Il re si avvicinò a lei a braccia aperte. «Ooohhh, finalmente! Non vedevo l’ora di incontrarti, cara bambina, per ringraziarti adeguatamente per le tue gesta coraggiose! Hai salvato la vita del mio figlio più giovane! Non ti ringrazierò mai abbastanza.»
Regina fu sorpresa, non si aspettava le sue parole e finalmente si sentì a suo agio. «Non è niente, Vostra Maestà, chiunque avrebbe fatto lo stesso. E poi, il vostro bambino è adorabile.»
"Ah sì, il mio piccolo Joridey, quello scavezzacollo! Mi ha raccontato tutto, lei è stata molto in gamba e molto gentile con lui, contrariamente ad una certa persona..." E guardò severamente suo figlio, che non si scompose. ”Appena ho saputo ciò che è successo ho preteso da Quarin che la trovasse e la invitasse nella nostra villa estiva, così da poterla ringraziare di persona"
‘Invitare non è proprio il verbo adatto’ pensò lei, ma sorrise al Sultano. “Non è niente. E la prego, mi dia del tu, Altezza.”
Il sovrano annuì. «Siamo stati fortunati che ti trovassi a passare accanto alla nostra barca proprio al momento giusto!»
«Ah! Molto fortunati, davvero.» disse ironicamente il Principe.
«Comportati bene, figliolo. Mi scuso, cara, per la sua scortesia. Di solito è molto educato, te lo prometto.»
‘Fantastico, quindi tira fuori il peggio di sè solo con me, che piacere’ pensò lei, lanciando un’occhiata tagliente al giovane.
«Qual è il tuo nome, mia cara?»
«Mi chiamo Regina, Vostra Maestà, Regina De Stefano.»
«Ah, un nome meraviglioso. E’… regale. Molto appropriato.»
Lei arrossì e si inchinò leggermente.
«Bene, cara, ho preparato un regalo per te. Per favore accettalo, con tutta la nostra gratitudine.»
Le porse una busta, che lei prese e aprì. Vedendo che dentro c’era un assegno, non diede nemmeno un’occhiata alla cifra e posò la busta su un tavolo.
«No, Vostra Maestà, non posso accettarlo. È stato un piacere aiutare il bambino, grazie per l’offerta, ma...»
“Non hai bisogno di diecimila dollari? Sarei davvero felice se li accettassi.”
‘Cosa? DIECIMILA?’ Improvvisamente le girò la testa. Ma certo che il denaro le serviva. Si trattava di più di due anni del suo stipendio! Era tentata. Davvero tentata. Ma… come poteva accettare? Non era giusto, sentiva di non averli guadagnati, quei soldi. E soprattutto, se avesse preso quell’assegno, quel suo figlio arrogante avrebbe pensato di aver avuto ragione per tutto il tempo, e che lei voleva solo spillare dei soldi a suo padre. Il suo orgoglio la costrinse a rifiutare.
“Vi ringrazio vostra altezza, ma la vostra gratitudine è più che abbastanza.”
“Ne sei sicura, cara?”
“Sì, signore.”
Lui si accigliò leggermente.
"Va bene. Allora lasciami almeno invitare te e la tua famiglia per una piccola gita in barca."
Suo figlio guardò il padre come se fosse impazzito.
"Passeremo lungo la costa est e visiteremo alcune spiagge, sono splendide in questa stagione. Partiamo tra tre giorni. Potete restare con noi per una settimana, poi tornare al vostro villaggio. Che ne pensi?"
Regina deglutì. Non voleva coinvolgere la sua famiglia. Avrebbe dovuto spiegare loro tutta la situazione. Per di più i suoi non erano abituati a frequentare persone di lignaggio reale, probabilmente si sarebbero messi in ridicolo. E se il Sultano avesse tirato fuori l'argomento dell'assegno? L'avrebbero rincorsa con un randello per non averlo accettato.
"La ringrazio per la sua generosa offerta, signore, ma non possiamo permetterci di mancare una settimana dal lavoro. La ringrazio moltissimo, comunque."
"Capisco. Per un giorno, allora? Non hai un giorno libero?"
"S-sì, il lunedì."
"Perfetto, e lunedì sia. Insisto, voglio conoscere le persone che hanno cresciuto così bene questa ragazza intelligente. Forza, non farmi faticare così tanto per convincerti!"
