14. La festa di compleanno
Nei giorni successivi fervevano i preparativi per il quarantesimo compleanno della regina e lei riuscì a tenersi alla larga dal principe, anche perché lo chef aveva in mente un menù speciale e aveva messo a lavorare di più i cuochi, per cui lei era richiesta in cucina anche il pomeriggio. Il calore dei fornelli si aggiungeva alla calura estiva e durante le cotture in cucina si soffocava, ma lei preferiva soffrire il caldo e sopportare i rimbrotti dello chef che imbattersi in Quarin.
“Regina, ma che latte mi hai portato? Questo è scremato! Il gelato si fa col latte intero! Fai attenzione! At-ten-zio-ne!” disse Senshaw picchiandole più volte la fronte col suo indice.
“Scusi, chef”
“Ahhh! Devo sorvegliare ogni movimento che fai! Non posso stare tranquillo. Il gelato deve essere perfetto per la torta. Dai, non fare quella faccia,” aggiunse, per tirarla su di morale. “Lo sai cosa succede quando guardo un film dell’orrore con il mio gelato preferito?”
“No, chef, ed ho paura di chiederglielo…”
“Mi congelo dalla paura!” E si sbellicò. “L’hai capita?”
“Effettivamente mi ha fatto ridere!”
“Raessa la rimproverò: “Per favore, Regina, non incoraggiarlo!”
“Ehi!” Esclamò lo chef. “Raessa, sei in punizione. Lascia continuare il sugo a Regina, e vai a pelare le patate!”
Barka stava sbucciando le patate da solo e subito mollò il lavoro: “Ohhh, grazie chef, ero veramente stufo di pelare patate!”
Senshaw lo sgridò: “Chi ha detto che puoi smettere? Continua, fai solo un po’ di spazio per Raessa, lingua lunga!”
Stava solo facendo finta di essere arrabbiato, e tutti scoppiarono a ridere.
Lei adorava quel clima di duro lavoro e complicità.
*
Il giorno della festa tutti coloro che vivevano nella nave erano raccolti nel salone ristorante. C’erano anche il capitano e i marinai. Praticamente tutti indossavano i loro vestiti migliori.
Lei non aveva portato abiti eleganti, se non il vestito blu che aveva lei stessa rattoppato, per cui si presentò con la divisa da cuoca, pensando che almeno era decente. Pranzarono tutti seduti e i camerieri si diedero il cambio con i cuochi per il servizio. Lei per una volta era seduta al tavolo e si godeva il pranzo. Il suo tavolo era molto vicino al tavolo reale. Joridey non riusciva a stare fermo e tra una portata e l’altra saltava di qua e di là felice e giocava con i palloncini e con la cagnetta. Quarin e Charmant chiacchieravano e sorridevano ed erano più belli che mai. Le sembravano appartenere ad un altro pianeta, erano una splendida coppia. Avrebbero avuto figli bellissimi. Ma poi il principe incrociò lo sguardo con lei e si fece serio e poi arrabbiato. Lei si sentì come se le avesse dato un pugno allo stomaco e distolse subito lo sguardo.
Nel momento del brindisi vengono chiamati tutti intorno al tavolo dove troneggiava la torta gelato dello chef Senshaw. Lo chef stesso serviva dei piattini con le fette di torta ai presenti, e Regina aveva tanta voglia di assaggiarla, avendo contribuito alla sua preparazione sapeva che era squisita. Il problema era che per avere la sua fetta sarebbe dovuta passare vicino a Quarin ed era intimorita. ‘Non mi farà lo sgambetto davanti a tutti, vero?’ Mentre lui era distratto a mangiare la sua fetta pensò che fosse una buona occasione per farsi avanti. Aveva appena conquistato il suo piattino, quando lo vide osservarla accigliato. Si spaventò un pochino e per reazione alzò il mento e gli lanciò uno sguardo freddo, poi si girò velocemente per andarsene.
Troppo velocemente.
La fetta di torta le scivolò dal piattino ed atterrò sulle nuovissime scarpe di lui.
Entrambi guardarono le macchie di gelato sulla bianca tela.
Regina impallidì e si portò una mano alla bocca: “Oh no, no, no!”
Lui afferrò il bavero della sua divisa strattonandola e ruggì: “Lo hai fatto apposta! Adesso pulisci!” e la mollò bruscamente.
Lei perse l’equilibrio e cadde in ginocchio.
“Basta!” intervenne la regina. “Cosa ti è preso Quarin? Non ti vergogni di comportarti così da maleducato? Non sei stato cresciuto in questo modo! Chiedi scusa, subito!”
“Io, a questa qui, non devo nessuna scusa!” rispose, infastidito. E lasciò la sala.
La sultana mormorò, guardando il figliastro: “Non ci posso credere!” poi le chiese: “Stai bene Regina?”
Lei annuì. Poi la sultana la prese da parte.
