13 anni dopo......
> mi chiede Adrian
> Rido mostrando le fossette, che a quanto pare tutti dicono che sembro molto più bella se le mostro. Adri è il mio miglior amico. Lo conosco da quando sono finita all'ospedale, quella dannata notte della quale non ricordo nulla, a parte il calore alla schiena e mia madre che strillava. Tornando ad Adri, mi è sempre stato vicino, mi ha sempre protetta. Ha un'unico grande difetto però. Non accetta un no come un no. Si è un bellissimo ragazzo: occhi come il cioccolato, alto, biondo, ma non riuscirei mai a pensare a lui in un modo diverso da quello di un fratello. Sono consapevole che non è lo stesso per lui, ma purtroppo la vita fa schifo e si sa.
>. Ines, la mia compagna di banco, e compagna di "strade sbagliate", mi si avvicina. Mi afferra per le mani e mi tira a sé, abbracciandomi. I suoi capelli biondi mi coprono il viso. Ha un piercing al labbro inferiore sulla destra, e degli occhi verdi che riescono a mentire con tanta facilità.
> strillo, ricambiando l'abbraccio.
> sorride facendo un inchino ironico.
Il campanello suona. Entro in classe e non appena le lezioni cominciano, il mio sguardo si perde fuori dalla finestra. Ad ammirare il sole che piano piano riscalda ciò che l'inverno passato aveva congelato, "magari riscaldasse anche il mio cuore" .
Ad un tratto sento la mano di Ines sulla spalla, faccio per girarmi ma ho la sensazione di aver visto un'ombra saltare davanti alla finestra. Sarebbe impossibile visto che siamo al 3 piano. Decido di non riferirlo, sarà la mancanza di caffeina. Mi giro verso Ines e noto la sua faccia compiaciuta.
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Abbasso lo sguardo nella direzione da lei indicata, e mi ritrovo cuori e frasi d'amore disegnati sul quaderno.
> le dico
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Ed eccolo lì, lo sguardo impenetrabile del professore d'inglese. Se non fosse per l'età è per il carattere di merda un pensiero, pure, pure.
> le dico, trattenendo una risata. E proprio quando penso che il predatore abbia lasciato perdere la preda, un dolore al braccio mi fa urlare.
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Usciamo sbattendo la porta. E il professore dopo di noi, minacciando di portare la preside.
> mi incita Ines.
> mi fermo e poggio le mani sule ginocchia.
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Mi prende per mano e mi tira nel cortile della scuola. Ci avviciniamo al recinto dietro all'edificio e lei lo scavalca.
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Ride lei mettendomi alla prova. Mi levo le scarpe con il tacco e le lancio facendole atterrare accanto alla faccia di Ines, che si era appena sdraiata a terra.
> urlo, scavalcando il recinto che quasi, quasi rischio di strapparmi le calze.
> il prof d'inglese ha l'aria di un mammut infuriato appena ci vede. Afferro le scarpe e ci mettiamo a correre.
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"Dio quanto mi è mancata questa pazza! Non avrei mai immaginato che, un mese senza di lei mi avrebbe quasi fatta diventare una santarellina."
Arrivando in città, rimetto le scarpe ed entriamo in un bar sull'angolo della strada. Ines si mette a flertare con il barman, mentre io mi guardo intorno per assicurarmi che nessuno possa fare il guastafeste.
Ad un tratto, due occhi verdi incrociano i miei. Ha i capelli neri, e sembra un ragazzo tutto acqua e sapone. Non riesco a vedere quanto sia alto, visto che è seduto. Dalle spalle pare essere abbastanza robusto. Ha un'area familiare, ma non so da dove prenderlo esattamente, mi giro chiedendole ad Ines, sperando che lei possa illuminarmi. Purtroppo senza risultato. Ci finiamo due birre e brindiamo alla nostra eterna libertà. Proprio quando pensavo che potrei cominciare a divertirmi sento il telefono squillare.
> sbuffo.
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Le attacco in faccia sperando di lasciare le cose come stanno. Non ho nessuna voglia di sentire nuovamente mia madre quanto si lamenta del fatto che io non sembri una ragazza, ma bensì un ragazzo. Già la sento "Zaraza, dovresti avere il carattere come la tua bellezza esteriore, sei tanto bella e hai quel carattere che mi fa tanto soffrire certe volte!" me la immagino anche come si poggia le mani sugli occhi. Si mia madre ama fare la vittima. Ed è per questo che quasi sempre la faccio parlare da sola.
Finisco di bere e mi giro per cercare nuovamente quei occhi verdi, solo per non pensare a ciò che mi aspetta a casa. Ma per mio dispiacere non c'è più.
