-Astrid?- mi chiama Aaron bussando alla mia porta.
Vorrei non aprire, vorrei solo restare chiusa qui dentro e non rivederlo mai più, ma Pax mi ha detto che sarebbe troppo pericoloso fargli intendere che ho ormai conosco la verità. Ed ha ragione.
Malvolentieri vado ad aprire e, davanti a me, c’è mio cugino, l'occhio sinistro rosso e l'altro marrone puntati su di me ed un’espressione dura.
-Tieni, è per te.- afferma senza molti preamboli porgendomi una bottiglia di vetro nera e dal contenuto piuttosto dubbio.
Vorrei prenderlo a pugni ed urlargli contro tutto il mio disprezzo, il mio dolore e la mia rabbia, ma mi trattengo ed evito di cedere ai miei impulsi. Del resto, così facendo non otterrei niente.
-Cosa c'è dentro?- gli domando diffidente prendendo la bottiglia in mano ed osservandola. A causa del vetro scuro, non riesco a capire di che cosa si tratti e nella mia testa affiorano le ipotesi peggiori. E se mi volesse avvelenare?
-Qualcosa che ti farà bene e ti rimetterà in forze. Ti stai indebolendo, sembri sempre più sciupata giorno dopo giorno, quindi bevi. Senza energie non puoi reggere gli allenamenti e diventare abbastanza forte da poter combattere da sola.- dice spingendomi ad indietreggiare per poter entrare nella stanza e chiudendosi poi la porta alle spalle.
Resta in piedi con le braccia conserte mentre io stringo in mano la bottiglia che mi ha dato, indecisa sul da farsi.
Vuole assicurarsi che io beva davvero, cosa che mi fa insospettire ancora di più. Magari dentro c’è davvero qualche tipo di veleno, magari vuole neutralizzarmi perché ha capito che ora non sono più una marionetta nelle sue mani e che ho scoperto la verità. Forse è un qualche tipo di intruglio capace di cancellare nuovamente i miei ricordi... E se invece mi stesse mettendo alla prova? Magari vuole solo assicurarsi che io continui a fidarmi di lui e ad obbedirgli senza esitazione, dunque se ora non bevessi gli dimostrerei solo che non sono più sotto il suo controllo.
-Avanti, non è mica veleno!- scherza lui ridacchiando, ma alle sue parole io sobbalzo, il cuore nel petto che batte sempre più rapidamente e le mani fredde e sudate.
Manderò giù qualche sorso, giusto per fargli vedere che faccio come dice, ma appena se ne va mi sbarazzo di tutto il resto.
Tolgo il tappo e, sforzandomi, mando giù un po’ di quel liquido. Subito mi rendo conto che è abbastanza denso ed ha un sapore metallico. Non ho mai bevuto nulla di simile, quindi non capisco cosa sia, ma trovo che abbia davvero un ottimo sapore. Forse mi sono preoccupata inutilmente, forse è davvero qualcosa di salutare.
Stranamente controvoglia, mi stacco dalla bottiglia e mi rendo conto di aver bevuto più di quanto avevo pianificato, ma il sapore di questa bevanda è così buono che vorrei berne fino all’ultima goccia.
Aaron si avvicina a me e mi accarezza una guancia sorridendo:-Vedrai che ti abituerai. Capisco che ora tu non voglia berlo tutto, ma poi lo farai, eccome.
Detto ciò, esce dalla stanza lasciandomi finalmente sola.
Subito corro in bagno e rovescio qualche goccia del liquido contenuto nella bottiglia nel lavandino. Sobbalzo quando vedo la ceramica macchiarsi di rosso, potrei anche sbagliarmi ma... questo è sangue!
Appoggio tremante la bottiglia nera sul lavandino ed indietreggio.
Non posso crederci... Ho appena bevuto del sangue! E la cosa peggiore è che mi è piaciuto, ho trovato il sapore veramente buono ed ho addirittura faticato a fermarmi dallo svuotare la bottiglia! Com’è possibile?
Sento la mia bocca seccarsi e il disgusto di aver bevuto del sangue farsi largo dentro di me, nonostante ciò, però, so che una piccola parte di me vorrebbe semplicemente che allungassi la mano, riprendessi la bottiglia e mandassi giù quello che rimane di quel maledetto liquido.
Perché? Perché desidero così tanto berlo?
