13. Le mogli del Sultano

1506 Words
“Ecco qui, cara figliola,” la accolse il Sultano. “Accomodati.” “Mi scusi vostra maestà, io… non intendevo mancarle di rispetto, prima.” “Ne sono sicuro, ne sono sicuro” sorrise lui. “Ma l’argomento è interessante e volevo parlarne con te.” “Certo, maestà” disse lei, confusa. “Vedi cara, so che nel mondo ci sono grandi disparità di ricchezza, e credimi, visto che ho l’onere e l’onore di governare un Paese, mi sento responsabile di tutti i miei sudditi, soprattutto dei più poveri. Non solo, sento come mio dovere migliorare la vita anche di coloro che non abitano nel mio Paese ma sono così poveri da far fatica a restare vivi. Però non mi ritengo del tutto responsabile della loro povertà, puoi indovinare perché?” “Perchè non sono vostri sudditi, vostra maestà?” “In un certo senso. Vedi, ci sono molte zone del terzo mondo dove si soffre la fame. E nonostante lo sforzo della popolazione locale e gli aiuti internazionali, che bada bene anch’io elargisco, dopo anni e anni la situazione non cambia. Potresti dire che è colpa della siccità, oppure il loro terreno non è coltivabile, o comunque la natura del luogo non è favorevole. Ma in natura, quando un qualunque branco di animali incontra un territorio sfavorevole, cosa fa?” “Ehm… si sposta in un territorio più favorevole?” “Esatto, oppure perisce. Questi popoli non si spostano e non muoiono, ma sono tenuti in vita a stento e con molte perdite. Ti sei domandata perché? Perché sempre le stesse zone, gli stessi popoli soffrono la fame? Perché non si risollevano, oppure non si estinguono?” “Beh no, ora che ci penso c’è qualcosa che non torna.” “Il motivo è politico, mia cara. Sono persone abbandonate dai loro stessi governanti. Magari gli sono stati espropriati i raccolti per vendere i terreni a qualche multinazionale, sono stati costretti a lasciare le loro case e le loro terre perché queste interessavano a qualcun’ altro e costretti a trasferirsi in zone aride senza servizi essenziali, dalle quali non possono spostarsi. Gli aiuti possono tenerli in vita, ma se il loro governo non se ne prende cura, saranno un pozzo senza fondo che ha bisogno continuamente di aiuti dall’esterno. Bisogna che cambi l’intera élite di governo per fare questo, ma i potenti non possono sopportare di avere le tasche vuote. Possiamo solo sperare nelle prossime generazioni. Ecco perché io destino una parte della ricchezza del mio Paese alle missioni, con i nostri fondi aiutiamo i missionari a costruire ospedali, scuole e pozzi, insomma sproniamo la popolazione locale a prendere in mano la loro vita. Non devono essere dipendenti dagli aiuti per sempre. Ma non destino tutti i nostri risparmi per questo. Ho il mio popolo a cui pensare. Ti posso assicurare che nel Kupraw nessuno muore di fame, nessuno. Tutti vengono curati gratuitamente, e ci prendiamo cura dei nostri poveri, che sono davvero pochi. Ho lavorato e sto ancora lavorando incessantemente per questo, il benessere del mio popolo mi sta molto a cuore.” Lei rimase senza parole. Non ci aveva mai pensato, vedeva ogni tanto le pubblicità che chiedevano fondi per le popolazioni affamate, ed aveva donato un po’ dei suoi magri risparmi ai missionari della sua parrocchia, pensando che se tutti avessero donato dei soldi la fame nel mondo sarebbe sparita. Con il suo discorso il Sultano le aveva fatto capire che la situazione era più complicata di come se l’era immaginata. “Vostra maestà, le devo delle scuse. Ho parlato senza riflettere, lei ha un cuore molto grande e si occupa anche dei poveri che non abitano nel suo paese, e io l’ho giudicata. Mi perdoni...” Si vergognava, e le salirono le lacrime agli occhi. “Non c’è bisogno di perdono, mia cara, ho voluto solo spiegarti perché mi permetto di abbellire la mia casa e la mia nave con queste ricchezze. Inoltre, anche gli artigiani che lavorano i materiali pregiati hanno bisogno di lavorare, e non hanno molti clienti… purtroppo” sorrise. “Sono terribilmente imbarazzata, maestà, lei è molto buono.” “Sono pieno di difetti, cara, come tutti. Bisogna cercare di combatterli. Ma ho parlato troppo. Vorrei ascoltare cosa ne pensi tu.” “Maestà, lei mi ha offerto un punto di vista diverso da ciò che avevo sempre pensato, di questo la ringrazio. Ci rifletterò sopra.” “Bene!” rispose il sovrano alzandosi in