Ora era in bilico. Non voleva sembrare ingrata o scortese. Forse sua madre, che era una persona piuttosto riservata, avrebbe rifiutato l'invito. Si aggrappò a questa idea.
«Mi scuso, Vostra Maestà, ma non posso parlare a nome della mia famiglia. Sarebbe meraviglioso, ma credo che siamo tutti sommersi di lavoro in questo periodo dell’anno. L’estate è l’unica stagione in cui possiamo lavorare. Se i miei accettano, verremo volentieri, ma è difficile dirlo. Questo non significa che la sua proposta non sia apprezzata, anzi, è davvero troppo.»
«Sciocchezze, è un piacere. Allora spero di vedervi tutti al porto lunedì mattina. Partiamo alle 10. Conosci già la barca, vero? Del resto è impossibile non notarla, è la più grande del porto e si chiama Freya. Vi aspetterò. Se decidete di venire, portate un costume da bagno: abbiamo la piscina e faremo il bagno in un paio di spiagge. Il cibo lo offro io, non dovete preoccuparvi di nulla. Torneremo dopo cena, una toccata e fuga. Quanti siete in famiglia?»
Lei evitò volutamente di menzionare i suoi fastidiosi cugini, zii e zie. Avrebbero adorato curiosare su una barca di lusso. Purtroppo, erano piuttosto maleducati e non voleva doversi vergognare per il loro comportamento.
«Siamo in quattro, milord, oltre a me ci sono i miei genitori e mio fratello maggiore, Leone.»
«Leone... Lion, giusto?»
«Sì, signore.»
«Mi piacerebbe conoscerlo. Se il suo nome gli si addice, dev’essere un giovane coraggioso e orgoglioso.»
‘Se solo sapesse, Vostra Maestà...’
Il re era gentile, davvero. Anche troppo. Forse suo figlio voleva compensare questo suo tratto. Ma non sarebbe stato male se tutta questa gentilezza fosse stata spalmata su entrambi.
«Mi scuso a nome del mio figlio più piccolo, voleva salutarti di persona, ma credo che a dieci anni debba andare a dormire a un’ora decente. Non gli permetterei mai di restare sveglio fino alle due di notte.»
Lei guardò l’orologio e sussultò.
«Oh cielo, è tardissimo! Non torno mai a casa dopo l’una!»
«I tuoi genitori ti aspettano svegli?»
«Di solito no, ma a volte mia madre resta sveglia un po’ di più per aspettarmi.»
«Puoi chiamarli e rassicurarli che stai bene, e restare qui a fare uno spuntino e bere qualcosa. Vorresti un tè e dei biscotti? O preferisci qualcos’altro?»
«Mi scuso, milord, ma sono davvero ansiosa di tornare a casa.»
«Va bene, allora. Quarin, accompagna questa gentile signorina a casa sua, e se i suoi genitori sono ancora svegli, invitali sulla barca lunedì. Spero di vedervi allora! Vai, figliolo. La ragazza sta diventando impaziente.»
Il Principe salutò suo padre ed accompagnò Regina alla macchina, poi si voltò verso di lei e batté le mani.
«Ben giocato, piccola volpe. Mio padre ci è cascato in pieno! Non gli posso disobbedire e inviterò la tua famiglia, ma ti consiglio vivamente di non venire. Se deciderai di ignorare il mio consiglio, ti terrò d’occhio come un falco, e se tenterai qualche trucco, te ne pentirai!»
«Portami a casa. Nemmeno io desidero rivederti, te lo assicuro.»
«Molto bene. Ragazzi, bendate la signorina. La riportiamo a casa.»
Di nuovo. Almeno ora era più irritata che spaventata.
Arrivarono a casa di Regina molto tardi.
Stranamente, la luce nella sua casa era ancora accesa. Scese dall’auto e salutò gli uomini, poi si avviò verso la porta, ma il Principe la seguì.
«Aspetta, vengo con te.»
«Non serve. Posso camminare da sola, grazie.»
«Ti dimentichi che ho delle direttive. Su, fammi strada.»
Lei sbuffò. ‘E ora che vuole?’
Stava per infilare le chiavi nella serratura quando la porta si aprì. La figura alta di suo fratello apparve sulla soglia.
«Ehi, sorellina, perché così tardi? Oh, hai un accompagnatore... chi è?»
«È solo un tipo che mi ha accompagnato...»
