CAPITOLO UNDICESIMOLe angosce tante volte provate nelle interminabili ore dell’insonnia, quell’agitarsi della mente dietro mille pensieri che appena chiamati si dilatano paurosamente e s’infittiscono fino a diventare una prigione irrimediabile, senz’altro scampo che l’attesa dell’alba, e della luce che ha sempre il potere di ridurli alle loro giuste proporzioni; a me, che pure ne ho tanto sofferto, appaiono perfino ridicole in confronto dell’orribile ansia che mi possedette per tutte le sette ore che durò il viaggio di ritorno a casa mia. Non c’era speranza di un imminente rasserenarsi mattutino, poiché viaggiavo di giorno, un chiaro giorno di febbraio. Non c’era nessuna speranza che potessi, per allora, in qualche modo riacquistare la mia pace. Essa venne molto più tardi, e fu per lungo t

