Capitolo 3

982 Words
Il dolore che attraversava il petto di Elaine era insopportabile—crudo, bruciante, un tormento che non avrebbe desiderato nemmeno al suo peggior nemico. La vuotava dall'interno, lasciandola ansimante, come se ogni respiro potesse frantumarla ulteriormente. I suoi occhi, lucidi di lacrime non versate, si aggrappavano disperatamente al volto di Michael, implorandolo silenziosamente di ripensarci, di cambiare idea, di vederla per come fosse realmente - la sua compagna designata, scelta dalla Dea stessa. Ma la durezza nei suoi occhi le diceva tutto. La sua decisione era presa, risoluta e crudele. Aveva scelto Kathy, la sua stessa sorella. La voce di Elaine si spezzò mentre si rivolgeva alla sua famiglia, la sua ultima speranza appesa a un filo fragile. “E voi?” Chiese, il suo sguardo passando dal padre alla madre, cercando, supplicando. “Siete d'accordo con questo?” Le spalle del padre cedettero sotto il peso del suo sguardo. Il tono era fermo, ma le sue parole tagliavano più profondo di qualunque lama. “Dobbiamo pensare al branco, Elaine. Non solo alla nostra famiglia, ma a tutti i lupi che dipendono da noi. Questo... è più grande di noi.” Gli occhi della madre traboccavano di dolore, ma le sue parole colpirono come un martello. “Tua sorella è incinta, Elaine. C'è anche un bambino di cui preoccuparci.” Il cuore di Elaine si strinse così tanto che pensò potesse fermarsi del tutto. Si voltò verso Kathy, disperata che la sorella lo negasse, che si aggrappasse alla fratellanza, che stesse al suo fianco. Ma gli occhi di Kathy erano pozze scintillanti di rimorso. “Mi dispiace tanto che sia successo, sorella,” sussurrò Kathy, la voce tremante. “Ti voglio un bene dell'anima. Non sapevo che Michael fosse il tuo compagno. Se non fosse per il mio cucciolo, mi sarei tirata indietro... lo farei davvero. Ma non posso—non ora.” Ogni parola era un'altra lama conficcata nel petto di Elaine. Il tradimento era insopportabile. La sua famiglia—quelli che dovevano proteggerla, schermarla dal dolore erano ora quelli che la distruggevano. E la parte peggiore? Parlavano come se la loro crudeltà fosse dovere, come se sacrificare la sua felicità fosse nobile. Qualcosa dentro Elaine si irrigidì. Sentiva il suo cuore iniziare a gelare, come se la sua stessa anima stesse retrocedendo dietro muri ghiacciati. Si rese conto allora, con certezza profonda come l'osso, che non avrebbe mai potuto guardarli allo stesso modo. Non erano più la sua famiglia. Erano la famiglia Beta, leale al branco sopra ogni cosa. La coppia Alfa erano altrettanto semplici—l'Alfa e la Luna, leader, non protettori. E Michael... Non era più il suo compagno. Era semplicemente il futuro Alfa, nient'altro. Inspirando un respiro tremante, deliberato, Elaine si costrinse all'immobilità. Non avrebbe permesso loro di vedere il suo dolore. Non lo meritavano. Nessuno di loro meritava le sue lacrime, il suo amore, o la sua fiducia. “Quindi,” disse infine, la sua voce calma, quasi distaccata, “cosa proponete, Alfa?” Tutta la stanza cadde in un silenzio sconvolto. Nessun grido, nessuna lacrima, nessuna supplica disperata, solo una calma glaciale che nessuno di loro aveva mai udito da Elaine. Li destabilizzava profondamente, perché Elaine non era mai stata fredda. Era sempre stata calore e luce, la scintilla che sollevava gli altri. Ora, quella scintilla era svanita, sepolta sotto il suo cuore spezzato. Alfa Efrein si schiarì la gola, la sua espressione cupa. “Michael e Kathy avranno la loro cerimonia d'accoppiamento il mese prossimo,” disse lentamente. “Il branco sa già che sei la compagna designata di Michael. Abbiamo bisogno che tu sia presente, Elaine. Abbiamo bisogno che mostri supporto per la loro unione. Il branco deve rimanere unito.” Il cuore di Elaine si crepò di nuovo, ogni parola un'altra frattura. Non solo volevano che sacrificasse il suo ruolo da compagna, la persona destinata donato dalla Dea—volevano che stesse al loro fianco, sorridendo, fingendo di celebrare. Volevano che la sua umiliazione diventasse il suo dovere. “Quindi,” disse piano, ma con fermezza nel suo tono, “volete che rinunci al mio compagno, al compagno donato dalla Dea... e che ne sia grata?” “Non è quello che ho detto!” Rispose bruscamente Alfa Efrein con frustrazione lampeggiante nei suoi occhi. “Non importa,” rispose Elaine, la sua voce tagliente e inflessibile ora. “Potete fare ciò che volete. Non conto in questo branco comunque.” “Non dire così, sorella,” supplicò Kathy, le lacrime scorrendo liberamente sulle sue guance. “Non è vero.” Elaine rise amaramente, un suono vuoto che gelò la stanza. “Sorella, per favore,” riprovò Kathy, facendo un passo avanti. “Ti amiamo. Sappiamo che stai soffrendo, ma tutti dobbiamo fare ciò che è giusto per il branco. Non ho mai voluto essere la causa del tuo dolore. Non ho mai voluto questo, Elaine. Ma per favore, per favore capisci.” Tentò di prendere la mano di Elaine, la voce che si spezzava mentre sussurrava, “Per favore.” Ma Elaine si ritrasse, allontanando la mano come se il tocco della sorella fosse fuoco. La stessa sorella che una volta aveva idolatrato, venerato, amato oltre misura - ora era la fonte della sua agonia più profonda. E Elaine non poteva sopportarlo. La sua voce era ferma, definitiva. “Devo pensare. Devo stare lontano da tutti voi.” Si voltò sui tacchi, ignorando il coro di voci che invocavano il suo nome, le grida disperate della sua famiglia che cercava di raggiungerla. Le loro parole, le loro scuse, le loro suppliche. Nulla di tutto ciò importava più. Li escluse, sigillò il suo cuore, e con un ultimo atto di sfida, sbatté la porta della sua mente. Nel momento in cui cercarono di raggiungerla attraverso il collegamento mentale, li respinse tutti. Per la prima volta nella sua vita, Elaine era veramente sola.
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