo del suo battito cardiaco, mentre la luce della luna brillava sui suoi capelli e sull’erba sotto i suoi piedi. La sua pelle formicolava di un’energia che non sapeva definire, una forza primordiale che le faceva fremere ogni muscolo del corpo per l’attesa.
Si guardò intorno — l’Alfa, gli anziani del branco, altri lupi che si stavano già trasformando silenziosamente accanto alle loro famiglie — e cercò di concentrarsi, ma il formicolio si diffuse, ora più intenso, esigendo la sua attenzione. Si portò una mano al petto, sentendo il battito rapido e insistente del suo cuore.
È il mio lupo… sta finalmente arrivando…