XI. Dal diario di Nora Torno dall’avere desinato in casa del sindaco. Ah che rimpinzimento, che fatica, che umiliazione!... Chi si poteva figurare, domando io, che un desinaretto a la buona, come disse il sindaco invitandomi, a far penitenza in casa sua, doveva poi essere una specie di ribotta?.... Perchè non dire subito: «venga a sedere a la mia tavola per tre ore» che io mi sarei regolata?.... Andai in casa del sindaco credendo di prender parte a un pasto frugale; invece!... Il sindaco mi venne incontro con quella sua aria bonacciona, che davvero non lo si direbbe capace di condannare a la tortura una povera giovine, che non ha mai torto un capello a nessuno. Ma la tortura era preparata sotto la forma di una mensa abbondantemente, grassamente imbandita. Il sindaco, sua moglie, il med

