Si chinò a guardare la sua dolce dormente. Sussultò. Lunella aveva gli occhi spalancati. — Piccola, non dormi? — Non ho sonno. — T'ho svegliata io? — No. Stavo così. — Da quando? — Ho sentito che tu hai detto a Chiaretta: «Parla piano». — Ma da quando sei sveglia? — Da sempre. — Non hai dormito punto? — Punto. — E perché? — Perché sono infelice. — Oh, no, no, no, piccola mia! Ella la prese fra le sue braccia, la strinse contro il suo petto lacerato. La gravità di quella voce infantile, che senza pianto proferiva quella parola di donna, le diede un rimorso intollerabile. Ora ella credeva d'esser pronta a ogni sacrificio, purché la sorellina sorridesse. — No, piccola. Che hai detto? Perché sei infelice? — Perché tu sei tanto cattiva. — Cattiva? — Ah sì. — Che ho fatto? —