piedi. “Ora, se non hai da fare, puoi accompagnarmi a vedere lo chef, devo commissionargli una torta di compleanno” aggiunse con un caldo sorriso. “La accompagnerei con piacere, ma mi attendono di sotto per finire il lavoro. Posso però chiederle il compleanno di chi è?” “Della mia carissima moglie.” “Lady Naisha?” “Certo. La mia prima moglie, la mamma di Quarin, ci ha lasciato due anni fa.” “Oh. Mi dispiace” lei non seppe rispondere altro. “Lo so cosa stai pensando: Joridey ha 10 anni.” “Maestà, non sono affari che mi riguardano, non mi permetterei mai di pensare niente!” si affrettò a rispondere confusamente Regina. “Tranquilla, sono io che te lo voglio dire. Purtroppo la mia prima moglie, Freya, si è ammalata 12 anni fa Aveva una malattia mentale, non era più se stessa. Abbiamo sofferto moltissimo, soprattutto Quarin, che aveva solo 10 anni. Inoltre i medici non ci hanno dato nessuna speranza di guarigione. Vedi, la regina per il nostro paese è una figura fondamentale, è il tramite tra il popolo e il sovrano, e la mia povera moglie non poteva più ricoprire quel ruolo. Così il concilio di corte ha insistito tanto perché io mi risposassi. Io all’inizio rifiutai. La nostra religione consente la poligamia, ma nessuno prende più di una moglie se non in rarissimi casi, in particolare il Sultano sceglie una sola regina. Nessun Sultano prima di me ha avuto due mogli. Ma Io comunque non volevo risposarmi, ero innamoratissimo di Freya. Era una principessa norvegese, sai? Aveva il nome della dea dell’amore.” Il Sultano si alzò e guardò fuori dalla finestra mentre ricordava. “L’ho conosciuta mentre studiavo in Europa. I miei genitori speravano di accasarmi con una ragazza del mio paese, ma appena l’ho vista sono diventato suo per sempre.” Il Sultano si asciugò una lacrima. “ Ahimè, negli anni la sua condizione è peggiorata, era diventata quasi un vegetale, aveva bisogno di tutto. Dopo aver cambiato tante infermiere abbiamo trovato una ragazza davvero in gamba, laureata in medicina, che l’ha curata con amore, ed ha trattato pure Quarin come un figlio, tanto che lui le si è sinceramente affezionato. Ed anche a me ha dato tante parole di conforto. La sua saggezza, la sua competenza, il suo affetto per me e mio figlio mi hanno fatto innamorare di lei. E visto che ero ricambiato, e che Quarin aveva bisogno di una madre, ho deciso di risposarmi. Non me ne sono pentito. Naisha è una donna eccezionale.” Ed apparve sul suo viso un sorriso un po’ triste. Allora Naisha era stata l’infermiera della sua prima moglie… l’aveva senz’altro lavata, cambiata… non era affatto una regina algida e snob come se l’era immaginata lei. Anche nel suo caso aveva sbagliato giudizio. Ed aveva più di trent’anni, se si era laureata più di 12 anni prima. E su Quarin? Si sbagliava? Certo aveva sofferto tanto nella sua vita. Ma perché toccava a lei farne le spese? Si accorse che il Sultano la osservava e si riscosse. “Sono felice per voi, e tanti auguri alla sua splendida moglie!” “Grazie cara. Ovviamente il giorno del compleanno sarai mia ospite. Pranzeremo con tutto lo staff, poi ognuno sarà libero di fare ciò che vuole. Decisione della regina!” Regina esultò. La crociera era splendida per chi si godeva la vacanza, ma lo staff lavorava sodo e non riusciva a visitare le località di villeggiatura dove si faceva tappa, e nemmeno a farsi un tuffo. O meglio, qualcuno riusciva ad uscire anche solo una volta a settimana, ma lei era davvero troppo esausta per partecipare, e dopo una breve telefonata ai suoi genitori crollava a letto. Il mare, le lunghe nuotate, le mancavano molto. “Bene, mia cara, ti lascio ai tuoi compiti. So che mio figlio ti sta facendo lavorare molto. Se è troppo, non esitare a parlarne con Bernard o con me.” “Ce la faccio, vostra maestà.” Fece un inchino. “Meglio così. Vorrei pregarti di avere pazienza con mio figlio. Se lo si conosce bene, è un ragazzo d’oro. Prima o poi si renderà conto che sei una persona splendida, e imparerà a stimarti come faccio io.” Ah l’amore paterno. Rendeva un padre completamente cieco davanti ai difetti del figlio, pensò lei. Ma era abituata a trovare il buono di ogni situazione, ed apprezzò il suo complimento. “La ringrazio per la stima, signore. Le assicuro che è completamente ricambiata” sorrise.
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