Ciò che mi sorprese di più però era ciò che sorreggeva con entrambe le mani, all’altezza del petto. Un fagotto di vimini mi sembrava di vedere – ma sicuramente sbagliavo – coperto da un velo di lino. Non avrei potuto intuire esattamente cosa contenesse se un braccio infante e paffuto non fosse levato in aria come a voler inseguire una coccinella. Ma non era l’unico particolare che mi indusse a commuovermi: aguzzai la vista e da una mano di Carlein poggiata sullo stomaco, colsi una vera nuziale luccicare al sole. Carlein e la sua famiglia. Moglie e figlio. Quando erano felici. La posai sul comodino vicino alla sponda del letto, su cui c’erano una settimana enigmistica e una sveglia dei tempi che furono. “Riposa in pace, Carlein,” sussurrai alla stanza vuota. E mentre uscivo richiudendomi

