Il vibrare del telefono mi sveglia. Lo schermo lampeggia di continuo, interrompendosi solo per un paio di secondi e poi ricomincia.
Mugolo qualcosa di non perfettamente chiaro e cerco di spegnerlo. Non mi interessa sapere chi è, voglio solo che smetta. Subito. Apro piano le palpebre e in un secondo le richiudo. La stanza è immersa in una luce fastidiosa e al posto della testa mi sembra di avere un trapano.
Quanto cazzo ho bevuto ieri sera?
Il telefono ricomincia a suonare, stavolta mi sforzo di aprire gli occhi, lo afferro e lo spengo, bloccando la voglia di scagliarlo contro il muro. Mi metto a sedere stropicciandomi gli occhi. C'è qualcosa che non va e lo noto subito. Un piedino spunta da sotto le lenzuola bianche e immacolate, una fine cavigliera è saldamente allacciata su una caviglia sconosciuta.
Ma che...
Risalgo con lo sguardo accorgendomi del corpo estraneo che mi sta dormendo di fianco, è di spalle, coperta, l'unico dettaglio che riesco a cogliere subito sono un fascio di capelli rossi sul cuscino.
Mi acciglio subito. Non solo solito dormire con una donna, men che meno a Las Vegas. Devo aver proprio esagerato con l'alcol perché pur facendo mente locale non riesco a ricordare niente.
Sospiro maledicendo il mio pessimo umore di ieri sera, perché quando sono ridotto in questo stato va a finire che faccio qualcosa di stupido...tipo questa cosa di non aver mandato via la donna dopo averci scopato. Che l'abbia fatto è fuori da ogni dubbio, io sono nudo, e da quello che posso notare dal corpo disteso accanto a me pure lei.
Mi sporgo un po' con il busto, giusto per dare una sbirciatina almeno al suo viso, perché davvero io non lo ricordo, non so proprio chi sia questa qui.
Il profilo però è carino, ha un bel nasino all'insù, e una bocca che...mamma mia è bella da morire.
La ragazza apre gli occhi di scatto, solleva il viso inaspettatamente senza darmi modo o tempo per spostarmi e mi prende in pieno, sul naso.
«Porca puttana!» esclamo «Che cazzo fai?»
Senza togliermi la mano a copertura del viso la osservo bene. Sì, non mi sbagliavo, è proprio bella da morire.
«T-Tu...» balbetta deglutendo e cominciando a guardarsi intorno «Dove accidenti sono?»
Magnifico, neanche tu ricordi niente, siamo messi bene.
«Beh, a giudicare dalla stanza e dalla vista direi che siamo nella mia suite.»
Si volta ancora di scatto ma stavolta c'è una migliore distanza tra di noi.
«La tua cosa...?»
«Sei sorda? La mia suite, al Palace, credo che ci abbiamo dato dentro stanotte...e non solo con l'alcol a quanto pare.»
La sconosciuta si chiude in un silenzio tombale per qualche secondo. Forse sta cercando di ricordare qualcosa...ma se è messa almeno la metà di come sto messo io è del tutto inutile.
«Mi stai dicendo che io in questo momento mi trovo al Palace?»
«Già»
«Cazzo! Cazzo, cazzo, cazzo!»
«Principessa, calmati, ok? Non è...»
Mi rivolge un'occhiata assassina dopodiché si alza, trascinandosi dietro il lenzuolo e cammina per la stanza, si ferma, si volta, mi guarda ancora.
«Dove... Dov'è il bagno?»
Dritto davanti a te, la porta con il pomello in oro
«G-Grazie» cammina ancora, si ferma ancora, si volta ancora «E Trevor?»
Trevor? Chi cazzo è Trevor?
«Mmh?»
«Non ti azzardare a darmi nomignoli.»
Risposta bizzarra la sua, di norma nessuna si è mai lamentata, anzi, mi hanno sempre detto che...
«Easton, apri subito questa cazzo di porta!»
Wallace?
Incontro lo sguardo confuso della ragazza che ora mi guarda quasi con compassione?
«Non dovevi andare al bagno?» le domando mentre mi alzo per andare ad aprire.
«Per l'amor del cielo, copriti!»
«Niente che tu non abbia visto già.» replico al mio migliore amico, nonché legale della società di famiglia e mio «Che ci fai qui, piuttosto?»
Wallace mi guarda dapprima come fossi un'apparizione e poi come se avessi chiesto qualcosa di folle.
«Easton, caro dolce e tenero Easton...» dice mettendomi le mani sulle spalle «Se non è troppo chiederlo, saresti così cortese da spiegarmi cosa cazzo hai combinato?»
Inarco un sopracciglio cadendo dal pero.
«Di che parli?»
«Sei su tutti i giornali, Easton.»
«Capirai, è la prassi ormai. Senza di me quei giornaletti da quattro soldi non guadagnano»
Il mio migliore amico sospira, sembra esausto.
«Stavolta è un tantino diverso...»
«E perché?»
Ma prima che Wallace possa replicare dal bagno arriva un urlo degno da film dell'orrore. Un attimo dopo la porta si spalanca, la sconosciuta esce a passo di carica e corre verso di me.
Solleva la mano sinistra, sull'anulare campeggia un anello, una fede direi a una prima occhiata.
«Rilassati, non ho intenzione di andare a spifferare al tuo maritino niente.» ghigno, ma a quanto pare a trovare la cosa divertente sono solo io.
«Grandissimo stronzo che non sei altro, io non sono sposata!»
«E allora qual è il problema?»
«Easton, hai presente tutta la faccenda che hai detto riguardo il fatto di non spifferare niente al suo ipotetico marito?»
«Eh»
«Lo hai appena fatto amico.» afferma Wallace afferrando la mia mano sinistra e mettendola davanti al mio viso.
«Congratulazioni, ti sei sposato»
Sbianco, sento le energie lasciarmi tutte insieme.
«Easton, amico, ehi, siediti...sei bianco come un lenzuolo.»
«Sono...sposato»
«Ehm sì... è questo che cercavo di dirti.»
Sollevo lo sguardo sul mio migliore amico.
«Sono sui giornali per...questo?»
«Già»
«Chi è stato? Chi si è permesso di violare la mia privacy in questo modo?» mi volto verso la ragazza «Sei stata tu non è vero? Ma certo, come ho fatto a non pensarci prima...»
In cambio lei mi guarda attenta, seria, il viso leggermente inclinato.
«Hai orchestrato tutto tu...mi hai seguito ieri, mi hai fatto bere come una spugna, mi hai sedotto, mi hai convinto in qualche modo a sposarti...che poi dove cazzo ci saremmo sposati? E magari sei pure convinta che adesso io ti debba qualcosa? Non avrai niente da me, ragazzina. Hai capito? Non avrai un dollaro»
«Hai finito?»
«No, non ho finito, cazzo, mi chiedo come facciate a essere così...arrampicatrici sociali! Ma un briciolo di dignità?»
«Easton, ora calmati.»
«Calmarmi?! Quella lì ha sbandierato ai quattro venti il fatto che...
«Non è stata lei, Easton» socchiudo gli occhi «Sei stato tu»