«Principe Quarin Kalahreen Ben Al Hassad, figlio del Sultano Habir Kaleim Al Hassad. Mio padre invita te e la tua famiglia lunedì prossimo sul nostro yacht, faremo un tour della costa orientale. Speriamo che possiate venire, tutti quanti.»
La ragazza gli lanciò uno sguardo infuriato con gli occhi spalancati. Sperava che tutta quella faccenda passasse inosservata, ma dall’espressione di suo fratello, che passò dall’incredulità all’entusiasmo, capì di aver fallito.
«Gliel’ho già detto, Principe, che i miei genitori non sono tipi da escursioni di lusso. Comunque, grazie e buonanotte!» E chiuse lentamente la porta.
Suo fratello la riaprì e continuò a salutare e ringraziare, finché sua sorella non gli afferrò la maglietta e lo trascinò letteralmente dentro.
«Sei scemo? Che fai ancora lì? Abbiamo già salutato, non c’è bisogno di fare queste figure!»
«Sei tu la scema! Quell’uomo, quel Principe! Ci ha invitati a una mini-crociera sul loro yacht, tutta la famiglia, e tu ti metti di traverso? Ma come l’hai conosciuto e come hai fatto a farti invitare? Non dirmi che l’hai incantato con il tuo fascino da povera disgraziata!» Rise.
«Parlando di disgrazie, stamattina avevo 5€ nel portafoglio e sono spariti! Scommetto che sai perché!»
«Ah, non te l’ho detto che li ho presi? Scusa, era un’emergenza. Ti rimborserò la prossima settimana con gli interessi. Contenta?»
«Contenta? Sul serio? Mi hai fatto fare una figura da idiota in un negozio! Inoltre, conosco bene i tuoi interessi, sono negativi! Mi devi molto più di 5€! Basta, da ora devo nascondere i soldi da te.»
«Ecco! Vedi? Hai parlato troppo forte e hai svegliato mamma!»
La loro madre era apparsa in cucina, in camicia da notte. «Che succede tra voi due? Perché non siete a letto? È tardissimo!»
«Oh mamma, Regina ha una storia interessante da raccontare, vero, sorellina?»
Non c’era scampo. Con un sospiro, Regina si sedette sul divano e raccontò loro di aver salvato il figlio più giovane del Sultano e che suo padre, in cambio, li aveva invitati sulla barca. Saltò tutte le parti sulle accuse del Principe e il fatto che fosse stata portata via dal bar della gelateria, facendo credere ai suoi familiari che il Principe l’avesse avvicinata all’uscita dal lavoro per parlarle dell’invito e poi l’avesse accompagnata a casa.
«Ma non ci andiamo, vero, mamma? Non è necessario. Inoltre, il Sultano ci ha invitati solo per formalità, magari sentiva di dover fare qualcosa per sdebitarsi, ma non ho fatto niente di che.»
«Niente di che? Sorellina, hai salvato suo figlio dalla morte certa! Dovrebbe regalarti una casa, almeno! Io voglio vedere il loro yacht!»
«Beh, Regina, cara, parliamone con tuo padre quando si sveglia. Magari puoi andare con tuo fratello, per non essere scortesi rifiutando un invito così gentile. Ma vedremo domani.»
«No, mamma,» replicò, «Guarda, suo figlio ha già lasciato intendere che non sopportano gli intrusi e le persone che vogliono approfittarsi di loro, e anch’io voglio fargli capire che non siamo quel tipo di persone!»
«Ma che dici, sorellina? Certo che non lo siamo, ma loro sono ricchi, capisci? Ricchissimi! Se insistono nel ricompensarti, sarebbe molto offensivo rifiutare!»
Andò nel panico. Come faceva suo fratello a sapere cosa era successo?
«Basta! Se volete andare sulla barca, andateci senza di me! Ci sono già stata e non mi interessa più. E preferisco guadagnarmeli i soldi, non riceverli in regalo, perché c’è sempre qualche fregatura dietro i soldi regalati.»
«Mamma, ma come hai fatto a dare alla luce una cinica brontolona come lei dopo aver creato un capolavoro di vitalità e buon umore come me?»
«Ah, siete proprio diversi, Leone. Tua sorella ha fatto una buona azione e sono molto orgogliosa di lei. Dai, andate a dormire tutti e due, domattina ne parliamo con tuo padre.»
La ragazza sbuffò. ‘Papà è pigro, di sicuro non avrà voglia di passare l’intera giornata su uno yacht, vero?’