Il giorno dopo fece una dormita lunghissima, svegliandosi a mezzogiorno. Si presentò direttamente a tavola all’ora di pranzo, e fu accolta da tutti i membri dello staff che volevano sapere come stava e le dimostrarono la loro solidarietà.
Aveva appena finito di mangiare e stava per tornare in cabina quando anche Quarin si avvicinò.
“Come stai oggi?”
Lei non ebbe tempo di rispondere: “Abbastanza bene” che lui le afferrò delicatamente il mento e le fece voltare il viso verso destra per vedere bene il suo livido.
“Brutto livido. Ma ti passerà. Ti darò una pomata che ti aiuterà a diminuire il gonfiore.”
“Grazie.” rispose lei piano, assolutamente confusa dal suo atteggiamento premuroso.
“Un’altra cosa. Il vestito che avevi ieri ormai è completamente strappato. E’ un abito sfortunato, non pensi? Buttalo via. Prenderai il vestito che ti avevo offerto il primo giorno che sei stata qui.”
“Non è necessario...”
“Lo prenderai e basta. Te lo faccio recapitare in camera. Se non ti sta bene lo faremo riprendere dal nostro sarto.”
Era un po’ autoritario ma gentile. Sentirlo così la destabilizzava. Era talmente abituata ad avere paura di lui!
“O..Ok.” Anche lei non voleva rivedere quel vestito, le portava alla mente brutti ricordi. Avrebbe accettato il vestito in regalo, non pensava che ci sarebbe stata occasione di indossarlo, però non si sa mai… in una nave come quella poteva anche esserle richiesto di doversi vestire elegante.
Mentre parlavano, Charmant, che era poco distante, lanciava verso di loro degli sguardi ad occhi stretti.
‘Che succede? E’ gelosa?’ Pensò lei per un attimo. ‘’Figuriamoci! Gelosa di me? Ovvio che no. Forse si sente trascurata.’
Dopo qualche istante la bionda si avvicinò al principe e gli accarezzò la spalla con una mano, guardandolo negli occhi: “Quarin, mi avevi promesso di andare in spiaggia. Quando prendiamo il motoscafo?” e poi, rivolgendosi a lei: “Regina, meno male che stai bene. Ma non cacciarti nei guai la prossima volta, non ci sarà sempre il mio ragazzo a salvarti.” e gli sorrise seduttiva.
“Beh, non ha tutti i torti. I tuoi genitori ti rivorranno a casa tutta intera. Andiamo, Charmant”. E se ne andarono sottobraccio, mentre Charmant si rivolse un ultima volta verso di lei, con un sorriso furbetto: “Ciao ciao!”
Regina passò tutto il pomeriggio a rilassarsi nella sua cabina. Certo, avrebbe potuto andare in spiaggia, in fin dei conti la nave era ancora ancorata al porto, e probabilmente le avrebbero consentito di usare la piscina se lo avesse chiesto, ma non voleva uscire da sola e nemmeno chiedere a nessuno. Adorava leggere, soprattutto romanzi d’amore, ed era da tempo che non lo faceva. Aprì la sua app di lettura preferita e si immerse in un romanzo che aveva come protagonisti dei vampiri. Nella storia, i vampiri convivevano pacificamente con gli uomini ed avevano dei volontari che si offrivano di dar loro nutrimento.
‘Perchè a nessuno di questi vampiri viene mai in mente di raccogliere il sangue del ciclo? Basterebbe qualche volontaria con la coppetta mestruale, et voilà! Un’alimentazione sostenibile e non cruenta!’
Dopo poco tempo sentì bussare.
Era Bernard, con una custodia per abiti, e dietro di lui fece capolino Joridey, con un sorriso caldo. La abbracciò subito. “Regina, come sono contento che stai bene! Mi hanno detto che c’erano due pazzi che ti volevano derubare!”
“Ehm, eh già tesoro, ma è tutto passato adesso!” probabilmente avevano cambiato la versione dei fatti per Joridey, perché era troppo scabrosa per un bambino.
“Come sta, signorina?” Fece Bernard. andando a sistemare l’abito dentro l’armadio. A Regina non dispiacque, in fin dei conti era lei che si sentiva un’ospite.
“Bene, grazie signore.”
“Mi fa piacere. Avrà capito che le ho riportato l’abito rosso, andava bene, vero?”
“Anche troppo, Bernard, è un lusso che non mi sarei mai potuta permettere. La ringrazio.” sorrise lei.
“Girerò i ringraziamenti al principe. E’ un suo regalo. Ma mi fa piacere che le piaccia”
“Quarin ti ha fatto un regalo? Me lo fai vedere?” Joridey era curioso.