Con il morale sotto i piedi, mi trascino fino al letto e mi ci stendo sopra. Voglio solo chiudere gli occhi e scappare dalla realtà. Anche se solo per poco, voglio dimenticarmi di tutto, soprattutto della bottiglia con dentro il sangue che ho lasciato in bagno e che non ho avuto il coraggio di svuotare nel lavandino.
Damien.
Quando riapro gli occhi appaiono davanti a me dei frammenti di quanto ho sognato. Anzi, forse sarebbe più corretto dire di quanto ho ricordato, perché tutto ciò che ho visto mentre dormivo mi sembrava accaduto realmente
I ricordi che mi sono tornati riguardavano tutti lui e Shawn. Forse, ora che so la verità e che ho iniziato a ricordare, è solo questione di tempo prima che la nebbia che ho nella testa si diradi.
Shawn è mio amico, sono molto legata a lui ed è come un sostegno per me. Fin dall’inizio non sono mai riuscita a tenerlo distante, con la risposta sempre pronta ed il suo comportamento spensierato è sempre riuscito a farmi abbassare la guardia.
Damien, invece, mi ha fatto battere il cuore fin da quando è entrato per la prima volta nella mia classe, però all’inizio facevo di tutto pur di stargli alla larga, anche se ogni mio tentativo è stato vano dato che alla fine in un modo o in un altro mi trovato sempre incastrata con lui. E, con il tempo, ho imparato a conoscerlo davvero e la sua presenza nella mia vita, per me, è diventata essenziale.
Davanti ai miei occhi continuano a susseguirsi una serie di immagini di noi due insieme.
Io mentre salto giù da un albero e lui che mi prende al volo per non farmi cadere, io che lo abbraccio, noi due che dormiamo insieme, lui che mi bacia mentre siamo fuori dalla scuola circondati dalla neve bianca e fredda...
Le lacrime si accumulano nei miei occhi, forse ancora non ricordo ogni cosa ma sono ormai perfettamente consapevole dei sentimenti che provo per lui, dell’amore che sento per lui.
Ho bisogno di Damien, vorrei che in questo momento lui fosse qui con me a darmi la forza ed il coraggio di cui ho bisogno.
D’un tratto mi torna alla mente Sally. Ora ho la certezza di averla già conosciuta, era una mia compagna di classe. Rammento tutto il dolore che ho provato quando ho visto lei e Damien stare insieme.
Subito ripenso alle parole che lei mi ha rivolto ieri, mi ha fatto chiaramente intendere di essere andata a letto con lui e... ciò mi ferisce, mi fa terribilmente male ed al tempo stesso mi fa infuriare. È la verità quella che mi ha detto? O voleva solo provocarmi?
Del resto, però, non avrei nessuna ragione per prendermela, io e Damien ancora non stavamo insieme, sebbene già allora i miei sentimenti verso il demone fossero molto forti.
Il demone non è l’unico che voglio rivedere e riabbracciare, ci sono anche Shawn e Roxy.
Sospiro, se proprio vogliamo trovare un lato positivo in tutta questa storia è che non sono completamente da sola, con me ci sono Alexander e... anche Pax.
Ancora non so quali siano le sue reali intenzioni, ma Pax ha un non so che di rassicurante e familiare e per il momento posso considerarlo un alleato contro Beatrix ed Aaron.
Mio cugino... ricordo anche del nostro primo incontro, lui si era intrufolato dentro un mio sogno, e dell'arrivo di Sebastian che mi aveva portata via.
Sebastian... colui che mi ha minacciata più volte, che si è divertito a terrorizzarmi, che ha attentato alla mia vita e, soprattutto, che ha ucciso mia madre.
Rammento perfettamente quella fredda mattina, dove tutto il paesaggio era ricoperto da un manto di bianca e candida neve. Avevo prima svegliato Gionata ed ero poi corsa da mia madre, che avevo trovato riversa a terra priva di vita. Sento ancora adesso la disperazione e l'infinito dolore farsi largo dentro di me di quando l’ho vista ed ho realizzato che era morta. Rivedo me stessa correre via ignorando Gionata, con i piedi scalzi in mezzo alla neve fredda. Sapevo che il responsabile era Sebastian e volevo fargliela pagare.
Le lacrime ricominciano a rigarmi le guance mentre piango in silenzio, cercando di trattenere i singhiozzi, questa, del resto, è una ferita che non potrà mai guarire.
Mi dimeno nel letto, disperata. Non sto affatto bene.
