Capitolo 6 - Ingranaggi Spezzati

1144 Words
Michele si svegliò con il sapore del sangue in bocca. Per un momento non capì dove fosse o cosa fosse successo. Poi i ricordi tornarono a ondate: Roberto che lo possedeva sul bancone del laboratorio, la sensazione di perdere la sua umanità, la trasformazione che si completava nelle sue vene come fuoco liquido. Ma c'era qualcos'altro. Qualcosa che non quadrava. Si alzò dal pavimento del laboratorio - quando si era addormentato lì? - e guardò fuori dalla finestra. Il sole era alto nel cielo, ma la sua luce aveva una qualità strana, quasi vibrante. E le persone per strada... Michele spalancò gli occhi inorridito. I passanti non si muovevano più in flussi temporali frammentati. Si muovevano all'indietro. Letteralmente. Camminavano all'indietro, parlavano all'indietro, le loro vite si svolgevano in una sequenza invertita che faceva male guardare. "Roberto!" gridò, voltandosi verso il laboratorio. Ma Roberto non c'era. Il terzo orologio giaceva completato sul bancone, i suoi ingranaggi che giravano in perfetta sincronia, emanando una luce pulsante che sembrava risucchiare la luce dal resto della stanza. Sul bancone, accanto all'orologio, c'era un biglietto scritto con l'elegante calligrafia di Roberto: "Mio caro Michele, il portale è quasi aperto. Ci sono ancora alcuni... dettagli da sistemare. Torno stasera a mezzanotte. Con tutto il mio amore eterno, R." Michele stropicciò il biglietto, la rabbia che gli cresceva nel petto. Dettagli da sistemare? Le persone là fuori stavano vivendo le loro vite al contrario, e lui lo chiamava dettagli? Il campanello d'ingresso suonò, facendolo trasalire. Michele si voltò, aspettandosi di vedere un altro cliente intrappolato nel caos temporale. Invece, sulla soglia c'era una donna anziana con capelli bianchi e occhi di un verde penetrante che sembravano vedere attraverso la sua anima. "Signor Santini," disse la donna con voce ferma, "dobbiamo parlare." "Il negozio è chiuso," disse Michele, ma le parole gli uscirono di bocca con una voce che non riconosceva - più profonda, con un'eco soprannaturale. "Lo so cosa sta succedendo a lei, ragazzo," disse la donna, entrando senza invito. "E so cosa deve fare per fermarlo." Michele la guardò più attentamente. C'era qualcosa di familiare in lei, qualcosa che gli ricordava... "Lei conosceva mio nonno," disse improvvisamente. La donna annuì. "Elena Marchetti. Ero la sua... consulente per questioni particolari. E ora sono qui per lei." "Non capisco." Elena si avvicinò al bancone, guardando il terzo orologio con un'espressione di disgusto e paura. "Questo orologio non dovrebbe esistere. È l'Orologio del Dominatore, l'ultimo della collezione dei Caravelli. Quello che apre il portale verso la Dimensione Temporale Primordiale." "Roberto me l'ha spiegato. È la nostra via di fuga verso l'eternità." Elena lo guardò con pietà. "Ragazzo, Roberto la sta usando. L'Orologio del Dominatore non apre un portale verso il paradiso. Apre un portale che permetterà ai Caravelli di invadere la nostra dimensione temporale e divorarla completamente." Michele sentì qualcosa di freddo formarglisi nello stomaco. "Cosa intende?" "I Caravelli non sono guardiani del tempo. Sono parassiti temporali. Esistono nutrendosi delle linee temporali di altri esseri. Roberto non la ama, Michele. La sta preparando come sacrificio per aprire il portale definitivo." "Mente," disse Michele, ma la sua voce tremava. "Guardi fuori dalla finestra," disse Elena. "Quelle persone che vivono all'indietro? Stanno venendo consumate. Le loro linee temporali vengono divorate dall'Orologio del Dominatore. E quando sarà completamente carico, Roberto la userà per completare il rituale." Michele si voltò verso la finestra. Ora che ci faceva caso, poteva vedere che le