“Ti chiedo scusa per il comportamento del mio figliastro, ti giuro che non lo riconosco più. A volte sa essere davvero un idiota! E con una ragazza dolce come te, poi… non lo capisco!”
“Gli sto antipatica, mia regina. Non so nemmeno perché.”
“Chiamami Naisha, non sono nata nobile, sai? E dato che ci siamo, ho l’occasione per ringraziarti di persona per aver salvato Joridey, sei stata molto coraggiosa e provvidenziale.”
“No, lady Naisha, davvero non è stato nulla di che. E penso proprio che il bambino se la sarebbe cavata anche senza il mio aiuto, si è solo un po’ spaventato.” sorrise guardando Joridey.
“Tu sei troppo modesta mia cara. Allora, cosa hai deciso di fare stasera? Uscirai con gli altri? Siamo a Sanremo, è un posto molto affascinante anche di sera, c’è il Casinò e dei locali bellissimi.”
Regina pensò con gratitudine che la donna voleva distrarla dall’agitazione per l’incidente appena successo, anche se con scarso successo. “Non so, maestà”
“Naisha” la corresse lei.
“Ehm… non so se riuscirò mai a chiamarla così, mi pare irrispettoso, anche davanti agli altri membri dello staff, sa?”
“Ma non farti di questi problemi cara”
“Ci proverò. Comunque, tantissimi auguri e, se posso permettermi, lei dimostra almeno 10 anni di meno!”
“Eh, magari, mia cara! Se sono decente lo devo al nostro sarto Jacques, che è anche un ottimo truccatore. Ormai sembro una prugna secca! ”
“Cosa? No!” negò con forza Regina.
Prugna secca? Quella donna non aveva una ruga! Ed era stupenda, sembrava un’attrice… nonostante questo aveva un modo di fare che metteva a proprio agio le persone. Capiva bene perché il Sultano fosse innamoratissimo di lei.
In quella arrivò Barska. “Buon pomeriggio e ancora auguri, mia regina” si inchinò.
“Buon pomeriggio Barska. Sei venuto a chiamare Regina? “
“Con il vostro permesso, vostra maestà.”
“Accordato!” sorrise lei.
“Grazie.” rispose lui prendendo Regina a braccetto. “Allora mi consenta di portarle via questa ragazza. DEVE venire con noi stasera.”
Decisero di uscire fuori a cena e poi a ballare.
“Il principe e la sua ragazza vanno al casinò, noi andremo al Nothern Lair, la discoteca più ‘in‘ della zona! E’ frequentata anche da multimiliardari! Non vedo l’ora di vedere agitare il tuo bel fondoschiena, Regina!”
A lei piaceva ballare, ma non le piaceva avere gli occhi addosso, tantomeno di Barska, che adesso trovava un po’ viscido.
“Non credo proprio. Se nessuno torna allo yacht dopo cena, non credo che verrò.”
“Ma sì, Regina, ci sarà sicuramente qualcuno del gruppo che vorrà tornare. Ad esempio io penso proprio che non verrò, le discoteche non mi piacciono, poi sono già stanca….” la rassicurò Raessa.
“Non ho nemmeno nulla da mettermi...”
“Beh, ti posso prestare qualcosa” disse Raessa.
“Ma tu sei alta come una vichinga… non abbiamo la stessa taglia!”
“Proviamo, no? Forse ho qualcosa che ti sta.”
Iris era piccolina come Regina, ma non fece nessuna offerta. ‘Non credo che se avesse un abito da prestarmi lo farebbe’ pensò Regina.
Come previsto, nessuno degli abiti di Raessa andava bene a Regina, così fu costretta a mettersi l’abito blu del suo primo giorno in barca. Le sarebbe piaciuto raccogliere i capelli in uno chignon, ma si sarebbe vista la cucitura mal fatta, quindi dovette lasciare i capelli sciolti. ‘Peccato, se andremo a ballare morirò di caldo’ pensò.
Quando raggiunse il gruppetto del personale che voleva scendere a terra, fu accolta da un lungo fischio di approvazione di Barska. “Oggi dovrò scacciarti gli uomini di dosso, bella!”
La pizzeria era carina, la pizza era ottima e tutti si stavano divertendo. Quando tutti ebbero cenato, Regina aveva già sonno e disse: “Ragazzi, chi torna con me in barca?”
“Dai Regina!” disse Barska, “Non fare la guastafeste! Andiamo in discoteca!”
“No, ho già un appuntamento, con il mio letto. Non vedo l’ora di vederlo!”
“Regina, ti avevo detto che forse sarei tornata subito in nave ma ho incontrato il mio amico Stefan, non ci vediamo da un secolo, e viene anche lui con noi in discoteca. Dai, vieni anche tu, non è prudente tornare da sola, prometto che non faremo tardi” disse Raessa.
Effettivamente non aveva voglia di incamminarsi fino al porto, era buio e non conosceva la zona. Quindi, a malincuore, li seguì.