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48 Annibale parcheggiò la macchina in piazza Aldrovandi. Salutò alcuni colleghi del turno di giorno, fermi lì. «Ti hanno tirato giù dal letto?» gli domandò Cesena 16, perso almeno quanto lui, distogliendo lo sguardo dal computer portatile che teneva aperto sul tettuccio della Renault. Annibale gli sorrise: «Ciao scrittore, uno di questi giorni ci prendiamo un caffè» e lo salutò con la mano. Attraversò via San Vitale e s’incamminò verso via de’ Bibiena, dove abitava Tosco. Mancava un soffio a mezzogiorno, e nonostante le sole due ore di sonno e il fastidio del traffico cui non era abituato, si sentiva sveglio e reattivo. Era incuriosito, aveva voglia di scoprire quello che l’amico non era riuscito a spiegargli al telefono. Quella storia era stata ambigua fin dall’inizio. Ogni volta che

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