Sento la gola bruciarmi e la bocca secca che reclama da bere, ma non l'acqua. Non che voglio, essa non riesce a placare la mia sete.
Sono tutta sudata ed i capelli mi si sono appiccicati alla fronte.
È tutta colpa di Aaron e di quella maledetta bottiglia che mi ha dato. Shawn mi aveva detto che si diventa dipendenti del sangue se lo si beve, anche se si è un angelo.
Non ne ho bevuto tanto, eppure sento di averne un disperato bisogno. Forse, se resisto, la mia sete si placherà ed entro qualche ora passerà.
Non voglio bere altro sangue.
Non posso.
Non devo.
Mi alzo dal letto, non ho più il controllo dei miei movimenti.
Corro in bagno.
Sul lavandino, proprio dove l'ho lasciata, trovo la bottiglia che mi ha portato Aaron, senza riflettere la prendo e bevo.
Il sangue scende lungo la mia gola, placando la mia sete e dandomi un po' di sollievo, ben presto però la bottiglia è vuota e la sete, almeno momentaneamente, mi è passata, torno in me e realizzo ciò che ho fatto.
Lascio cadere la bottiglia a terra e questa si infrange in tanti piccoli pezzi di vetro che si spargono in giro.
Mi inginocchio sul pavimento tenendomi la testa tra le mani e scuotendola con forza.
Cos'ho fatto? Perché non sono riuscita a trattenermi?
Qualcuno inizia a bussare alla porta e sento una voce chiamare il mio nome, tuttavia sono troppo immersa nei miei pensieri per prestare attenzione a chi sta bussando.
Sento la mia testa pulsare incessantemente e qualcosa ingrandirsi dentro la mia bocca, all’improvviso sento un lancinante dolore ai denti che mi fa quasi urlare.
Tremante, mi alzo in piedi.
La gola ancora una volta comincia ad essere secca e a reclamare altro sangue. Con la fronte grondante di sudore ed il fiato corto, mi guardo allo specchio e non riesco a trattenere un urlo.
-Astrid?! Cosa diamine sta succedendo?!- sento Pax chiamarmi, ma io rimango immobile ad osservare il mio riflesso incredula.
I miei occhi sono rossi come il sangue, sembrano quelli di un demone, e dei lunghi ed affilati canini sporgono dalle mie labbra.
Cosa mi è successo? Perché in questo momento assomiglio più a un demone assetato di sangue piuttosto che ad un angelo?
Un tonfo mi fa sobbalzare e, poco dopo, Pax appare sulla soglia del bagno.
Lo guardo spaventata e lui mi osserva esterrefatto, gli occhi spalancati e la guardia alta.
-Cosa sono diventata?- domando sussurrando mentre tremo terrorizzata da me stessa.
Il demone si avvicina a me con cautela e mi prende le mani nelle sue, stringendole.
-Hai bevuto quello che ti ha portato Aaron?- mi domanda non distogliendo lo sguardo.
Annuisco, la vista ora appannata:-Mi ha praticamente obbligata.
Sospira:-Vieni, ora siediti. Calmati, non è niente di grave.
Mi porta verso la scrivania e mi fa sedere sulla sedia. La sete continua a non passare e gli occhi istintivamente si spostano sul collo di Pax, più precisamente sulla sua vena pulsante che mi sembra incredibilmente appetitosa. Il demone sembra non accorgersene, o almeno non se ne cura, e mi studia attentamente.
-Guarda qua, ti sei sbucciata le mani e le ginocchia.- sospira tornando in bagno e riapparendo poco dopo davanti a me con una salvietta inumidita.
Inizia a tamponarmi i taglietti che probabilmente mi sono fatta quando mi sono inginocchiata a terra, dopo aver rotto la bottiglia. Intanto io mantengo lo sguardo fisso sul suo collo, riesco a stento a trattenermi dal saltargli addosso.
-Astrid, devi calmarti.- dice continuando a pulirmi il sangue dalle mani, la sua voce roca è autoritaria e dura.
-Non ci riesco. Io... io ho paura.- ribatto con il respiro affannato:-Ora... ho sete.
-Tu sei un ibrido, non un angelo puro, basta che tu beva poco sangue demoniaco per farti spuntare i canini e farti diventare gli occhi rossi. Non è niente di permanente, ma è qualcosa in grado di fortificarti, per questo Aaron ha voluto che lo bevessi. Per quanto riguarda la sete, ora devi essere abbastanza forte da riuscire a controllarla.- mi spiega lui guardandomi negli occhi, in attesa di qualche mia reazione.
