Lunga attesa

4751 Words
Vengo svegliata dal rumore metallico delle catene che vengono scaraventate contro il pavimento. Apro gli occhi, confusa e spaventata, e mi ritrovo con i polsi liberi e le mani di Aaron che stringono le mie. Lo osservo perplessa mentre le sue labbra si incurvano in un ampio sorriso, degno di un bambino che ha appena ricevuto le caramelle che tanto desiderava. Non sembra nemmeno lui in questo momento... -Buongiorno! Pensavo non ti svegliassi più, pigrona!- esclama lui allegro ed io lo guardo sempre più perplessa. -Dove... le hai prese le chiavi?- gli domando diffidente. -Le ho rubate a Beatrix prima che se ne andasse, pensavo che sarebbe stato utile averle.- sussurra e noto i suoi occhi incupirsi. Decido quindi di dargli corda e sorrido cercando di mostrarmi il più sincera possibile, del resto questa potrebbe essere la mia unica occasione per fuggire. -Allora... usciamo da qui? Questo posto è... triste ed asfissiante. Non mi sento a mio agio, qui.- dice alzandosi e porgendomi la sua mano, che accetto volentieri e in un istante mi ritrovo in piedi davanti a lui. -Sei piuttosto pallida. Hai bisogno di aria fresca e sole per rimanere in forze!- commenta osservandomi attentamente. -Forse perché sono stata chiusa in una cella umida e buia mentre le catene mi impedivano qualsiasi movimento?- ribatto inacidita senza riflettere e lui abbassa il capo, pentito ed addolorato. -Però, ora che uscirò da qui, starò sicuramente meglio. In mezzo al verde, sotto il sole e respirando aria pulita... Starò sicuramente meglio! Tutto grazie a te.- cerco di rimediare io e lui annuisce tenendo comunque il capo chino. Usciamo dalla cella e subito Samantha inizia a prendere a pugni e a calci le sbarre, facendole vibrare. -Dove vai? Perché ti allontani con quella? Vieni qui, da me! Non lasciarmi qui da sola, ho bisogno di te!- piagnucola l'angelo rivolta ad Aaron, il quale tuttavia la ignora. Io mi blocco e la osservo attentamente. È pallida, ma le ferite che le avevo visto sul viso quando sono arrivata si sono completamente rimarginate. I suoi occhi sono spenti e la sua espressione è di completa disperazione, non è più quella di prima, ora è solo una ragazza uscita di testa a causa della prigionia e forse, addirittura, vittima di t*****e. Se il solo guardarla non mi facesse tornare in mente la testa decapitata di Gionata proverei quasi pena per lei, ma sento solo ribrezzo. Nonostante il tradimento ed il male che ha causato, non posso lasciarla qui a morire. Credo che nessuno meriti di morire da solo, rinchiuso in una fredda cella, impazzendo e soffrendo. Mi avvicino a lei sotto lo sguardo attento di Aaron e gli chiedo:-Puoi liberarla? Lui sgrana gli occhi, sorpreso:-Cosa? Dopo quello che ha fatto? Pensavo che volessi ucciderla con le tue stesse mani. -Allora tu? Dopo quello che hai fatto tu? Soprattutto perché dietro le sue azioni ci sei tu che la hai manipolata ed usata come uno strumento. Eppure ora non sto cercando di ucciderti per vendicarmi, quindi perché dovrei farlo con lei?- sbotto allora innervosita, per poi fare un respiro profondo ed aggiungere:-Non mi va di lasciarla a marcire qui dentro. Con questo non sto dicendo di averla perdonata, ma abbandonandola a se stessa o uccidendola non cambierei lei cose che sono già accadute, non riporterei indietro Gionata, quindi permettimi di lasciare la mia coscienza pulita. -Io... io sono tuo cugino, sono di famiglia. Lei no, non c’è bisogno di preoccuparsi di lei.- sussurra confuso. -Non sempre i legami di sangue sono tutto.