IV.
Nora mia!
Maestra! maestra tu?... E in un paesello sperduto fra le montagne, ove nessuno ti conosce e forse nessuno può comprenderti ed apprezzarti. La strabiliante notizia me la diede tuo cugino Giulio Bianchi che si incaricò di mandarti la mia lettera la quale era diretta al solito indirizzo; e mi annunciò la notizia del fidanzamento di Yole. Cara quella romantica!!!
Ah mia povera Nora!... Ma no, povera; orgogliosa, orgogliosissima Nora!
Chi ha detto che l’orgoglio è una forza e quindi una virtù?... Può darsi che lo sia qualche volta, poichè lo si è detto, si dice, e si ripete e scrive tutti i momenti.
Ma spessissimo, almeno pare a me, questo signor orgoglio, pomposamente innalzato su l’altare e inchinato e adorato, non è altro che la conseguenza della suscettibilità esagerata. E infatti, non è forse l’esagerazione della suscettibilità che ti ha spinta a lasciare la casa ospitale di tuo zio ed a rinunciare a la vita in comune con tua zia, che fu, fino dall’infanzia, intima amica della tua povera mamma?
Il colonnello si lasciò scappar detto, una, due, tre volte, che egli ha stabilito di lasciare tutto il suo a un istituto di beneficenza. Tu pensi che egli dica questo, per strapparti dal cuore la speranza, caso mai vi avesse messa radice, di ereditare un giorno da lui.
Ti senti offesa; arrossisci e ti ribelli a l’idea di essere tenuta in conto di creatura interessata e calcolatrice; e, tacitamente, fai una coraggiosa decisione; bastare a te stessa; lavorare. Hai nel tiretto il tuo bravo diploma di maestra; puoi concorrere a un posto; lo fai; manco a dirlo, vinci il concorso, e via!
Il colonnello e sua moglie sono strabiliati; non arrivano a comprendere il perchè della inaspettata decisione; ti interrogano, ti pregano, ti supplicano di rimanere con loro. Invano; tu hai deciso, vuoi bastare a te stessa; non ti pare dignitoso il continuare ad essere beneficata, ora che sei nei vent’anni e puoi lavorare.
E te ne vai; sola soletta a la volta di un paese, che prima del concorso, manco sapevi che esistesse; ed eccoti costì a scozzonare fanciulli e fanciulline, tu così colta, così fatta per la società intelligente, per interessare, con la grazia squisita, la nudrita conversazione, la musica, quel tutto insieme che ti ha sempre e dovunque, attirato simpatia e ammirazione.
Rileggo la tua lettera, poi la rileggo ancora per persuadermi che non sogno, per abituarmi a pensarti tanto fuori del tuo ambiente.
Come mai, col tuo buon senso e la facoltà che possiedi in sommo grado di riflettere, hai potuto credere a te dirette le parole del colonnello?... Come non hai pensato, che esse non fossero piuttosto rivolte a sua moglie, perchè non si lusingasse per suo figlio per il quale egli mostrò un affetto e un interessamento più da padre che da padrigno fino al giorno in cui il fanciullo fatto giovane, si rifiutò di darsi a la carriera militare?...
Forse tuo zio, che è duro come un macigno, (sono tue parole) seccato dell’aria desolata della moglie, per sfogare il suo malcontento e forse, per inesplicabile gelosia, avrà buttato fuori quelle malaugurate parole allo scopo di irritare e mortificare. Si sa; tuo zio è soldato; uso a comandare a bacchetta; abituato a pronta, cieca ubbidienza. Un!... due!... marche!..... e se non si marcia guai! Lo sa per prova il suo figliastro, che mi dispiace di non conoscere, perchè io ho una spiccata simpatia per coloro che hanno il coraggio di ribellarsi a la prepotenza. O non fu una prepotenza bella e buona quella di non permettere a quel povero giovine di seguire gli studi al politecnico e di darsi nello stesso tempo allo studio della musica?... al canto?... al pianoforte?...
Io abborro i prepotenti, ma non approvo però le persone eccessivamente suscettibili, che si lasciano annebbiare la ragione ed il cuore dai vapori dell’orgoglio.
Peccato che la mia disapprovazione sia destinata a disperdersi nell’aria senza lasciare la più lieve traccia, come il tenue fumo d’una sigaretta!... Sarebbe bella, che la assennata Nora, avesse da tenere in qualche conto le parole di una pazzerella come me!... Sono io che devo tenere in conto le sue. Non è forse sempre stato così, da che ci siamo conosciute ed eravamo bambine?... Mamma natura ha assegnato a te la parte di consigliarmi, farmi riflettere e magari rimproverarmi; ed a me, quella di ribellarmi quasi sempre a consigli e suggerimenti e rimproveri, ma di arrendermi poi sempre, da quella buona e docile creatura, che, in fin dei conti, nessuno può negare ch’io sia.
Rispondo a tuo cugino, il Signor Giulio Bianchi lo devo ringraziare per la sua lettera. Ma nello stesso tempo gli proibisco di scrivermi ancora. Non è permesso a un giovinotto di tenere corrispondenza con una signorina; almeno così insegna la convenienza, o meglio il pregiudizio o peggio la nostra, troppo spesso, stolta e falsa educazione.
Ti mando un grosso bacio, mia cara, carissima, orgogliosissima Nora.
Tua Ester.