Matthew (il punto di vista di questo capitolo appartiene a Matthew)
Mi guarda dalla testa ai piedi con gli occhi spalancati, per poi distogliere subito lo sguardo, mentre le sue guance assumono un colorito rosso.
Sembra così tenera in questo momento, anche se è forse una delle donne più fastidiose che ho incontrato in vita mia: è sfacciata e non pensa prima di agire, per non parlare dello sguardo vuoto e omicida che lancia a tutti quelli che la circondano.
Finge di essere forte, ma basta poco per capire che non lo è.
Alzo un sopracciglio quando non risponde alla mie provocazioni, ma gira le spalle e si avvicina alla porta senza dire una parola, mentre mio padre fa per fermarla dopo avermi lanciato un'occhiataccia.
Continuo a guardare le sue spalle minute nascoste da una felpa odiosa, ma non riesco a fare a meno di spostare gli occhi più in basso, verso il suo fondoschiena, per poi assumere un cipiglio quando noto i bordi della felpa bucati.
Mi trattengo dal non ridere per spostare gli occhi al mio black nose, che sembra capirmi e mette in mostra i denti appuntiti.
Non appena la vedo sparire dalla porta ritorno nella mia camera sotto le lamentele di mio padre.
Mi butto sul letto matrimoniale senza cambiarmi, mentre prendo il telefono dal comodino in legno scuro in mano nell'esatto momento in cui vibra, segnando l'arrivo di un nuovo messaggio:
Taylor: La festa è iniziata da un'ora, coglione! La rossa si è spazientita. Ti conviene muovere il culo prima di perdere l'occasione.
È da poco che sono tornato a Seattle e non conosco quasi nessuno, ma Taylor mi basta come amico. Conosce tutte le p********e del quartiere.
Solo al sentire le sue parole sento un forte desiderio che mi costringe ad alzarmi in piedi di nuovo, mentre umidifico le labbra con la lingua.
Mi avvicino all'armadio senza pensarci due volte, anche se fino a cinque secondi fa avevo intenzione di non andare ad una delle stupide feste del mio amico.
Amo la vita notturna, o meglio, preferisco la vita notturna alle notti insonni su un letto matrimoniale, mentre fisso il soffitto e trattengo la voglia di spaccare la faccio al nuovo marito di mia madre.
Ho vissuto con lei per anni, assecondandola nelle sue scelte e odiando mio padre per averla abbandonata come se fosse uno straccio.
Mi sono ispirato a quella donna e mi sono preso cura di lei fino a quando quel fottuto medico ha varcato la soglia della nostra casa.
E ho saputo che era lo stesso uomo con cui mia madre aveva tradito papà anni prima.
Ho capito che mio padre aveva avuto ragione a divorziare e che le donne non sono altro che un motivo per ubriacarsi e un mezzo per divertirsi.
Prendo una giacca in mano, per poi ritornare in salone e fare un cenno con la testa a Ian di alzarsi, anche se non ha finito di mangiare.
Do una pacca sulla spalla a mio padre, ma mi allontano da lui senza dargli spiegazioni.
Mi sono presentato davanti alla sua porta all'improvviso, un giorno qualunque e dopo tanti anni, senza avvisarlo della mia visita, ma mi ha riconosciuto immediatamente, spalancando la porta come se si aspettasse la mia visita.
Ci siamo seduti su quella vecchia poltrona, mentre i miei cani iniziavano a odorare i piedi di mio padre.
Non mi ha chiesto della sua ex moglie e la sua prima domanda era se avessi un lavoro.
Al mio 'no' mi ha offerto il suo posto in palestra e se all'inizio ho rifiutato, ora sono il gestore di quel posto e non posso fare a meno di migliorare la relazione tra me e mio padre.
Ho subito pensato di migliorare la palestra per ringraziarlo in questo modo, dato che non sono capace di farlo guardandolo in faccia.
Tra tutte le richieste che mi hanno inviato per mail, quella di Ian Hardy mi è sembrata la più convincente, soprattutto avendo la mia stessa età.