- ribatto io:-Si può avere pietà anche di coloro che non fanno parte della famiglia. Vedo la sua sicurezza vacillare mentre la sua espressione diventa confusa ed incerta. Ora che Beatrix non è più qui a controllarlo ogni momento, forse potrei indebolire il controllo che lei ha su Aaron e spingerlo ad ascoltarmi. Ormai è chiaro che ha una visione distorta della famiglia e che per lui i legami di sangue sono tutto, inoltre è particolarmente interessato a me, forse questa davvero è la migliore occasione che mi potesse capitare per fuggire. -Ma... è andata fuori di senno. Ormai è solo un essere inutile.- si oppone ancora lui. -Non importa, non voglio comunque lasciarla qui dentro a morire. Anche a lei farebbe bene uscire un po’.- replico io, in parte anche per capire se posso davvero riuscire a farmi ascoltare da lui. Aaron mi osserva esitante, ma alla fine ed estrae da una tasca dei pantaloni un mazzo di chiavi. Rapidamente trova la chiave giusta ed apre la cella. L'angelo subito lo abbraccia esultando euforica mentre Aaron cerca di allontanarla con un movimento brusco, ma io lo blocco:-Non servirà a niente, ti si getterà addosso di nuovo. Falla contenta, altrimenti ci metteremo ore ad uscire da qui. Lui allora si immobilizza e noto che il suo occhio solitamente scuro diventare di un rosso acceso, probabilmente si sta sforzando al massimo per non ucciderla all’istante, ma il fatto che mi abbia dato retta è un enorme passo avanti. -Va bene...- borbotta infine l'ibrido. Si china con ancora l'angelo avvinghiato addosso ed apre il lucchetto delle catene che imprigionavano le caviglie di Samantha. -Finalmente! Sapevo che non mi avresti lasciata qua!- esulta la castana affondando il viso nell’incavo del collo dell’ibrido:-Ora potremo stare sempre insieme! -No.- ribatte secco Aaron. -Lo so che muori dalla voglia di stare con me!- continua Samantha imperterrita. -Su questo hai in parte ragione, sto proprio morendo dalla voglia di farti tacere per sempre. La tua voce è maledettamente fastidiosa.- borbotta lui inacidito. -Allora, andiamo?- gli domando mentre lo vedo finalmente uscire dalla cella con ancora in braccio la castana, forse ci vorrà più del previsto prima che riesca a scollarsela di dosso. -Sì.- mi risponde innervosito Aaron mentre cerca di non farsi baciare dall'angelo:-Vedi di non allontanarti da me, non ci sono più guardie a sorvegliare questo posto. -E chi si allontana!- esclama Samantha con voce sognante. -Non era con te che stavo parlando.- ribatte l’ibrido incrociando il mio sguardo e studiandomi con attenzione. Io annuisco e, cercando di apparire il più sincera possibile, ribatto:-Non mi allontanerò nemmeno di un passo. Tutto sommato l’aver liberato Samantha potrebbe tornarmi molto utile, perché se riuscissi a fuggire per davvero, lei sarebbe un enorme ostacolo per mio cugino, che invece mi inseguirebbe per fermarmi ed imprigionarmi di nuovo. Aaron inizia allora a guidarmi lungo i corridoi e mentre camminiamo in silenzio mi guardo intorno. Sebbene l’illuminazione sia minima ed io faccia fatica anche solo a vedere dove metto i piedi, mi rendo conto che non c'è nessuno, tutto è vuoto e terribilmente inquietante, più di quanto ricordassi. Finalmente giungiamo all'uscita ed io uso le mie ultime energie per correre fuori. Mi copro gli occhi dalla luce del sole a cui, ormai, non sono più abituata e mi lascio cadere all’indietro sull'erba fresca, beandomi dell'aria fresca e salubre. -Togliti di dosso, schifoso angelo decerebrato!