III
Tornai da Paolo la settimana successiva. Trovai Andrea che mi venne incontro “Come stai?”.
La faccenda dell’anello era sul piatto. Paolo sorrise “Andrea deve darti qualcosa”. Sconcertata lo guardai mentre mi porgeva la busta “Per Elena in caso di mia morte”. Era un foglio scritto a mano: “ Manaus, 1 agosto 2008
Ciao Elena,
Voglio raccontarti di me da quei giorni lontani. Se leggerai questa lettera, non ci sarò più. Eravamo giovani e stupidi. Amore e orgoglio strappano l’anima. Cicatrici che porto con me. Non ho amato nessun’altra. Ricordi il nostro ultimo incontro? Ero a pezzi. Il cuore distrutto. Sposavi un altro… Chissà se mi hai amato anche tu?… Marco”
Mi guardavano con aria interrogativa. La lettera era arrivata un paio di giorni prima, con un plico di documenti che ora stavano sulla scrivania di Paolo.
“Devo ricostruire la vita di Marco”. Andrea iniziò con tono pacato “Dopo quella famosa sera e la storia con Loredana, suo padre lo buttò fuori di casa. Si trasferì a Torino, a casa di un giornalista che gli stava insegnando il mestiere. In seguito prese un monolocale in centro. Il resto lo sapete, università, viaggi in Brasile per il giornale prima e per l’agenzia poi. E una quantità infinita di donne”. Dopo l’università, stava via periodi sempre più lunghi, tre mesi, poi sei. Da anni non tornava. Paolo chiese se in Brasile avesse amici. Qualcuno di cui si fidasse particolarmente. “Un fotografo, conosciuto, se non al primo viaggio, al secondo, Simone Meridi. Hanno lavorato insieme fino ad un anno fa. All’improvviso, questo è sparito. Dalla sera alla mattina. Marco non riusciva a darsi pace ‘Ci eravamo dati appuntamento a pranzo del giorno seguente. L’ho aspettato. Niente. La vicina disse che la sera prima l’aveva visto uscire ma non rientrare; al mattino, erano andati degli uomini a prendere la sua roba. Sparito. Nemmeno la famiglia sa dove sia’. Aveva altre amicizie, ma superficiali. Era uno scomodo che dava fastidio, uno di quei giornalisti che tutti sperano di vedere morto”.
Perché Paolo aveva insistito che fossi presente? Mostrò l’anello ad Andrea, “E’ il suo. Tu sai qualcosa di questo?”, “Marco mi fece l’ultima telefonata dall’aeroporto. Qualcuno aveva recapitato l’anello con un biglietto. Volevano un appuntamento. Temeva una trappola. Questo anello avrebbe dovuto averlo Marco”.
Uscimmo. Andrea ed io camminavamo fianco a fianco. “Strana la vita. Non cogliamo la felicità e...”. Mi fece una carezza “A Marco ho cercato di spiegarlo tante volte…”.