Introduzione

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Introduzione (dal messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica) Roma, 31 dicembre […] Ci appressiamo al nuovo anno sotto i peggiori auspici. Undici morti in meno di nove mesi, e tutte dovute allo stesso uomo, alla stessa mente perversa. Un criminale, un sadico e un assassino della peggior specie che si fa chiamare BlackJohnny: veleno di una comunità virtuale che potrebbe schiudere alla società moderna un più autentico modo di far democrazia, e che invece presenta ancora sacche di malvagità, di dolore, di pericolo per noi e per i nostri figli. Mi trovo a rimpiangere, mio malgrado, i tempi in cui il male si guardava in faccia, e aveva un volto da accusare, un corpo da mettere in prigione, una mente da rieducare. Qui siamo di fronte a una malvagità che non ha volto, che non ha corpo, che quasi non ha un’identità. BlackJohnny è il male, e in quanto tale va riconosciuto per fermarlo, per impedirgli di metter radici nelle nostre case. Prometto sul mio onore, Italiani e Italiane, che al più presto sarà stanato questo parassita della nostra comunità: pagherà per i suoi errori, per le morti che ha giù causato e per quelle che presenteranno evidenti legami con le sue “chat d’adescamento”. Vi chiedo solo di cooperare per quanto possibile, e di segnalare alla Polizia Postale ogni minimo sospetto di istigazione al crimine da parte di qualsiasi sconosciuto incontrato sui social. Un pensiero ai genitori di tutti quegli adolescenti che ormai passano la maggior parte delle loro giornate su internet, a perdersi dietro fantasmi di socialità o speranze di rapporti appaganti che non si concretizzano: fate che ritrovino il piacere di giocare all’aria aperta, di coltivare amicizie in carne e ossa, di accorgersi di chi è loro nemico, e di rifiutarne la compagnia. Se il male si guarda negli occhi, è più facile sfuggirgli: se invece è nascosto e si avvicina subdolamente, come nel caso di BlackJohnny, abbiamo bisogno di tutta la nostra forza di volontà per riconoscerlo e impedirgli di prendere possesso della nostra facoltà di agire. È una società in pericolo, quella di oggi. Una società che ha scelto l’odio per rispondere all’inganno, alla violenza, alla falsità e allo spergiuro: l’odio che trae nutrimento dal male, e che questo male a sua volta alimenta, accresce, infiamma. Undici persone, adulti, giovani e giovanissimi, hanno scelto l’odio perché hanno ascoltato l’odio: queste persone hanno ucciso. A volte per motivi futili, altre volte perché ingannati e accecati dalla paura, dal ricatto, dalle lusinghe di BlackJohnny. Sono menti deboli che pagheranno per la loro follia: così come ingiustamente hanno pagato le persone che hanno vissuto accanto a loro, e che si sono ritrovate la vita sconvolta da gesti impensabili, al limite del raccapricciante. In quindici casi accertati, laddove è assolutamente provata l’istigazione all’omicidio da parte di BlackJohnny, due vittime sono ancora in gravi condizioni, mentre per fortuna altre due sono riuscite a salvarsi. A queste ultime quattro vanno gli miei più sentiti auguri di pronta guarigione, fisica e psicologica. Il male può essere sconfitto, se ci teniamo uniti e confidiamo nelle autorità che hanno il dovere di vigilare su di noi, di proteggerci dalla violenza. Un’ultima parola vorrei spenderla per i cosiddetti “Johnnies”: mi è stato riferito che sono in crescita in rete i casi di emulazione del ricercato che si nasconde sotto il nickname di BlackJohnny. Sono individui senza morale e senza rispetto per la nazione in cui vivono, mi auguro tutti giovanissimi e con un senso della morale non ancora pienamente formato, che professano aperta e vergognosa ammirazione per i crimini appena citati. Per loro BlackJohnny è un idolo, un modello di potere e soggiogamento su chi è più debole e influenzabile. Forse i Johnnies non comprendono che i deboli sono loro, che il più grave pericolo per loro sono loro stessi, che la strada che stanno intraprendendo finirà per distruggerli, così come distrutto sarà il loro capo. Ho piena fiducia, Italiane e Italiani, che quest’incubo assurdo avrà presto termine, e che vicino è il giorno in cui la rete tornerà a essere un libero strumento di crescita, cultura e solidarietà internazionale. […]
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