- sbotta Aaron facendomi concentrare sulla sua figura a poca distanza da me. Samantha ancora non ha mollato la presa, ha le braccia strette attorno al collo di lui e le gambe attorno alla sua vita e, di nuovo, sta cercando di baciarlo mentre lui la respinge stizzito e tenta di spingerla a terra. Io sbuffo e mi alzo cercando di far scendere Samantha da Aaron e, quando finalmente ci riesco, io e l'angelo cadiamo all'indietro, sull'erba. Lei ride e dondola la testa al ritmo di non so quale melodia ed io mi massaggio il punto in cui ho picchiato contro il suolo. Gli occhi di Aaron sono entrambi rossi come due braci ardenti ed ha il fiato corto, è piuttosto furioso e sono stupita che sia riuscito a mantenere la calma fino ad adesso, anche se è evidente che ormai sta per scoppiare. Nemmeno il tempo di pensarlo che lui afferra saldamente un braccio di Samantha e la allontana con forza da me, causando dei lamenti da parte di quest'ultima che smette di ridere e di dondolare la testa ed inizia a piagnucolare dolorante. L’ibrido la spintona via senza troppe cerimonie, facendola cadere all’indietro lontana da noi e poi si inginocchia accanto a me. -Stai bene? Ti sei fatta male cadendo? Vuoi una mano ad alzarti? Vuoi restare un attimo stesa? Dove hai sbattuto?- mi domanda nel panico mentre i suoi occhi tornano normali, uno marrone e l’altro di un rosso meno brillante. Io lo guardo a bocca aperta, da quando si preoccupa così tanto per me? Eppure non ha mosso un dito quando Beatrix mi ha imprigionata e mi ha lasciata anche chiusa in cella per diverso tempo. -Aaron, sto bene. E non spintonare Samantha in questo modo.- gli dico mettendomi a sedere e spostando lo sguardo sulla castana che adesso è piuttosto intenta a studiare un filo d'erba che tiene tra le dita. -Io... ho reagito d'istinto. Senza riflettere.- mormora lui ed io sospiro. -D’ora in poi farai più attenzione. Me lo prometti?- gli domando guardandolo dritto negli occhi. Lui mi guarda sospettoso e poi dice:-Le promesse sono pericolose, molto pericolose. Tu per prima dovresti saperlo. -Non se hai intenzione di mantenerle. Tu mi vuoi bene, vero? E se non vuoi allontanarmi con il tuo comportamento, dovresti provare a venirmi incontro. -Non... non sono sicuro di ciò che provo nei tuoi confronti. Io conosco solo la rabbia e l'odio.- mi risponde lui. -Eppure ti preoccupi della mia incolumità. Temevi che cadendo mi fossi ferita e mi hai portato qui fuori perché eri preoccupato che sarei stata male rinchiusa per così tanto tempo, o sbaglio? Questo è affetto e non c’è niente di male nel provare questo sentimento.- insisto io. Non sono certa che sia veramente affetto e non una forma di ossessione dovuta alla sua malsana idea di famiglia, però potrei riuscire a convincerlo che sia così. Devo fare di tutto per allentare il controllo che Beatrix ha su di lui. Lui sobbalza ed abbassa lo sguardo, confuso e perso. Alle sue spalle vedo Samantha gattonare con la testa appoggiata sul prato, un ampio sorriso sulle labbra e gli occhi spalancati. -Tu sei mia cugina, fai parte della mia famiglia, è normale che mi assicuri che tu stia bene.- dice ancora una volta lui, ma adesso è meno sicuro rispetto a prima. -Te l’ho già detto, i legami di sangue non sempre contano. Io non voglio bene a Beatrix e non mi interessa della sua incolumità, nonostante sia mia zia.- ribatto con tono duro e subito la sua espressione si fa delusa. -Potresti... raccontarmi qualcosa su tua madre? Com’era il vostro rapporto?