“Se vuoi, ma non credo che un abito da donna potrebbe interessarti!” gli rispose Regina dandogli un buffetto.
“Ma io lo voglio vedere! Potresti mettertelo?”
Bernard lo riprese: “Non esageriamo, giovanotto. Direi che ora possiamo lasciare la signorina a riposare, dai, torniamo da tuo padre, ti darò la tua merenda preferita, ok?”
“Ma io volevo rimanere ancora un po’ qui con Regina...” si lamentò il bambino.
“Perchè no, Bernard? Lascialo qui, non mi dà nessun fastidio, anzi mi fa piacere! Poi all’ora di cena saliremo insieme,va bene?”
Il bambino saltò sul posto, pregando Bernard di lasciarlo. Alla fine lui cedette.
“E va bene, ma solo un pochino. La signorina si deve riposare. Mezz’ora, un’ora al massimo, e poi torna su, ok?”
“Affare fatto!”
Bernard lasciò la cabina, e Regina, dopo le insistenze del bambino, andò a cambiarsi d’abito.
“Bello! Mi piace il rosso! Quarin te lo ha regalato per consolarti dell’aggressione?”
“Penso di sì. E’ stato molto gentile”
“Ed è stato molto bravo, vero? Li ha picchiati per bene quei delinquenti! Lo sai che è un campione di arti marziali?”
“Eh sì, l’ho visto. Li ha messi KO subito!”
“Anch’io sono bravo a combattere, sai? Ma non mi vogliono lasciare fare le gare! Mi scoccia perché Quarin alla mia età aveva già vinto molte medaglie!”
“Beh, sono sicura che sei bravissimo!”
“Certo! Vuoi vedere qualche mossa?” E si lanciò in una esibizione di combattimento simulato.
“Bravissimo! Da grande voglio diventare brava come te!” gli fece l’occhiolino.
“Ahahah! Puoi imparare anche tu, ti spiego come si fa se vuoi! Abbiamo una palestra per gli allenamenti, ti ci porto?”
Lei si ricordò che non le era consentito di entrare nella zona dove vivevano i reali. Quarin si era mostrato gentile nelle ultime ore, ma lei sapeva che poteva rovinare tutto se l’avesse fatto arrabbiare. “Non so se posso, e comunque purtroppo non avrei tempo di allenarmi con costanza visto che devo lavorare… Ma appena torno a casa mia mi iscrivo in palestra. Così posso difendermi anche da sola!” gli disse con una carezza.
Lui la abbracciò. “E’ morbidissimo questo vestito!”
“Sarà anche la ciccia, piccolo” si prese in giro lei.
Sentirono bussare alla porta. Il bambino corse ad aprire, e si trovò davanti suo fratello.
“Joridey, nostro padre ti aspetta di sopra, dovevi raggiungerlo già un’ora fa!”
“Come? E’ già passato così tanto tempo? Mi sembravano dieci minuti… stavo facendo vedere a Regina le mie mosse di Muay Thay!”
Il fratello gli sorrise e gli accarezzò i capelli. “Sei sempre più bravo, ma non bisogna vantarsi con le ragazze.”
Posò lo sguardo su di lei squadrandola da capo a piedi. Aveva indosso il suo regalo, quindi probabilmente voleva vedere come le stava. La guardò intensamente per diversi secondi, lei iniziò a sentirsi a disagio sotto quell’esame, pensò che forse l’abito le stava male. “E’ bellissimo, grazie. Mi sta troppo lungo ma non è colpa del vestito, sono io che sono un tappo...”
“La lunghezza non disturba. Anzi lo rende più elegante. Ti sta….” Tacque per un momento. “Non c’è bisogno che il sarto lo riprenda, è evidente che sia della tua taglia.” Si schiarì la voce. “Eccoti la pomata che ti avevo promesso. E’ molto meglio di quella che ti ha messo il medico, questa è per lottatori professionisti. Ti farà sparire il gonfiore in poche ore.”
“Grazie, te la restituirò al più presto”
“No, tienila. Ne ho una buona scorta. Bene Joridey, andiamo.”
“Anch’io voglio farti un regalo, Regina!” disse il bambino.
“Tesoro, non mi serve nulla, solo la tua amicizia!”
“Allora ce l’hai già!” rise lui.
Quarin lo spinse leggermente verso la porta.. “Andiamo, rubacuori. Quando sarai grande ti accorgerai che è molto difficile essere amico di una donna!” ed uscirono.
Lei aveva un sacco di amici maschi… beh veramente erano amici di suo fratello, ma li trattava come fratelli, non li aveva mai guardati sotto una luce diversa.
‘Lo sta riempiendo di concetti sbagliati, povero piccolo!’ pensò.