15. La discoteca

1400 Words
* Attenzione, scene di violenza * Il locale era affollato, pieno di luci stroboscopiche che risaltavano nell’oscurità. Il design era un misto di architettura classica, stile Roma antica, e moderna, ma che stranamente stavano benissimo insieme. La grande pista da ballo era sollevata di due gradini dal resto del salone con i divanetti e i tavolini per le consumazioni. La musica pompava fortissima attraverso le casse, e la gente ballava, beveva e si divertiva. Per la maggior parte erano ragazzi della loro età. Regina si dimenticò della stanchezza e si buttò in pista, ballare le piaceva troppo. Non si faceva problemi a ballare come voleva, convinta com’era che in quella folla nessuno prestava attenzione a lei. Si stava divertendo, e forse perché in gruppo c’erano anche dei ragazzi, le ragazze del gruppo non vennero approcciate da altri uomini. A turno qualcuno si allontanava per bere qualcosa al bancone, molti prendevano degli alcoolici. Alla fine si formarono dei gruppetti più piccoli, Regina rimase con Raessa, suo fratello Natesh, Stefan e Barska, Iris non si vedeva più e probabilmente si era unita ad un altro gruppo. “Che caldo, ho proprio sete, andiamo a bere qualcosa?” disse Barska, Anche Regina aveva sete e lo accompagnò, bevve solo acqua e una coca cola. Barska tuttavia insistette perché assaggiasse il suo cocktail e ne ordinò uno anche per lei. “Mmmmm, avevi ragione, è proprio buonissimo! Come si chiama?” “Te l’avevo detto! Si chiama Alexander, alle ragazze piace molto!” Mentre chiacchieravano e sorseggiavano cocktail, lei diede un’occhiata alla pista da ballo e si bloccò. «Barska, quelli sono il principe e Charmant?» «Dove? Ah, li vedo! Sì, sono loro! Forse il Casinò era noioso e hanno deciso di venire qui! O magari hanno perso tutti i loro soldi! Ahahah! Dai, andiamo a salutarli!» Lei non aveva alcuna intenzione di salutarli, anzi non vedeva l’ora di tagliare la corda. “Va’ pure avanti, io ordino ancora dell’acqua poi ti raggiungo!” Ma mentre lui entrava in pista lei si allontanò verso una delle porte di uscita. ‘La serata è rovinata, me ne andrò un po’ fuori a prendere un po’ di fresco e rientrerò solo quando mi chiameranno per uscire’ pensò, uscendo all’aperto mentre un gruppetto di persone rientrava dopo una pausa sigaretta. Lei si appoggiò un momento al muro. ‘Accidenti, potevo almeno prendermi il telefono… adesso col cavolo che rientro. Mi annoierò a morte!’ Ma in quel momento sentì un grido di donna, seguito da un: “Lasciatemi stare!” e un altro urlo. C’era un’aggressione in corso! Lei corse verso le grida e svoltò in un vicolo. C’erano due uomini che avevano messo al muro una ragazza. “Ehi! Cosa fate? Lasciatela andare!” urlò Regina. Gli uomini si fermarono e la guardarono. Lei vide il volto della donna, era Iris! Cosa le stavano facendo? “Iris! Stai bene? Mollatela subito o chiamo la polizia!” Uno dei due disse all’altro: “Guarda guarda, questa gallinella è ancora più bona” L’altro si rivolse a Regina: “Ehi tesoro, vuoi venire tu al suo posto?” “LASCIATELA, HO DETTO!” “Va bene, va bene, ma poi ci divertiamo con te!” Lasciarono Iris che scappò. Regina pensava ingenuamente che Iris venisse dietro di lei, ma la ragazza sparì dietro il vicolo. Rimase per un attimo interdetta. I due uomini si erano avvicinati a lei, erano grossi e puzzavano di alcool. Trovatasi da sola, girò i tacchi e scappò anche lei verso il locale, ma fu raggiunta da uno dei due che la afferrò al braccio e la trascinò indietro. “Lasciami, lasciami bastardo!” Regina si divincolò con tutta la sua forza, ma ormai erano in due a tenerla. Il suo cuore galoppava, la sua pelle sudava, era davvero spaventata. “Ci abbiamo guadagnato, guarda che tette, queste sì che ti riempiono le mani!” e le afferrarono il seno. Lei stava malissimo dal disgusto, “AIUTO! AIUTOOO!” Urlò con quanto fiato aveva in gola. “Zitta, zitta! Altrimenti ti faccio tacere io!” disse uno dei due tappandole la bocca. Lei gli morse la mano con l’intenzione di staccargli la carne. L’uomo la levò subito. “Puttana! Mi hai fatto sanguinare!” E le diede uno sganassone in piena faccia. Il colpo era fortissimo, le orecchie le ronzarono e si accasciò come una bambola di stoffa. quasi svenne. A questo punto non avevano più bisogno di tenerla ferma, la adagiarono in terra e le strapparono il colletto dell’abito. Lei aveva quasi perso conoscenza e riuscì solo a sollevare debolmente un braccio. ‘No. No Signore, ti prego! Non permettere che questi avanzi di galera mi violentino… Piuttosto fammi morire!’ Improvvisamente l’uomo che le si era messo sopra fu sollevato in aria e scaraventato contro il muro. Sentì rumori di colluttazione e vide con la coda dell’occhio un ragazzo biondo che a velocità impressionante menava calci e pugni e nel giro di pochi secondi aveva messo knock out i due uomini. Le sembrava… Quarin? “Gosay, Tared, immobilizzateli e chiamate la polizia.” comandò alle sue guardie del corpo. Si avvicinò a lei: “Regina, Regina mi senti? Come stai?” Aveva un tono stranamente dolce. “Stavo meglio prima” riuscì a rispondere lei. Si era un pochino ripresa e la mandibola le doleva terribilmente. Senz’altro le si era gonfiata. Lui la sollevò delicatamente. “Guarda cosa ti hanno fatto… le ammazzerei quelle bestie!” La prese in braccio e la trasportò verso l’auto. “Posso camminare, credo… lasciami giù.” “Assolutamente no, eri svenuta. Non preoccuparti, riesco a sollevare tantissimo peso!” Sogghignò. “Ehi!” non c’era bisogno di farle notare che non era una piuma… Comunque non sembrava per nulla affaticato mentre la trasportava. Passarono affianco ai ragazzi dello staff. Arrivò anche Charmant che non aveva capito la situazione perché chiese agli altri: “Ma è ubriaca?” “Charmant, apri lo sportello. Prendi le chiavi dalla mia tasca destra.” “Ok ma… sei troppo buono Quarin, adesso dai anche un passaggio ai dipendenti che si sbronzano?” “E’ stata aggredita. La porto da un medico.” “Oh.” Quarin fece accompagnare Charmant in nave da una delle due guardie, nel mentre si assicurò che Regina fosse visitata. Il medico stabilì che le sue ferite erano lievi, per cui dopo le cure di base la dimise subito. Poi lei dovette fare una deposizione davanti alla polizia, e fu consentito a Quarin di rimanere. Mentre ascoltava i particolari dell’aggressione, lui si faceva sempre più scuro in volto. Quando finalmente tornarono sulla nave era tardissimo. “Domani prenderai una giornata libera, così ti potrai riposare. Mi dispiace che ti sia successo questo. Ad animali come quelli andrebbero tagliate le palle!” disse lui. Lei si sentiva ancora disgustata ma era più forte il sollievo di averla scampata. Doveva ammettere che nonostante il suo disprezzo per lei lui era stato provvidenziale. E si stava comportando con una cortesia di cui non lo credeva capace. “Ti ringrazio davvero tanto di essere venuto in mio soccorso, sei stato bravissimo. Come hai fatto a metterli fuori combattimento così in fretta? E tutto da solo?” “Ho praticato il Muay Thay sin da piccolo. Ho anche vinto molte competizioni, adesso lo faccio solo per tenermi in allenamento. Ma quelli erano ubriachi, è stato facilissimo.” ‘Facilissimo? Non penso proprio. Deve essere eccezionale. Accidenti! E’ perfetto’ pensò lei con un certo fastidio. Ma non glielo disse, non voleva fargli troppi complimenti “Comunque grazie. Anch’io vorrei imparare a sapermi difendere. Non voglio trovarmi mai più in una situazione del genere.” “Se stai implicitamente chiedendomi di darti lezioni, puoi scordartelo” Che bastardo. Non le era nemmeno passato per la mente! “Anche se… Mi piacerebbe ogni tanto spaccarti quel bel culetto” rise. Cosa? Meglio far finta di niente. “Assolutamente no! Lo so che sua signoria non si abbasserebbe mai a dare lezioni ad una comune mortale! Meno che mai una che gli sta antipatica.” “Antipatica? No. Sei pericolosa. Questo sì. Ma ti ho soccorso no? Lo avrei fatto con chiunque, ovviamente.” Beh, questo era chiaro. “Meno male che la cavalleria non è morta”… ironizzò lei.. “E non dimenticartelo!” sorrise lui. Sembrava fosse di buonumore. Stranamente, si sentì meglio anche lei.
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