- mi domanda allora lui con voce pacata, cogliendomi di sorpresa. Pensavo che si sarebbe infuriato per quello che ho appena detto, invece è calmo e malinconico. Non so per quale motivo ora mi abbia fatto questa richiesta, ma decido di accontentarlo ed inizio a raccontare ad Aaron del mio passato, rievocando i giorni in cui mia madre era ancora qui. Nel mentre, con la coda dell'occhio, osservo Samantha, la quale resta vicino a noi, intenta a seguire con lo sguardo alcune formiche. Dopo diverse ore in cui non ho fatto altro che parlare e straparlare, il sole ha iniziato a tramontare ed io ed Aaron abbiamo deciso di dormire all’aperto per questa notte. In realtà l’ho praticamente supplicato, non muoio particolarmente dalla voglia di ritornare dentro quegli stretti e soffocanti cunicoli e dormire ancora una volta in una stanza chiusa senza nemmeno una finestra. -Certo che il tuo bel demone se la sta prendendo comoda...- sbuffa ad un certo punto Aaron con lo sguardo fisso verso il cielo Io mi volto di scatto verso di lui mentre il mio cuore smette di battere per alcuni istanti, forse ho appena avuto un’allucinazione. Lui rimane sdraiato sull’erba accanto a me, le braccia incrociate dietro la testa che inclina appena per poter spostare la sua attenzione su di me. Accenna un debole sorriso e dice:-Non sono così stupido da non sapere che stai aspettando impazientemente il suo arrivo e che vorresti corrergli incontro alla mia prima distrazione. Anche per questo vuoi dormire qui fuori, perché se arrivasse, per lui sarebbe molto più difficile trovarti dentro quel labirinto che si dirama in ogni direzione dentro quella montagna. Inoltre, vedendo che non c’è nessuno, potrebbe pensare che mia madre ti abbia portata via con sé, e quindi non si sprecherebbe molto a cercarti qui e partirebbe invece alla ricerca di Beatrix. Io rimango in silenzio e trattengo il fiato, entrambi sappiamo che ha ragione. -Comunque ti sconsiglierei di fuggire durante la notte, potresti correre inutili pericoli vagando nei boschi senza nemmeno sapere da quale direzione arriverà il tuo bel demone. Ti conviene aspettare qui.- continua lui con una tranquillità che non gli appartiene ed io non ho idea di come reagire. Che cosa significano le sue parole? Che mi permetterà di ricongiungermi a Damien quando arriverà? O che sa che sta arrivando ed è pronto a tendergli una trappola? Non lo ha mai sopportato ed ha anche tentato di ucciderlo in passato, perché invece ora sembra che mi voglia aiutare a riunirmi con lui? -Ahhhhhhh!- urla all'improvviso Samantha e sia io sia mio cugino spostiamo la nostra attenzione su di lei, colti di sorpresa. L’angelo continua ad urlare istericamente mentre delle lacrime iniziano a scendere dai suoi occhi ed io le corro incontro ritornando in me quando lei si inginocchia iniziando a prendere a pugni il terreno ferendosi le nocche delle mani. E ora che cosa le prende? Perché è scattata così? Stava solo guardando le proprie mani fino a qualche istante fa! -Samantha... tranquilla. Stai calma.- le dico accarezzandole la schiena e cercando di confortarla il più possibile, poi guardo Aaron che è immobile a guardarci perplesso:-Non è successo niente, nessuno ti sta facendo del male. -Avanti, vieni qui ad aiutarmi!- esclamo poi rivolta all’ibrido e lui subito si avvicina disorientato, non sapendo cosa fare. -Cosa c'è che non va?- le domando ancora io. -Ho perso tutto, ho perso ogni cosa. Non ho più una casa in cui tornare, la mia famiglia ormai mi considererà una disgrazia e mio fratello è morto... Io ho ucciso mio fratello! L’ho ucciso e per che cosa?