Mi scrutò severamente. “Lei non è un parente, vero?” “No, non lo sono,” risposi innervosito. “Ma l’altra notte siamo stati entrambi coinvolti nell’incendio che è il motivo per cui ci troviamo qui. Eravamo insieme, quindi, se non le dispiace, vorrei sapere come sta la mia amica.” Il dottore respirò profondamente, spostando il piede d’appoggio dal destro al sinistro. In quel movimento mi passò per la mente un bruttissimo presentimento. “Non sarà mica…?” “No, no, è viva. Ma…” Avevo tirato un sospiro di sollievo e subito l’avevo ritratto indietro. Ma cosa? È cieca, paralizzata, senza più memoria? Alzai un po’ la voce. “Cosa? Che cosa?” “È in coma,” sentenziò lui. “Da l’altro ieri pomeriggio. Sembrava si stesse riprendendo dalla botta subita, invece è peggiorata. È in coma, ma stabile. La