-Lo odio, lo odio...- ringhio in risposta io:-Perché ha voluto farmi questo? Perché?
-I sentimenti negativi non ti aiutano di certo a controllare la sete.- sbuffa lui:-Aaron ti vede come una sua sottoposta ed in quanto tale devi essere forte, soprattutto in vista dei futuri scontri che scoppieranno con i demoni e gli angeli. Comunque, questo significa che per il momento lui non dubita di te, altrimenti non ti avrebbe fatto bere quel sangue, perciò non ci è andata così male. Dunque ora fai un respiro profondo, calmati e smettila di guardare il mio collo come se fosse uno spuntino prelibato, pensa ad altro.
Io distolgo lo sguardo, imbarazzata, e, dopo aver inspirato profondamente, gli domando:-Hai sfondato la porta?
Osservo l’ingresso e, più precisamente, la porta riversa a terra, scardinata, e poi il demone, che mi sorride debolmente ed annuisce.
-Ti ho sentita urlare e qualcosa rompersi e, quando ho bussato, non hai risposto. Non sapevo se ti fosse successo qualcosa, quindi sono entrato con la forza.
-Grazie.- dico abbozzando un sorriso.
-Non l'ho fatto per te, ma per Damien, che fa parte della mia famiglia. Da quello che ho capito lui tiene a te. Sai, forse non è conoscenza comune, ma i demoni sono molto legati alla propria famiglia e fanno di tutto per proteggerla.- replica lui sulla difensiva.
-Grazie comunque.- sbuffo roteando gli occhi al cielo, poteva anche fingere di essere stato carino per una volta.
-Come faccio a... far sparire gli occhi rossi e i canini?- gli domando poi, tornando alla realtà. Appoggio una mano sulla bocca ed inizio a tastarmi curiosa i canini affilati come lame.
-Per far rientrare i canini e far tornare i tuoi occhi come prima, devi innanzitutto smetterla di pensare al sangue, soprattutto al mio, ragazzina. Quindi inizia a respirare con la bocca per evitare di sentirne il profumo del sangue e vedrai che in poco tempo si sistemerà tutto. Inoltre, ti consiglio di tenere a bada le tue emozioni. Se ti fa sopraffare da esse, non riuscirai mai a riprendere il controllo di te e ti avviso che se proverai ad attaccarmi non ci andrò affatto piano.
Annuisco e faccio come mi ha detto.
-Ecco, ha funzionato.- mormora Pax d’un tratto, dopo diversi minuti, ed io subito mi porto le mani alla bocca e, non sentendo più i denti sporgere come poco fa, sorrido.
-Il sangue... non crea una specie di dipendenza?- gli domando un po' preoccupata.
-Se vuoi metterla in questi termini... Sì, crea dipendenza. Soprattutto a noi demoni che senza di esso ci indeboliremmo lentamente fino a morire.- mi risponde lui:-Ma non è una cosa di cui devi preoccuparti, non ne hai bevuto molto. E devi continuare così, se Aaron te ne porterà dell’altro bevine per non insospettirlo, ma vacci piano.
Sospiro.
Ho veramente bevuto del sangue e mi è piaciuto. Come ho potuto?
-La prossima notte, dopo esserti addormentata, mettiti in contatto con Damien. Devi riferirgli dove ci troviamo, devi fare in modo che riesca poi a percepire la tua presenza anche una volta che vi sarete svegliati. Digli inoltre che l’armata di Beatrix è molto numerosa e di portare qui quanti più demoni possibili, digli di partire quanto prima, dobbiamo essere noi a fare la prima mossa, non possiamo permetterci di aspettare che Beatrix abbia raggiunto l’apice delle proprie forze ed attacchi per prima. In seguito ti passerò altre informazioni, più dettagliate, riguardo ai turni delle guardie, a quali sono le aree sorvegliate e quali sono i punti deboli di questo nascondiglio da cui poter penetrare.- mi dice Pax interrompendo il filo dei miei pensieri.
-E se Aaron o Beatrix mi scoprissero?- domando ricordandomi dell'ultimo sogno in cui ho visto Damien e in cui è arrivato un Aaron piuttosto inferocito.