- risponde lei tenendo lo sguardo fisso a terra, le lacrime ancora scendono copiose dai suoi occhi:-Sono stata un’idiota, un’idiota! Mi sono fatta ingannare, mi sono fidata ed ho condotto mio fratello alla morte e te alla prigionia! In questo momento sembra incredibilmente lucida, da quando l’ho rincontrata dopo essere stata rinchiusa non l’avevo mai vista così consapevole e presente, sembrava vivere in un mondo a sé stante, lontana dalla realtà. Ma, almeno per ora, sembrerebbe essere ritornata nel presente. Io rimango in silenzio non sapendo cosa dire per consolarla. Del resto sono la prima a pensare che ciò che ha appena detto sia la pura verità -Non serve a niente disperarsi, sono state le tue scelte a condurti fino a questo punto, quindi ora dovrai sopportare le conseguenze che ne derivano.- interviene però Aaron, stupendomi. -Forse queste non sono le parole migliori da dire a qualcuno che si sta disperando.- borbotto io linciandolo con lo sguardo, ma lui solleva le spalle con noncuranza. L'angelo, alle sue parole, ammutolisce e non dà più segni di vita, resta immobile come una statua con lo sguardo perso nel vuoto. Se non vedessi il suo petto muoversi leggermente ad ogni suo respiro penserei che sia morta. Anche se non voglio, vederla in questo stato mi fa solo provare una gran pena per lei. La notte è passata molto lentamente ed io non sono riuscita a chiudere occhio. Sono rimasta in allerta per tutto il tempo, dopo quello che mi ha detto Aaron riguardo all’imminente arrivo di Damien non riesco a stare tranquilla, sono terrorizzata all’idea che stia architettando qualcosa. Samantha, invece, è rimasta ferma per tutto il tempo a guardare il terreno, pallida in volto e con gli occhi vuoti. In tutte queste ore non si è minimamente mossa, non ho idea di cosa fare per farla riprendere e sono preoccupata che possa fare qualche idiozia. A tenermi sveglia però non sono stati solo le mie preoccupazioni, ma anche il fastidioso bruciore alla gola che non ha fatto altro che aumentare man mano che il tempo passava. Ad ogni ora ero sempre più consapevole del sangue che pulsava all’interno delle vene di Aaron e Samantha, a poca distanza da me, e quanto sarebbe stato facile andare da loro e coglierli di sorpresa, placando così la mia sete. Ormai è mattina ed il sole inizia ad alzarsi in cielo, il mio respiro è sempre più corto e la mia fronte è imperlata di sudore. Ho bisogno di bere del sangue e più ci penso e più la mia gola si fa secca e la mia mente sempre meno lucida. Alla fine mi alzo da terra ed inizio a camminare avanti e indietro, nervosa. Non riesco più a stare sdraiata e ferma, mi sembra di star uscendo di testa. -Astrid?- mi chiama Aaron ed io subito sposto lo sguardo su di lui, concentrandomi suo collo esposto ed invitante più che mai. D'un tratto avverto una fitta di dolore alla gola, come se fosse punta da un'infinità di spilli. -Stai calma. Hai sete? Credo che tu abbia bisogno di sangue, o sbaglio?- mi domanda avvicinandosi lentamente a me. Annuisco mentre sento il suo profumo farsi più forte ad ogni passo che fa. -Non avere paura, è normale.- risponde lui mostrandomi il polso. -Forza, bevi. Se continui a trattenerti, soffrirai e basta. Non c’è bisogno che tu ti infligga una simile tortura quando hai proprio qui ciò di cui hai bisogno.