Capitolo 5 - Il Tempo si Ferma

1116 Words
Michele non riuscì a dormire quella notte. Le immagini delle persone intrappolate in flussi temporali diversi lo ossessionavano, ma ciò che lo tormentava di più era la parte di sé che aveva provato eccitazione nel vedere quel potere in azione. I suoi occhi ora erano completamente blu, identici a quelli di Roberto, e quando si guardava allo specchio vedeva un estraneo che lo fissava. Il laboratorio era immerso in un silenzio innaturale. Tutti gli orologi si erano sincronizzati su un ritmo lento e ipnotico, come il battito di un cuore gigantesco. Il terzo orologio di Roberto giaceva ancora smontato sul bancone, i suoi ingranaggi impossibili che brillavano di luce verdastra nell'oscurità. Alle tre del mattino - almeno secondo l'orologio che sentiva di più dentro di sé - Roberto apparve. Non entrò dalla porta. Semplicemente... fu lì, materializzandosi dall'ombra come se fosse sempre esistito in quello spazio. "Non riesci a dormire," disse, non una domanda ma una constatazione. Michele non si voltò. Continuò a fissare gli ingranaggi sparpagliati. "Dimmi chi sei veramente, Roberto. E non mentirmi più." Roberto si avvicinò lentamente, i suoi passi che non producevano alcun suono. "Sono quello che tu stai diventando. Un essere che esiste al di fuori del flusso lineare del tempo." "E prima? Quando eri umano?" Un lungo silenzio. "Non sono mai stato umano, Michele. Non nel senso che intendi tu." Michele si voltò finalmente. Roberto indossava solo una camicia bianca aperta e pantaloni scuri, i suoi capelli neri in disordine come se avesse appena fatto l'amore. Ma i suoi occhi... i suoi occhi brillavano di una luce che non apparteneva a questo mondo. "Cosa sei?" "Sono il guardiano di una famiglia di orologi che esistono da prima che il tempo stesso prendesse forma. Sono nato dalla necessità del tempo di avere un custode, un amante, qualcuno che potesse danzare con la sua eternità senza essere distrutto." Roberto si sedette sul bordo del bancone, le gambe leggermente divaricate, un invito silenzioso. "E tu, Michele, sei il primo essere umano in secoli ad avere la capacità di diventare come me." "Perché io?" Roberto sorrise, alzando una mano per accarezzare il viso di Michele. "Perché hai sempre sentito il tempo diversamente. Fin da bambino, vero? Sapevi sempre che ora era senza guardare l'orologio. Potevi sentire i minuti scorrere nelle tue vene." Era vero. Michele annuì lentamente. "Tuo nonno lo sapeva," continuò Roberto. "Per questo ti ha lasciato questo laboratorio. Sperava che un giorno qualcuno come me ti avrebbe trovato." "Mio nonno conosceva te?" "Conosceva la mia famiglia. Conosceva la natura degli orologi che riparava per noi. Ma non aveva il dono. Era solo un custode temporaneo." Roberto si alzò, avvicinandosi fino a quando i loro corpi quasi si toccarono. "Tu sei il prescelto, Michele. L'unico che può completare la trasformazione senza perdere la sanità mentale." Michele sentì il calore emanare dal corpo di Roberto, quel profumo di sandalo e eternità che lo faceva impazzire. "E le persone per strada? Quelle che hai condannato per la mia trasformazione?" "Si riprenderanno," disse Roberto, le sue mani che si posarono sui fianchi di Michele. "Quando sarai completamente trasformato, il tempo si stabilizzerà intorno a noi. Saranno libere." "E se non completo la trasformazione?" Gli occhi di Roberto si fecero più scuri. "Allora moriranno tutte. Il tempo continuerà a frammentarsi finché non rimarrà nulla." Michele sentì un brivido di terrore ed eccitazione. "Quindi non ho scelta." "Hai sempre una