Decido di tornare a casa, tanto non ho più voglia di girovagare in un bar. Ho voglia di leggere, di rinchiudermi in quel spazio di tempo bloccato tra la realtà e l'immaginazione. E cosa può offrire un tale sentimento se non un buon libro, una tazza di tè caldo, e il mio adorato armadio.
"Si sa già che la maggior parte delle adolescenti dell'età mia pagherebbero oro pur di possedere un posto così. Avevo 15 anni, quando mio padre, dopo alcune settimane di viaggio in Turchia, dove lavora, tornò a casa. Mi trovò triste, dispersa, la scuola andava male, Adri era in vacanza e non conoscevo ancora bene Ines, quindi mi sentivo sola. Convinse mia madre a portarmi a vedere un film, anche se, più che lei ero io quella da dover convincere. Ma dopo un bel po di insistenze ci riuscì. Tornata a casa la sera, ho trovato mio padre nella mia camera, seduto sul letto.
> dicendo queste mi indico un'armadio nero, che a dire la verità non era un armadio, ma solo dele ante mese allo stesso livello con le pareti che qualche ora prima, si affiancavano alla finestra della camera mia. Ma adesso la finestra era sparita, la stanza era buia, completamente buia. A tal punto che mi terrorizzò l'idea di aver fatto sentire mio padre colpevole. Dopotutto la sua colpevolezza lo aveva portato a oscurarmi la stanza. Che pensava, che stia attraversando il periodo emo dell'adolescenza?
Ma il mio adorato padre, mi conosceva fin troppo. Notando l'insicurezza di tutto ciò nel mio sguardo mi prese per mano, e mi diresse verso quelle strane ante.
>
Quando il scricchiolio di quelle ante di legno si sentì, io non riuscì più a trattenere le lacrime. Dentro a quella specie di armadio, che a primo impatto visivo non era dei migliori, trovai il paradiso. Un piccolo materasso con delle lenzuola color crema, e degli scaffali riempiti con i miei libri erano illuminati dalla luce del sole che stava tramontano. La finestra della mia camera diventò quel giorno il mio rifugio. Non so dirvi se la magia esiste, ma so solo che da quel momento ho capito che mio padre era un mago. "
Arrivata a casa, essendo che non c'era nessuno corro in camera mia. Butto le scarpe dove capita e ritrovo il mio angolo di paradiso. Dalla finestra osservo il piccolo lago circondato da pini, adoro la mia città. Chiudo le ante e mi sdraio su quel piccolo materasso. Prendo orgoglio e pregiudizio dal scaffale e perdendo la nozione del tempo leggendo, mi addormento.
...
Una strana sensazione prende vita nello stomaco, e sale lungo la schiena. Comincio ad avere caldo. Mi sento gli arti bloccati, pur sentendoli tremare. Il respiro mi si affanna, i brividi prendono il controllo della mia pelle, e delle labbra carnose, morbide ma allo stesso tempo fredde mi accarezzano il collo. Mi sento immergere nelle braccia forti di un estraneo, dalla sensazione familiare. Non riesco a concentrarmi, e perdendo il controllo con la consapevolezza di sognare, mi lascio andare. Metto le braccia intorno al suo collo e cerco disperatamente le sue labbra. All'improvviso, come una specie d'impatto le sue labbra baciano le mia. Sembrano accudirmi e riempirmi di sensazioni ed emozioni mai provate. Gli accarezzo la schiena e lui continua a baciarmi violentemente. Mi rendo conto che tutto questo sembra troppo reale per essere solo un sogno e mi blocco. Apro gli occhi scattando dal letto, e mi ritrovo in ginocchia,con la sensazione di essere stata baciata sulla fronte da un uomo con gli occhi verdi giallastro. La mia mente aveva impresa ormai quell'immagine. Mi risveglio completamente e il pensiero vola subito allo sconosciuto che avevo visto oggi in quel bar. Scoppio a ridere.
"ma quanto sei creatina? Adesso non solo ti prendi cotte strane per persone che non conosci, altro che Oscar qua per i tuoi film mentali, Zaraza!" io e la mia vocina interiore, due gocce diverse dello stesso oceano.
Dopo ore di noia, mia madre arriva a casa e prepara la cena. Purtroppo per me non riesce a fare a meno di raccontarmi i nuovi pettegolezzi in città. Quindi la mia serata si riempie di" così si, così no " e del modo di vestirsi delle donne in questa città.
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> Me ne vado urlando per le scale. È talmente insopportabile quando pensa di sapere tutto. Ma si lei è la perfezione in assoluto e gli altri nn hanno ancora imparato a "mangiare".