- e mentre parla sento i canini ingrandirsi nella mia bocca e spuntare dalle mie labbra. Senza più ragionare, gli afferro il polso e lo mordo iniziando a bere avidamente il suo sangue. Mi sento immediatamente meglio e la mia gola smette di farmi male. Chiudo gli occhi assaporando al massimo il sapore di questo liquido che mai prima mi sarei anche solo sognata di desiderare così intensamente. Però, più bevo e meno mi sento soddisfatta, ne voglio sempre di più, più di quanto me ne possa dare l’ibrido. -Adesso basta, devi imparare a controllarti. Staccati o ti allontano io con la forza.- dice Aaron spingendomi delicatamente all’indietro, ma io non mi muovo. Allora usa un po' più di forza e mi fa indietreggiare, costringendomi così a mollare la presa sul suo braccio. Lo guardo con gli occhi sgranati ed indietreggio, riprendendo il controllo di me. Un rivolo di sangue scende dalla mia bocca lungo il mio mento ed io mi pulisco immediatamente con il palmo della mano, su cui rimane un’ampia macchia rossa. Non riesco a credere a ciò che ho appena fatto. -Tranquilla, non è successo nulla.- mi dice mio cugino sorridendo ed io abbasso lo sguardo sul suo polso. La sua pelle candida è macchiata di rosso, ma i segni del mio morso si stanno rapidamente rimarginando. Non è successo nulla? Oh, sì, certo! Ho solo morso qualcuno per bere il suo sangue! E non sono riuscita a resistere, era come se avessi perso completamente il controllo sul mio corpo, come se ci fosse qualcun altro a pilotarlo al posto mio! E non mi dispiaceva nemmeno! -Io... non so cosa mi sia preso.- sussurro affondando una mano nei capelli. -Non bevevi sangue da un po’, è normale non riuscire a trattenersi in simili momenti.- mi spiega lui sereno:-Quindi ti consiglierei d’ora in avanti di berlo regolarmente, così da evitare che la troppa sete abbia il sopravvento su di te. Sei per metà angelo e per metà umana, per te sarà più facile che per i demoni ed avrai bisogno anche di meno sangue di loro. Alle sue parole ripenso a Damien e a tutte le volte in cui l’ho visto soffrire a causa della sete. Se per i demoni questo è un tormento ancora peggiore che per me, allora non riesco ad immaginare quanto dolore provi ogni volta che desidera del sangue. E nonostante tutto, lui è sempre riuscito a fermarsi, non mi ha mai fatto del male. Sposto distrattamente lo sguardo alle spalle di Aaron e sobbalzo quando non vedo nessuno. Torno immediatamente in me ed inizio a preoccuparmi, ogni altro pensiero passa subito in secondo piano. Mi guardo intorno disorientata, ma da nessuna parte vedo Samantha. -Dov’è Samantha?- domando ad Aaron, allarmata. Anche lui inizia a guardarsi intorno e poi scuote la testa:-Se ne sarà andata. Peggio per lei, meglio per noi. Almeno smetterà di tediarci con i suoi piagnistei. -Dobbiamo trovarla, potrebbe essersi cacciata nei guai.- dico iniziando a dirigermi verso la boscaglia. -E con ciò? Perché ti preoccupi per lei fino a questo punto dopo tutto quello che ti ha fatto? L’hai già liberata dalla sua cella, non sei obbligata a farle anche da balia.- mi chiede lui seguendomi. -I rimorsi che proverà per il resto della sua vita sono una punizione sufficiente.- ribatto io:-Inoltre sono in debito con lei, mi ha protetta quando avevo appena scoperto di essere per metà un angelo. Una volta che mi sarò sdebitata, potrò chiudere definitivamente con lei senza provare alcun rimpianto. -Ti aiuto.- borbotta lui mentre ci addentriamo nel bosco. -Perfetto, allora separiamoci, faremo prima. -Cosa? E se ti trovassi in pericolo mentre non sono nei paraggi?- protesta lui afferrandomi per un braccio e fermandomi. -Sai allora dirmi dove si trova? Riesci a sentire l’odore del suo sangue o vedi forse qualche sua traccia che a me sfugge?