Ma come poteva rinunciare, o anche solo rimandare, quella specie di gioco? Era un impegno necessario, indispensabile, un’appassionante attività che si imponeva naturalmente dentro di sè, come un bisogno vitale. Così il più delle volte decideva di rimandare i compiti al tardo pomeriggio. Se necessario, impegnare il dopo cena, perlomeno come progetto immaginato, gli poteva servire ad attenuare il senso di colpa che provava nel momento in cui decideva di non aprire libri e quaderni. Questa non era comunque una soluzione veramente perfetta perché lo costringeva a rimanere sui libri proprio quando avrebbe voluto godersi i risultati finali del suo vero “lavoro”, se così vogliamo chiamarlo. Dicevamo della solitudine, ecco una condizione davvero preziosa senza la quale non avrebbe potuto fare n

