Michele si svegliò nel suo letto con il sapore di Roberto ancora sulle labbra e segni di denti sul collo che pulsavano dolcemente. I ricordi della sera precedente erano frammentati come specchi rotti: le mani di Roberto che scivolavano sotto la sua camicia, il calore della sua bocca, sussurri in una lingua che non conosceva ma che il suo corpo aveva compreso perfettamente.
Si alzò a fatica, notando che tutti gli orologi della sua casa segnavano orari diversi. Quello della sveglia indicava le sette del mattino, ma quello del soggiorno segnava le undici di sera. Il tempo nella sua vita si stava frantumando sempre di più.
Quando arrivò al laboratorio, trovò un terzo orologio ad aspettarlo.
Questo era diverso dai precedenti: la cassa era di un metallo scuro che sembrava assorbire la luce, e il quadrante era nero come la pece con numeri che brillavano di una luce verdastra. Accanto all'orologio, un biglietto con l'elegante calligrafia di Roberto: "Per il mio talentuoso orologiaio. Con affetto, R."
Michele prese l'orologio con mani tremule. Il metallo era freddo come ghiaccio, ma nel momento in cui lo toccò, iniziò a scaldarsi, pulsando come un cuore vivo. Le lancette segnavano le quattro e trentatré, e stavano già iniziando il loro movimento all'indietro.
"Sempre puntuale," disse una voce alle sue spalle.
Michele si voltò di scatto. Roberto era appoggiato alla porta, vestito completamente di nero. Oggi c'era qualcosa di diverso in lui: i suoi movimenti erano ancora più fluidi, i suoi occhi più penetranti, come se quello che era successo tra loro la sera prima lo avesse in qualche modo potenziato.
"Roberto," disse Michele, e il nome gli uscì dalla bocca come una carezza. "Non ti ho sentito entrare."
Roberto si avvicinò con quella grazia felina che faceva impazzire Michele. "Stai iniziando a perdere il controllo sui sensi temporali. È normale dopo... quello che abbiamo condiviso ieri sera."
Michele sentì il calore salirgli alle guance. I ricordi di Roberto che lo baciava contro il bancone del laboratorio, delle sue mani esperte che esploravano il suo corpo, erano vividi ma al tempo stesso sfuggenti, come se fossero stati filtrati attraverso un sogno erotico.
"Cosa mi stai facendo?" chiese, la voce roca di desiderio e paura.
Roberto si fermò a pochi centimetri da lui, alzando una mano per accarezzare il livido sul collo di Michele. "Ti sto svegliando. Il tuo vero potere è sempre stato lì, dormiente. Gli orologi sono solo il catalizzatore."
"E questo?" Michele alzò il terzo orologio. "Quanto potere nasconde?"
Roberto sorrise, quel sorriso pericoloso che faceva tremare le ginocchia di Michele. "Quello è speciale. È l'orologio che apparteneva al mio trisnonno. È collegato direttamente alla fonte del nostro... dono di famiglia."
Michele aprì la cassa posteriore dell'orologio. Il meccanismo interno era ancora più complesso dei precedenti: gli ingranaggi sembravano muoversi in dimensioni che l'occhio faticava a seguire, e dal centro emanava una luce pulsante che faceva male guardare direttamente.
"Roberto," disse Michele, la voce che si faceva più bassa, più intima, "dimmi la verità. Cos'è la tua famiglia?"
Roberto si posizionò dietro di lui, il petto contro la sua schiena, le mani che si posarono sui suoi fianchi. "Siamo custodi del tempo, Michele. Esistiamo negli spazi tra i secondi, nei respiri tra un battito cardiaco e l'altro. E ora anche tu stai diventando uno di noi."
Michele sentì i brividi percorrergli la colonna vertebrale. "Uno di voi?"
"Guarda i tuoi occhi," sussurrò Roberto all'orecchio di Michele.
