14.

939 Words
Le porte dell'ascensore si aprono e due gruppi di uomini, in giacca nera e quelli che sembrano occhiali neri da sole all'ultimo grido, fanno il loro ingresso all'interno del piano. La luce degli ascensori li illumina da dietro, ma nella penombra riesco a vedere i loro volti arcigni e di ghiaccio, privi di qualunque inclinazione ed emozione. Tengono in mano dei fucili automatici, AK-47, UZI, M16. Sono un gruppo etnicamente eterogeneo di uomini; riconosco un asiatico con un lungo codino legato e un uomo di colore piuttosto alto. Non ho mai visto niente di simile, ne ho mai sentito parlare di un gruppo o organizzazione che corrisponda a questa descrizione. Inesorabilmente gli uomini escono dagli ascensori e si dispongono a ventaglio; li osservo attonita e paralizzata. Devo agire! I miei muscoli si tendono pronta per darmela a gambe, quando il terrore mi attraversa. L'ultimo uomo che esce dall'ascensore è un ragazzo alto e biondo. Parte del viso è coperto dagli occhiali da sole, ma riconosco i lineamenti del volto. Lo osservo solo due secondi, ma la sensazione che scatena è così potente, che cancella dentro di me ogni ragionevole dubbio. 《John...》il nome di mio fratello esce dalla mia bocca come un sussurro, una verità alla quale neanche io voglio credere. Non ho tempo di pensare. Il gruppo di uomini disposti a ventaglio di fronte a me, alzano le loro automatiche pronti a fare fuoco. Scappa Jennifer! Corro verso le finestre, schivando divisori e tavoli da lavoro, mentre una pioggia di proiettili mi esplode intorno. Sento il cuore battere all'impazzata, mentre mi lancio dietro una fila di mobili proprio davanti alle finestre da cui sono entrata. Cazzo! Come farò a mettermi in salvo da questa situazione? Afferro il mio UZI nove millimetri, tolgo la sicura, e tento un diversivo facendo esplodere una raffica di colpi in direzione degli avversari. Non ne sono per nulla intimoriti! Rispondono al fuoco inondando la mia posizione di proiettili, con delle raffiche precise e molto organizzate; mi mancano di poco! Cristo!...Ho paura! I colpi di Kalashnikov hanno mandato totalmente in frantumi le finestre dietro di me; mi copro per evitare che i frammenti mi possano ferite. Devo reagire o qui ci resto secca! Afferro una granata e gli tolgo la spoletta. La lancio dopo qualche secondo...sento quegli uomini che urlano. Ora...devo correre! Corro verso la finestra, mentre mi armo della pistola con l'arpione da scalata. Senza pensarci due volte mi lancio dalla finestra nel vuoto. L'ultima cosa che sento è la deflagrazione della mia granata Mills, che devasta l'interno del piano. Dopo di che la caduta libera nel vuoto, da più di sessanta metri di altezza. In questi millisecondi mi passano per la testa decine di fotogrammi di pensieri. Io da bambina che gioco sulla spiaggia di Manly con zio Jeff e mio fratello, le coccole della zia Beth quando mi mancava la mamma, le molte serate passate a passeggiare sulla baia con Antony...e poi adesso John! No!! Devo reagire! Mentre sto cadendo sparo l'arpione verso le balconate del grattacielo; se manco il colpo sono morta! Sento la corda tendersi...l'arpione si è agganciato. Sto cadendo ad alta velocità, e la frizione del mulinello che ritira o estrae la corda, non riesce a frenare il mio peso. Se non riuscirò a rallentare prima di raggiungere il terreno sottostante, mi sfracellerò in mille pezzi. Sento la corda che è in fortissima tensione, comincia a sfilacciarsi...forse si romperà! I piani passano l'uno dopo l'altro, ma la mia caduta inizia a rallentare. Raggiungo il terreno senza rompermi niente; rotolo a terra molte volte come mi hanno insegnato in addestramento, per disperdere l'energia del volo di venti piani. Compio un respiro profondo, e mi tremano le gambe a causa della folle scelta che ho appena compiuto. La prima cosa che mi viene in mente è di guardare su, verso l'ultimo piano, ma non vedo niente e nessuno. Adesso devo darmela a gambe. 《Jennifer...agente Smith...tutto bene? Per Dio rispondimi!》 《Ratto tutto bene! Sono viva e sono sotto il grattacielo della UTS.》 《Dio che paura ho avuto Jennifer!》  a chi lo dici ratto! Non voglio guardare ma credo di aver bisogno di un paio di mutandine pulite! 《Ratto torno alla base! Forse c'è un gruppo di uomini armati fino ai denti che mi insegue! Devo correre...chiudo!》 《Fai attenzione Jennifer...ti prego. A dopo!》 Trovo la moto, salgo e parto a grande velocità. Il vento mi fischia tra i capelli; non seguo più nessuna regola, e passo un paio di incrocu con il semaforo rosso. Vado di molto sopra il limite di velocità; ho l'adrenalina al massimo...mi devo calmare! Prendo per il parco botanico e e percorro Elizabeth Street, cercando di rallentare sia la moto che il battito del mio cuore. Arrivo fino a Potts Point sulla baia, nei pressi di dove partono i traghetti. Devo fermare la moto, poichè non riesco più a guidare, la tensione è troppa. Parcheggio e scendo, ma dopo due passi sento le forze abbandonarmi e mi inginocchio a terra. Scoppio in lacrime; forse l'auricolare è acceso e ratto mi sta ascoltando, forse la polizia mi sta inseguendo, ma non me ne importa niente! Nella testa ho ancora la caduta dal palazzo dell'università e quel ragazzo alto dai capelli biondi. 《John!》 ripeto a me stessa quel nome, ma non può essere vero. John se ne è andato per sempre...non poteva essere lui. Piango a dirotto, non riuscendo a trattenere le lacrime. Rimango in questo stato almeno cinque minuti, poi scuoto la testa. Sei una stupida Jennifer!...non sei una professionista! Torna alla base adesso! Vai!
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