Mario Il fumo del mio sigaro disegna volute pigre nella luce soffusa del mio studio. Fuori, Napoli vive la sua vita notturna, spensierata e rumorosa. Io sono qui, a guardare le ombre danzare sui muri, ad ascoltare i rumori della casa che scricchiola. Rumori normali. Niente di anomalo. Eppure, non riesco a rilassarmi. Questa poltrona di cuoio che occupo da vent'anni, la conosco a memoria. Ogni cucitura, ogni piega. Ha preso la forma del mio corpo, come il potere ha preso quella della mia anima. Ma da qualche tempo, non mi ci sento più così bene. Qualcosa gratta alla porta della mia coscienza, una bestiolina insistente che si rifiuta di andarsene. Sebas. Lui è lì, in questa casa. Lui è lì, nei miei affari. Lui è lì, dappertutto. Mio figlio. Il mio erede. Quello che ho plasmato, formato,