scelta, amore mio," sussurrò Roberto, la sua bocca a pochi millimetri da quella di Michele. "Puoi scegliere di accettare il tuo destino e diventare immortale al mio fianco, o puoi resistere e guardare il mondo bruciare nel caos temporale." "Che tipo di scelta è?" "L'unica che conta," mormorò Roberto, prima di catturare le labbra di Michele in un bacio che sapeva di eternità e peccato. Michele si sciolse in quel bacio, le sue mani che si aggrapparono alla camicia aperta di Roberto. Sentiva la trasformazione accelerare dentro di lui, ogni cellula del suo corpo che vibrava in sintonia con qualcosa di antico e potente. Roberto lo spinse contro il bancone, le sue mani che iniziarono a spogliarlo con movimenti fluidi e sicuri. "Voglio mostrarti cosa significa esistere al di fuori del tempo," sussurrò contro il collo di Michele. "Roberto..." "Ssh," lo zittì Roberto, mordendogli delicatamente la clavicola. "Lascia che ti mostri l'eternità." Le mani di Roberto erano ovunque: scivolavano lungo il petto nudo di Michele, accarezzavano i suoi fianchi, si insinuavano tra le sue gambe con una sicurezza che parlava di secoli di esperienza. Michele gemette, abbandonandosi completamente alle sensazioni che Roberto stava risvegliando nel suo corpo. "Guarda," sussurrò Roberto, facendo voltare Michele verso gli orologi del laboratorio. Michele spalancò gli occhi. Tutti gli orologi si erano fermati. Le lancette erano immobili, sospese in un momento eterno. Il mondo intero sembrava trattenere il respiro. "Il tempo si ferma quando facciamo l'amore," spiegò Roberto, le sue mani che continuavano la loro esplorazione. "È il nostro dono e la nostra maledizione." Roberto lo fece sedere sul bancone, posizionandosi tra le sue gambe. I loro corpi si mossero insieme in un ritmo antico, più vecchio del tempo stesso. Michele sentì ogni barriera tra sé e l'eternità dissolversi mentre Roberto lo possedeva completamente, fisicamente e spiritualmente. "Sei mio," gemette Roberto mentre i loro corpi si univano in un crescendo di passione. "Mio per sempre." "Sì," ansimò Michele, perdendosi nel piacere che Roberto stava donandogli. "Tuo." Nel momento del c****x, Michele sentì qualcosa spezzarsi definitivamente dentro di lui. La sua umanità si frantumò come vetro, sostituita da qualcosa di più grande, più eterno. I suoi occhi non erano più solo blu: ora brillavano della stessa luce soprannaturale di quelli di Roberto. Quando finalmente si separarono, entrambi tremanti e sudati, Michele guardò di nuovo gli orologi. Stavano ricominciando a muoversi, ma ora seguivano un ritmo che lui controllava. Poteva sentire ogni ingranaggio, ogni battito, ogni secondo che scorreva attraverso le sue vene. "Ora sei uno di noi," sussurrò Roberto, baciandolo dolcemente. "Un guardiano del tempo." Michele sorrise, e per la prima volta da giorni, si sentì completo. "E adesso?" Roberto indicò il terzo orologio ancora smontato. "Ora ripariamo l'ultimo orologio. Quello che aprirà il portale verso la dimensione temporale dove vivremo insieme." "Per sempre?" Roberto lo baciò ancora, un bacio che sapeva di promesse eterne. "Per sempre, amore mio. Al di fuori del tempo, dove nessuno potrà mai separarci." Michele guardò gli ingranaggi impossibili dell'ultimo orologio, sentendo il loro richiamo nelle ossa. Si alzò dal bancone, ancora nudo, e iniziò a lavorare con mani che ora sapevano esattamente cosa fare. Dietro di lui, Roberto osservava con un sorriso soddisfatto. Il mondo poteva anche bruciare nel caos temporale. Loro avevano trovato il loro paradiso eterno.
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