Michele alzò lo sguardo verso il piccolo specchio che teneva sul bancone per controllare la precisione del suo lavoro. I suoi occhi castani stavano lentamente cambiando colore, diventando di un azzurro profondo, simile a quello di Roberto.
"Impossibile," mormorò.
"Ogni orologio che ripari per me ti lega di più al tempo fluido. E ogni volta che ci tocchiamo..." Roberto gli mordicchiò delicatamente il lobo dell'orecchio, "acceleriamo il processo."
Michele gemette sottovoce, appoggiandosi contro il corpo caldo di Roberto. "È questo che vuoi? Trasformarmi?"
"Voglio che tu sia libero," sussurrò Roberto, le sue mani che iniziarono a slacciare lentamente i bottoni della camicia di Michele. "Libero dai limiti del tempo lineare, libero di esistere in tutti i momenti contemporaneamente."
Le mani esperte di Roberto scivolarono sulla pelle nuda del petto di Michele, accarezzando i capezzoli fino a farli indurire. Michele si abbandonò completamente a quelle sensazioni, dimenticando tutto tranne il calore del corpo dietro di lui.
"Roberto," gemette, "cosa succede agli altri? Alle persone normali?"
Roberto si fermò per un momento. "Cosa intendi?"
"I miei clienti, i miei vicini. Se il tempo si distorce così tanto intorno a me, cosa succede a loro?"
Michele sentì Roberto irrigidirsi leggermente dietro di lui. "È un prezzo necessario per l'evoluzione."
"Che tipo di prezzo?"
Roberto non rispose immediatamente. Invece, fece girare Michele tra le sue braccia, guardandolo dritto negli occhi che stavano cambiando colore. "Ti amo, Michele. Dal momento in cui ti ho visto, ho saputo che eri speciale. Che eri destinato a essere mio."
"Roberto..."
Ma Roberto lo interruppe con un bacio appassionato, la sua lingua che si insinuava nella bocca di Michele con una dolcezza che contrastava con la forza delle sue mani sui suoi fianchi. Michele si sciolse in quel bacio, lasciando che Roberto lo spingesse contro il bancone del laboratorio.
"Voglio te," sussurrò Roberto contro le sue labbra, "ora. Qui."
Le mani di Roberto iniziarono a slacciare la cintura di Michele, mentre la sua bocca scendeva lungo il collo, succhiando e mordicchiando la pelle sensibile. Michele gettò la testa all'indietro, perdendosi nelle sensazioni che Roberto stava risvegliando nel suo corpo.
Fu allora che sentì il primo grido.
Un grido disperato che veniva dalla strada, seguito da altri. Michele cercò di concentrarsi, di resistere alla nebbia di piacere che Roberto stava creando intorno a lui.
"Roberto, fermati," disse, spingendolo via delicatamente. "C'è qualcosa che non va."
Corse alla finestra e guardò fuori. La scena che vide lo fece impallidire.
Le persone per strada si muovevano in maniera frammentata, come se fossero intrappolate in un film che saltava fotogrammi. Alcuni camminavano al rallentatore, altri a velocità tripla. Una donna anziana era completamente ferma, come una statua, mentre un bambino correva così veloce da essere solo una sfuocatura.
"Dio mio," sussurrò Michele. "Cosa sta succedendo?"
Roberto si avvicinò alle sue spalle, riallacciandosi la camicia con calma. "Il tempo sta reagendo alla nostra... connessione. È temporaneo."
"Temporaneo? Quella gente sta soffrendo!"
"È necessario, Michele. Per completare la tua trasformazione."
Michele si voltò, guardando Roberto con occhi che stavano rapidamente diventando blu. "Quante persone moriranno per la mia trasformazione?"
Roberto non rispose, ma il suo silenzio fu eloquente quanto qualsiasi confessione.
E Michele, nonostante l'orrore di quello che stava vedendo, sentì una parte oscura di sé stesso sussurrare che forse, forse ne sarebbe valsa la pena.
Quel pensiero lo terrorizzò più di qualsiasi alterazione temporale.