IIAlle ore 21 e 30 per me era già pieno giorno. I ricordi di quel pomeriggio continuavano a braccarmi, una serie di flashback che non mi lasciava la possibilità di ragionare sul presente. Ero sveglio e ancora piuttosto elettrizzato ma non avevo comunque alcuna voglia di occuparmi delle faccende di casa, sopraffatto da una forma di atavica pigrizia e di una filosofia di vita sintetizzabile in un “fai domani quello che potresti fare oggi” che mi impediva di lasciare quel giaciglio su cui mi ero stravaccato un’oretta prima. Il mio stomaco iniziò però a inviarmi chiari segni di malcontento, un disagio al quale cercai di rimediare mettendo sul fuoco una pentola d’acqua in cui avrei poi immerso un paio di etti di spaghetti da condire con uno spicchio d’aglio, una spruzzatina d’olio e un pizzi