Sono sicuro che gli affari andranno meglio con un esperto al mio fianco, ma mi ha davvero infastidito il modo in cui fissava Charlie.
Non che mi importi delle donne che si vuole scopare, ma non capisco come faccia una come lei ad attirare la sua attenzione.
Lui è riservato, ma è un tipo interessante, mentre lei sembra un maschiaccio che ha paura di essere toccato da un uomo.
Alzo gli occhi al cielo quando parcheggio a due metri dall'appartamento di Taylor: quell'uomo è così ricco che non mi sorprenderei se usasse le banconote al posto della carta igienica.
Organizza feste tutte le sere come se non avesse altro da fare, ma rimane pur sempre il primo a non sentirsi minacciato da me e ad aver avuto il coraggio di rivolgermi la parola.
Passo una mano tra i capelli, mentre mi rivolgo a Ian.
Trattengo l'istinto di chiedergli di sbarazzarsi di quegli orribili occhiali da sole e mi limito a invitarlo a divertirsi, dato che non ho intenzione di passare il resto della serata in sua compagnia, avendo di meglio da fare.
Annuisce alle mie parole e mi rivolge un sorriso a trentadue denti per la prima volta: socchiudo gli occhi, mentre lo lascio alle spalle in cerca di una chioma rossa e un fondoschiena invitante, ma senza togliermi dalla testa il suo sorriso famigliare.
Mi sembra di averlo già incontrato, ma decido di non farmi troppe domande e liberare la testa dai pensieri confusi, quindi rubo un bicchiere di whisky dalle mani di non so chi, mentre mi avvicino a Taylor, notando già in lontananza che è completamente fatto.
Non appena incrocia il mio sguardo noto i suoi occhi rossi e lucidi spalancarsi, mentre fa per parlare, ma non lo saluto nemmeno e afferro il gomito della rossa al suo fianco.
Non chiede spiegazioni mentre la trascino con me su per le scale, e capisco immediatamente che ha le mie stesse intenzioni.
Porto la testa indietro per ingerire tutto il contenuto del bicchiere in una volta, per poi lasciarlo cadere sul pavimento e chiudere la porta alle spalle.
Fare sesso per me è come respirare, mi tiene in vita ma non mi rendo conto di farlo, perdendo il conto dei gemiti che faccio scappare in una nottata.
E non è vero che mi dimentico la faccia delle donne che mi hanno fatto godere, anzi, nella mia mente c'è un lista di nomi che ho intenzione di allungare per convincermi del fatto che il sesso femminile non serve ad altro, se non per farsi comandare come la bambola davanti a me.
La schiaccio tra il mio corpi e la porta per sentire un gemito di dolore uscire dalla sua bocca, solo un piccolo assaggio di ciò che l'aspetta.
***
La prende per il braccio davanti ai miei occhi, ma senza essere consapevole della mia presenza, per poi posizionarsi alle sue spalle e alzarle la camicia da notte.
Spalanco gli occhi, vedendo per la prima volta mia madre farsi toccare da un uomo che non sia papà.
Non gli interrompo e vedo in lei la donna di cui mio padre parlava, la puttana sporca e infedele che aveva frammentato la nostra famiglia.
Rimango a fissare il soffitto nel cuore della notte, scocciato come se fosse la prima volta in cui non riesco a prendere sonno.
I sensi di colpa nei confronti di mio padre mi affliggono insieme all'odio che mi provoca quella maledetta donna che mi ha partorito.
E non posso fare un cazzo!
Non posso rimediare a un errore durato anni, in cui ho odiato la persona sbagliata...
Porto il palmo della mano sulla fronte, per poi passare le dita tra i capelli, mentre il respiro pesante della donna al mio fianco comincia a infastidirmi al punto di alzarmi all'improvviso e allontanarmi dal letto.
Senza guardare alle spalle attraverso la camera buia per raggiungere la porta, stanco, ma allo stesso tempo pronto ad affrontare la lunga nottata sveglio.