- gli domando voltandomi e lui rimane in silenzio. -Se mi trovassi nei guai ti chiamerei. Dopo tutto l’addestramento a cui mi hai sottoposta penso di riuscire a cavarmela almeno fino al tuo arrivo.- dico io cercando di convincerlo. Lui rimane in silenzio per un po’, riflettendo con attenzione su quanto gli ho detto, ed alla fine cede:-D’accordo, ma non ti allontanare troppo ed appena avverti la benché minima traccia di pericolo, chiamami. Correrò subito da te. Io annuisco e, così, ci dirigiamo in due direzioni diverse, perdendoci ben presto di vista. Vago di qua e di là senza una meta ben precisa e guardo ovunque senza avere però il coraggio di chiamare il nome dell'angelo. Ho troppa paura di attirare attenzioni indesiderate, soprattutto dopo aver visto Aaron così preoccupato all’idea di lasciarmi da sola. Questo posto mi mette i brividi, mai il silenzio è stato tanto inquietante. Dopo non so quanto tempo, probabilmente parecchie ore, io sono quasi certa di non sapere più da che parte sia l'uscita di questo posto e di Samantha ancora non c’è traccia. E se le fosse successo qualcosa? Se ormai fosse troppo tardi? Più ci penso e più mi sento responsabile, forse è scappata per colpa mia, magari vedendomi mordere Aaron per bere il suo sangue si è spaventata ed è fuggita... D'un tratto sento il rumore di alcuni passi avvicinarsi. Mi metto subito in allerta mentre sento il cuore martellarmi nel petto. Spero sia Samantha, spero con tutto il cuore che sia lei o al più Aaron, perché altrimenti potrebbero esserci guai in vista. Gli attimi sembrano durare un'infinità e colui che si sta avvicinando sembra non arrivare più. In lontananza, tra gli alberi, vedo la sagoma di qualcuno, ma ancora non riesco a vedere bene chi sia, l’unica certezza che ho è di essere stata vista. Chiunque sia rimane calmo e si avvicina a me con passo sicuro, prima ancora di vederlo in faccia però capisco chi è dal modo in cui cammina. Sebastian. Non so se essere felice di vederlo, perché ciò significherebbe che Damien è vicino, oppure no, perché c’è solo lui e non so cosa potrebbe farmi. Indietreggio di qualche passo e lo guardo con diffidenza. -Perché sei qui?- gli domando. -Non saprei... hai solo rivelato a Damien che qui è dove si nasconde Beatrix. Secondo te cosa ci faccio qui?! Sto guidando dei demoni per attaccare, non ti sembra abbastanza logico? Chi ti aspettavi di veder arrivare, eh? Un principe azzurro sul cavallo bianco?- ribatte il demone linciandomi con i suoi occhi scuri come petrolio. Non lo sopporto, ma il fatto che mi abbia risposto anziché attentare alla mia vita mi rassicura un po’. -Perché sei da solo? Dove solo gli altri? Con te ci sono anche Damien e Shawn, vero? Lui sbuffa irritato:-Quante domande! -Rispondi. -Riesci a pensare solo a loro due?- ribatte però lui senza rispondermi. -Di certo tu sei l’ultimo a cui penso e sei anche l’ultimo che avrei voluto vedere.- replico inacidita. -A sentirti parlare quei due sembrano così importante per te, eppure non sembrava ti interessasse molto del tuo fidanzatino e del tuo amichetto quando te la spassavi con Beatrix ed i suoi!- risponde il moro stizzito. -Non ti azzardare a dire altro! Mi avevano portato via i ricordi, mi avevano mentito ed ingannata!- gli urlo contro io:-Non fare tanto il saccente, non ero di certo qui per mia volontà e perché mi facesse piacere! -Oh, poveretta... non sai quanto mi dispiaccia.- dice con finta compassione. -Non puoi semplicemente chiudere quella boccaccia e portarmi da Damien e Shawn?! -Mi hai forse scambiato per il tuo galoppino? Non sono qui per aiutarti, trovateli da sola.