VIII. Dal diario di Nora. qui al castello. Ah che casa triste quel castellaccio bigio, quegli immensi salotti che dentro ci si sente spersi! Un servitore impettito e rigido, quando gli ebbi detto il mio nome, mi fece passare per una sfilata di stanze, fino al salottino particolare della marchesa; un angolo tagliato fuori da un vasto salotto e ridotto a pochi metri quadrati; un nido elegante, dai mobili in istile, le ricche tappezzerie, e tappeti e gingilli di valore. La marchesa, abbandonata su una poltrona a sdraio, con un libro in mano, appena mi vide, mi fissò in volto due occhi dallo sguardo imperioso e duro, in contrasto coi lineamenti perfetti e gentili del viso ancora giovine. «È lei la giovine maestra? — si accontentò di chiedermi. Risposi correttamente con un leggero inchino

