CAPITOLO 2
Paolo, in ufficio da un paio d’ore, stava leggendo il dossier su Marco.
Tra colleghi e amici c’erano almeno una cinquantina di persone da contattare. Si era soffermato su una serie di articoli di Marco dell’ultimo anno, sulle concessioni di terreni. I primi due in ordine cronologico, firmati con Simone Meridi. Altri riguardavano faccende locali, in particolare un politico di Belem.
Belem continuava a saltare sul piatto. Un blando e nebuloso filo conduttore. Un articolo lo colpì più degli altri. Il suicidio di un notaio, Ricardo Coelho. Sposato, cinque figli, aveva esercitato la professione a Belem per una quindicina d’anni. Non era ricco, anzi, cinque anni prima lavorava poco e saltuariamente. Il suo giro di lavoro era cresciuto da quando aveva iniziato ad occuparsi di transazioni agrarie, cessioni, confini e registrazioni di terreni in alcune aree della regione. Fino al maggio 2007, quando fu arrestato. Il servizio parlava anche di capitali stranieri:
“Ricardo Coelho, 45 anni, è stato arrestato questa mattina con l’accusa di truffa ai danni dello stato. Gli investigatori sono arrivati a lui, dopo mesi di indagini sul rilascio di concessioni per il possesso di terreni inesistenti. Una truffa ben congegnata che deve aver fruttato, all’uomo ed ai suoi complici, al momento ancora ignoti, ingenti guadagni. Dopo un’accurata perquisizione nell’abitazione e nello studio di Coelho, gli inquirenti hanno trovato una serie di documenti comprovanti le false cessioni. Secondo alcune indiscrezioni, si tratterebbe di terreni ubicati nella regione amazzonica, ma registrati in alcuni piccoli centri della provincia di Belem. Una truffa iniziata almeno da cinque anni, che ha prodotto dati catastali inverosimili, cioè, territori di circa mille metri quadrati diventati sulla carta dieci volte più grandi. La sperequazione, fra la realtà e i dati alterati, aveva insospettito un funzionario dell’ufficio catastale, che iniziò una verifica dei territori, arrivando alla conclusione che era in atto una truffa dalle proporzioni gigantesche. Qualche mese fa, il funzionario aveva trasmesso le sue informazioni all’autorità competente. Le indagini al momento hanno portato all’arresto di Coelho. Sempre secondo alcune indiscrezioni, potrebbero essere coinvolti in queste indagini grossi nomi della politica e della finanza, ma le autorità mantengono il più stretto riserbo”. La firma era di Marco De Kren ed il servizio fotografico di Simone Meridi. Nella cartella, altri otto o nove ritagli di giornale parlavano della vicenda con titoli a caratteri cubitali; alcuni riportavano gli atti del processo, altri la storia della famiglia del notaio. Solo altri due attirarono l’attenzione di Paolo. Un mese dopo l’arresto dell’uomo, Marco raccontava usando il condizionale un’ipotesi sui mandanti della truffa:
“La vicenda di Ricardo Coelho ha spalancato una voragine nella questione delle concessioni agrarie, che sta facendo tremare la terra sotto i piedi di molti. Il “notaio con le mani in pasta” come ormai tutti lo chiamano, pare sia solo la testa d’ariete, di una vera e propria organizzazione, che opera nel ramo. Secondo voci non ufficiali potrebbe trattarsi di un ristretto gruppo di “operatori internazionali”, investitori stranieri che speculano in Brasile, facendosi forti della lenta e difficoltosa burocrazia locale, con il consenso di personalità del posto. E secondo voci, sussurranti e anonime, esisterebbe una connessione reale con questa ipotesi e la speculazione di gente con pochi scrupoli. Stando a quanto finora emerso dalle indagini non vi sono elementi che indichino questa direzione. I cinque possessori, attualmente inquisisti, sono tutti contadini, di basso profilo economico, a cui tutto si può contestare, tranne che essersi arricchiti. Allora? Si tratta del solito gossip, che questo genere di vicende solleva, o dietro la facciata c’è altro? I cinque inquisiti, sono i veri possessori, o soltanto dei prestanome, scarsamente prezzolati? L’attività degli inquirenti continua in più direzioni, senza tralasciare nessuna possibilità, per far luce su ogni zona d’ombra e purtroppo, questa vicenda, ne ha davvero tante, troppe”, firmato da Marco e Simone, con foto dei terreni incriminati, dei contadini, di un politico locale che stringe loro la mano e il dirigente di una società straniera.
L’altro pezzo titolava ‘Notaio corrotto, muore suicida in carcere’, ‘Ricardo Coelho, il notaio con le mani in pasta, si è tolto la vita in carcere’. L’articolo, uscito nel novembre di quello stesso anno, ormai con la sola firma di Marco, suonava come una denuncia: “Oggi, il tragico gesto di Coelho ha messo il punto finale ad un’oscura vicenda. Venendo a mancare il perno principale attorno a cui ruotavano le indagini, gli inquirenti dovranno archiviare il caso. L’unico testimone adesso è morto, con buona pace di quanti l’avvio di questa vicenda giudiziaria, ha tenuto con il fiato sospeso per mesi. Chi sapeva ora non potrà più parlare. Secondo, quanto dichiarato dalle autorità, l’uomo da settimane era entrato in uno stato di depressione molto forte, e ieri, aveva chiesto il conforto di un missionario suo amico per parlare un po’. Lo stesso religioso, terminato il colloquio, aveva espresso preoccupazione per lo stato di salute di Coelho. Alle quattro di questa mattina il tragico gesto. Il notaio si è tolto la vita, soffocandosi con il sacchetto utilizzato dai detenuti per consegnare la biancheria sporca alla lavanderia. Nessun biglietto a spiegare il suo gesto. Le motivazioni sarebbero da ricercare nel disagio vissuto dall’uomo, dal momento dell’arresto; la vergogna per aver gettato il disonore sulla sua famiglia e sulla sua professione; il timore del futuro che lo candidava ad una lunga detenzione lasciando la famiglia ad affrontare le difficoltà per il suo errore.
La morte di Coelho rappresenta, un riscatto per la famiglia agli occhi del mondo, e la tranquillità per chi nascosto nel buio dell’omertà, tira le fila”.
Gli articoli che seguivano parlavano del politico di Belem, che Paolo identificò come il politico corrotto cui alludeva Marco e che Simone aveva ripreso in foto. Viveva a Belem, una carriera graduale e costante, ma nulla che lo collegasse ai fatti. E poi, che voleva dire la foto di un politico che stringe la mano dei cittadini? Fa parte dell’immagine. La cronologia degli articoli di Marco si interrompeva a metà dicembre e riprendeva a fine febbraio con l’omicidio dell’indio ritrovato nella foresta amazzonica. Rimandò la lettura. Punto di partenza. Belem.