Il canto di Roberto risuonava nel laboratorio come un lamento di morte, ogni sillaba che faceva vibrare la realtà stessa. L'Orologio del Dominatore pulsava sempre più forte, i suoi ingranaggi impossibili che giravano in dimensioni che l'occhio umano non poteva comprendere. Una crepa si stava aprendo nell'aria sopra l'orologio, e attraverso quella ferita nella realtà Michele poteva intravedere qualcosa che lo fece gelare: un vuoto affamato, popolato da ombre che si muovevano come parassiti temporali in cerca di nuove dimensioni da divorare.
Michele lottò contro la paralisi che Roberto gli aveva imposto, sentendo i suoi muscoli bruciare per lo sforzo. L'Ingranaggio di Blocco era a pochi metri da lui, ma poteva anche trovarsi su un altro pianeta per quanto riusciva a raggiungerlo.
"Lotta pure, mio caro Michele," disse Roberto senza smettere di cantare, la sua voce che ora aveva armoniche multiple, come se parlassero più esseri contemporaneamente. "Il tuo potere viene da me. Non puoi usarlo contro di me."
Ma Roberto si sbagliava. Michele sentiva ancora quel frammento di umanità che Elena aveva riconosciuto in lui, quella parte che si rifiutava di arrendersi. E in quella parte di sé, trovò una forza che non veniva dagli orologi maledetti.
Con un urlo di puro sforzo di volontà, Michele spezzò la paralisi abbastanza da gettarsi verso l'Ingranaggio di Blocco. Le sue dita si chiusero intorno al metallo dorato proprio mentre Roberto si voltava, i suoi occhi che ora brillavano di una luce che non apparteneva a nessun mondo conosciuto.
"Impossibile," sibilò Roberto, interrompendo il canto. "La tua essenza è mia!"
"Non tutta," ansimò Michele, trascinandosi verso l'Orologio del Dominatore. "Hai dimenticato una cosa importante, Roberto."
"E cosa sarebbe?"
Michele sorrise attraverso il dolore. "Che io sono un vero orologiaio. E so come distruggere ciò che ho creato."
Roberto si mosse verso di lui con velocità soprannaturale, ma Michele era già all'orologio. Con le mani tremule, iniziò ad aprire la cassa posteriore, rivelando il meccanismo che pulsava di vita maligna.
"Se distruggi quell'orologio, morirai," disse Roberto, la sua voce che tornò improvvisamente tenera, seducente. "Michele, amore mio, non farlo. Possiamo ancora stare insieme. Posso cambiarti di nuovo, renderti completamente come me. Non dovrai mai più preoccuparti degli umani mortali."
Michele esitò. Una parte di lui, quella parte trasformata che ora esisteva al di fuori del tempo lineare, fu tentata da quelle parole. Essere libero dalla moralità, dal peso della coscienza, dall'amore per esseri destinati comunque a morire...
Ma poi guardò Elena, collassata sul pavimento, e pensò alla bambina che aveva salvato pochi minuti prima. Pensò a tutti gli innocenti che stavano venendo consumati dall'avidità temporale dei Caravelli.
"Ti ho amato," disse Michele, guardando Roberto negli occhi. "Ti ho amato davvero. Ma non posso permettere che tu distrugga tutto."
"Michele, no!"
Michele inserì l'Ingranaggio di Blocco nel cuore dell'Orologio del Dominatore.
L'effetto fu immediato e devastante. L'orologio iniziò a emettere un suono acuto, quasi umano, come un grido di agonia. I suoi ingranaggi iniziarono a girare in direzioni opposte, creando una dissonanza meccanica che fece tremare tutto il laboratorio.
Roberto urlò, un suono che non apparteneva a nessuna creatura terrestre. Il suo corpo perfetto iniziò a distorcersi, rivelandone la vera natura: non era più l'uomo bellissimo che aveva sedotto Michele, ma qualcosa di antico e terribile, un amalgama di ombre e vuoto che si nutriva del tempo stesso.
"Hai distrutto tutto!" urlò Roberto mentre il suo corpo si frantumava come vetro nero. "Eravamo destinati a stare insieme per l'eternità!"
"No," disse Michele, sentendo la sua stessa essenza iniziare a disfarsi mentre l'Ingranaggio di Blocco consumava tutto il potere temporale nel laboratorio. "Eravamo destinati a questo momento. Questo era l'unico finale possibile."
Il portale sopra l'orologio iniziò a chiudersi, risucchiando indietro le ombre affamate che stavano per invadere la loro dimensione. Michele poteva sentire il tempo stesso che si riequilibrava, le linee temporali che tornavano al loro flusso naturale.
Roberto fece un ultimo, disperato tentativo di raggiungerlo, le sue mani che si allungavano come artigli d'ombra. "Se devo morire, morirai con me!"
Ma in quell'ultimo momento, Elena si alzò dal pavimento. La vecchia donna alzò le mani e pronunciò parole in una lingua antica, creando una barriera di luce pura che bloccò Roberto.
"Il tuo regno di terrore è finito, Caravelli," disse Elena con voce che risuonava di potere. "Questa dimensione è protetta."
Roberto emise un ultimo grido di rabbia e frustrazione prima di dissolversi completamente, risucchiato nel portale che si chiudeva. Le sue ultime parole echeggiarono nel laboratorio: "Ti amerò per sempre, Michele. Anche nella morte."
L'Orologio del Dominatore esplose in una cascata di luce dorata. Michele sentì ogni fibra del suo essere attraversata da quella luce purificatrice, che bruciava via tutto il potere temporale che Roberto aveva piantato in lui. I suoi occhi tornarono al loro marrone naturale, i suoi sensi temporali si affievolirono fino a diventare normali.
Ma il prezzo era alto. Michele sentiva la sua forza vitale drenarsi insieme al potere soprannaturale. Elena aveva ragione: distruggere l'orologio lo stava uccidendo.
Si lasciò cadere sul pavimento, il respiro che si faceva sempre più faticoso. Elena si inginocchiò accanto a lui, le lacrime che le rigavano il viso rugoso.
"Hai salvato tutti," sussurrò la donna. "Sei un eroe, Michele."
Michele sorrise debolmente. "Non mi sento un eroe. Mi sento solo... stanco."
"Riposa," disse Elena dolcemente, prendendogli la mano. "Hai fatto abbastanza."
Michele guardò i resti dell'Orologio del Dominatore, ormai ridotto a polvere dorata che brillava nella luce del tramonto. Tutti gli altri orologi del laboratorio avevano ripreso a funzionare normalmente, il loro ticchettio che creava una sinfonia di vita e ordine temporale.
"Elena," sussurrò Michele con le ultime forze. "Le persone per strada... stanno bene?"
Elena guardò fuori dalla finestra e sorrise attraverso le lacrime. "Stanno tornando normali. Le loro linee temporali si stanno riparando. Li hai salvati tutti."
Michele chiuse gli occhi, sentendosi finalmente in pace. Aveva perso l'uomo che amava, aveva scoperto che quello che credeva amore era solo manipolazione, ma aveva salvato l'umanità intera. Era un prezzo che valeva la pena pagare.
"Nonno," mormorò, "spero che tu sia orgoglioso di me."
Nel momento in cui perse conoscenza, Michele sentì il suono dolce e familiare di tutti gli orologi del laboratorio che battevano all'unisono, come un ultimo addio dal tempo stesso.