persone per strada stavano diventando sempre più trasparenti, come se stessero lentamente svanendo dall'esistenza. "Come fermare tutto questo?" chiese, la voce roca. Elena prese una piccola scatola dalla sua borsa. All'interno c'era un ingranaggio d'oro puro, inciso con simboli che sembravano muoversi sulla superficie. "Questo è un Ingranaggio di Blocco. Se lo inserisce nell'Orologio del Dominatore, bloccherà il portale e invertirà il processo. Ma..." Elena esitò. "Ma?" "Ma la ucciderà. La sua essenza è ormai troppo legata agli orologi di Roberto. Distruggere il portale significherà distruggere sé stesso." Michele prese l'ingranaggio, sentendone il peso soprannaturale nelle sue mani. "E se non faccio nulla?" "Allora la nostra dimensione temporale verrà consumata completamente. Ogni persona che è mai esistita, che esiste ora, o che esisterà mai, verrà divorata dai Caravelli. L'intero universo diventerà una linea temporale morta." Michele guardò di nuovo fuori dalla finestra. Una bambina stava camminando all'indietro verso la strada, i suoi genitori troppo trasparenti per fermarla. In pochi secondi sarebbe stata investita da un'auto che guidava in retromarcia. Senza pensare, Michele corse fuori e afferrò la bambina, portandola sul marciapiede. Ma quando la toccò, sentì parte della sua essenza temporale fluire in lei, stabilizzandola. La bambina smise di muoversi all'indietro e lo guardò con occhi confusi ma grati. "Grazie, signore," disse con una vocina. Michele tornò nel laboratorio, il cuore che gli martellava nel petto. Elena lo stava aspettando con un'espressione compassionevole. "Ora capisce," disse dolcemente. "Lei ha ancora un cuore umano, nonostante la trasformazione. È questo che la rende speciale. È questo che Roberto non ha previsto." Michele strinse l'Ingranaggio di Blocco nella mano. "Quando devo farlo?" "Prima che Roberto torni. Prima di mezzanotte. Una volta che il portale sarà completamente aperto, sarà troppo tardi." In quel momento, la porta si aprì. Roberto entrò con la sua solita grazia felina, ma c'era qualcosa di diverso in lui. I suoi occhi blu brillavano di una luce più intensa, più affamata. "Elena," disse con voce che non mostrava sorpresa. "Dovevo immaginare che saresti venuta a rovinare i miei piani." "Roberto," rispose Elena con freddezza. "È finita. Michele conosce la verità." Roberto si voltò verso Michele, il suo viso che si trasformò in un'espressione di dolore ferito. "Michele, amore mio, non crederai alle bugie di questa vecchia strega, vero?" Michele guardò Roberto, l'uomo che aveva amato, che lo aveva trasformato, che gli aveva fatto credere di essere speciale. "È vero? Sono solo un sacrificio per te?" Roberto esitò un attimo di troppo. "Ti amo, Michele. Tutto quello che ho fatto è stato per noi." "Rispondi alla domanda," disse Michele, la voce che si faceva più dura. Roberto sospirò, e quando parlò di nuovo, tutta la tenerezza era scomparsa dalla sua voce. "L'amore è un lusso che esseri come me non possono permettersi. Ma se ti consola, sei stato il più... piacevole dei miei sacrifici." Michele sentì il cuore spezzarglisi nel petto. "Bastardo." Roberto sorrise, ma ora il sorriso era freddo e predatorio. "E ora, mio caro ex amante, è tempo di completare il rituale." Roberto alzò una mano, e Michele sentì un potere terribile investirlo, paralizzandolo. L'Ingranaggio di Blocco gli scivolò dalle dita e rotolò sul pavimento. "Elena!" gridò Michele, ma la donna anziana era già collassata, troppo debole per resistere al potere di Roberto. Roberto si avvicinò all'Orologio del Dominatore, iniziando a cantare in una lingua che faceva sanguinare le orecchie di Michele. Il portale stava per aprirsi. E Michele era l'unico che poteva fermarlo.
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