- dice lui visibilmente irritato. -Almeno puoi indicarmi in che direzione andare?- sbuffo io. -Prima devi prostrarti ai miei piedi e supplicare il mio aiuto. Intanto potresti anche chiedermi scusa per tutte le volte che ti sei rivolta a me con arroganza. Allora, forse, prenderò in considerazione la tua richiesta.- afferma ricominciando a camminare ed allontanandosi da me. Per quanto vorrei stargli alla larga, perderlo di vista potrebbe rendermi ancora più difficile ritrovare Damien o Shawn, perché sono certa che, da qualche parte, ci siano anche loro. Soprattutto ora che mi sono persa. -È inutile che tu mi segua, non ti porterò da loro. Sto cercando l'entrata del nascondiglio della tua zietta.- mi informa lui. Allora mi blocco e sorrido inacidita:-Peccato che lei ha scoperto che stavate arrivando e se ne è andata Lui si ferma di colpo e si gira verso di me, gli occhi scarlatti che bruciano di rabbia. Con poche falcate mi raggiunge, mi afferra il collo con una mano e ringhiando mi domanda:-Dov’è andata? Io resto in silenzio e lo fisso negli occhi cercando di mostrare quanto sia terrorizzata in questo momento:-Voglio andare da Damien e Shawn. Poi, magari, posso prendere in considerazione l'idea di rispondere alle tua domanda. Sto rischiando la vita facendo innervosire Sebastian? Probabile, ma non ho nessun altro modo per farmi aiutare da lui. -Non sei nella posizione per far richieste.- dice stringendo la presa sul mio collo facendomi mancare il respiro. -Ah, sì? Va bene, allora non saprai nulla da me, divertiti a trovarla.- ribatto a fatica io. È vero, non ho la più pallida idea di dove sia andata, però sono l'unica che può mettersi in contatto con Pax, che è l’unico che può dirci dove andare. -Stai bluffando, non sai niente!- ringhia lui, infuriato:-Altrimenti perché Beatrix ti avrebbe lasciata indietro? -Ti sbagli. Ho scoperto come utilizzare i miei poteri e potrei essere in grado di dirvi dove si sta nascondendo adesso.- dico a fatica cercando di liberarmi dalla sua presa d’acciaio. -Non sai quanto vorrei ucciderti...- sibila lui e poi mi lascia andare di colpo. -Tieni la tua inutile bocca sigillata e seguimi.- ringhia lui ed io sorrido soddisfatta. Lui inizia a camminare ed io lo seguo. Il mio cuore batte all’impazzata mentre sento quasi il mio stomaco fare le capriole, non ci credo che finalmente rivedrò Damien e Shawn. Manca così poco, siamo così vicini che quasi non ci credo. Dopo tutto questo tempo potrò finalmente riabbracciarli. All’improvviso però la mia euforia viene interrotta da una sensazione di pericolo e, prima che possa reagire, vedo Sebastian venirmi addosso ed entrambi ruzzoliamo a terra. Sposto subito lo sguardo dietro di noi e, sul tronco di un albero, vedo conficcato un pugnale dalla lama bianca come neve e dall'elsa azzurra come il cielo. Sebastian si rimette subito in piedi ed inizia a correre nella direzione da cui proveniva il pugnale. Facendo il più in fretta possibile lo inseguo, rimanere qua da sola non è consigliabile, soprattutto perché non sono sicura che poi il demone tornerebbe indietro a prendermi. Il moro si ferma di colpo ed io, troppo concentrata a mantenere il passo, gli vado praticamente addosso non riuscendo a fermarmi in tempo. Lui mi lincia con lo sguardo, ma non dice nulla e riprende a concentrarsi davanti a sé. Seguo la direzione del suo sguardo ed appena capisco cosa sta succedendo, sento il mio cuore bloccarsi nel petto e il mio respiro fermarsi in gola.
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