— Volterra! Dietro una calva collina di marna gessosa, su la sommità del monte come su l'orlo d'un girone dantesco, all'improvviso era apparso il lungo lineamento murato e turrito. Entrambi vi s'affisarono, rallentando la corsa. La macchina rombò, ansò. Tre cavalli neri, impastoiati, con lunghe code, con lunghe chiome, saltabellavano su per un pascolo di sterpi, rilucendo nel sole, mentre il galestro si sfaldava sotto gli zoccoli. E la città disparve. Vana era salita sul ripiano del Castello, dietro il Leccione, e dal parapetto guardava verso la valle, spiava la via terribile? Ora Isabella ne creava in sé l'imagine viva, e si rappresentava il tristo luogo della vedetta: quel prato solitario su cui s'allunga l'ombra del Mastio che emerge dalla cintola in su dominando il cammino di ronda