-Ci penserò io a distrarre Beatrix, è lei la minaccia maggiore. Tu invece puoi riuscire a non far entrare Aaron nei tuoi sogni, sei abbastanza forte per contrastarlo.- mi assicura lui.
-L'altra volta non ci sono riuscita.- ribatto io piuttosto scettica.
-L'altra volta eri troppo distratta e confusa anche solo per renderti conto che Aaron ti aveva scoperta. Questa volta, riuscirai a far filare tutto liscio. Anche perché ti conviene se non vuoi farti uccidere, perché se ti scoprisse di nuovo non ci andrebbe più piano con te.- mi avverte lui intimorendomi ulteriormente.
Annuisco e il demone, voltandosi verso l'ingresso, dice:-Manderò qualcuno a farti sistemare la porta. Se qualcuno dovesse chiederti qualcosa, la serratura si era bloccata ed io ti ho aiutata ad uscire.
-D’accordo.- mormoro in risposta ed il demone si dirige verso l'uscita senza aggiungere altro.
-Ciao.- mi affretto a dire prima che esca.
Lui si ferma, esitante, poi riprende a camminare e, poco prima di scomparire dalla mia visuale, con un filo di voce dice:-Ci vediamo.
Ed eccomi ancora qui. Di nuovo nell'immensa distesa di prato verde sovrastata da un manto blu scuro costellato di minuscole stelle luminose, anche se molte non sono visibili a causa della luna piena che illumina tutto il paesaggio.
I miei piedi a contatto con l'erba mi fanno sentire un po' di solletico, ma non posso farmi distrarre da una cosa del genere.
Devo riuscire a chiamare qui Damien, di nuovo, e devo riuscire a tenere fuori da questo sogno mio cugino Aaron.
Come nell'altro sogno, una leggera brezza calda mi investe, muovendomi i capelli, e mi spinge a voltarmi. Davanti a me c'è il demone a cui tanto ho pensato.
Mi guarda preoccupato e nei suoi occhi vedo molto dolore e molta nostalgia, uno sguardo che purtroppo ho visto fin troppe volte di recente.
Mi avvicino. Prima lentamente, poi più velocemente, e quando sono a pochi centimetri da lui, non esito a buttargli le braccia al collo e a stringerlo in un abbraccio.
All'inizio Damien si irrigidisce, come se non si aspettasse un simile avvenimento, più che comprensibile dato la diffidenza con cui l’ho sempre trattato, ma poi mi stringe forte tra le sue braccia in modo protettivo e quasi... possessivo.
-Io... sto recuperando i miei ricordi.- sussurro felice.
Le sue braccia che mi stringono forte sono così familiari e mi provocano una serie di brividi che percorrono il mio corpo dalla punta dei capelli a quella dei piedi.
-E ti sei ricordata di me?- mi domanda.
-Sì, e mi sono resa conto di quante bugie Aaron e Beatrix mi abbiano raccontato finora. Purtroppo però ci sono ancora molte cose che non ricordo...- gli rispondo malinconica.
Lui si allontana da me quel tanto che basta per guardarmi negli occhi:-Non importa, con il tempo ricorderai ogni cosa e se così non fosse creeremo nuovi momenti insieme da conservare nelle nostre memorie. L'importante è che tu, finalmente, abbia scoperto la verità.
-Aaron ti ha fatto del male?- mi domanda poi, preoccupato.
Io scuoto la testa:-Era solo furioso perché gli ho disobbedito e mi ha fatto sorvegliare da quella maledetta vipera.
Il volto di Sally mi appare davanti agli occhi ed un profondo fastidio mi investe. Subito le parole della ragazza riecheggiano nella mia mente, provocandomi uno strano malessere.
Faccio un passo indietro, interrompendo il nostro abbraccio, e noto la delusione farsi largo negli occhi di Damien.
-Voglio sapere una cosa, rispondimi sinceramente. Quante volte sei stato con... con Sally?- gli domando con un filo di voce sperando di essere stata abbastanza chiara perché non ho alcuna intenzione di ripetermi.
All'inizio lo vedo piuttosto confuso, poi noto il suo sguardo illuminarsi come se una lampadina si fosse accesa nel suo cervello.
-Non credo sia importante, almeno non in questo momento. Come ti è venuto in mente?- mi risponde lui, un sorrisetto sghembo sulle labbra che mi irrita ancora di più.
-Ho incontrati Sally, lei mi ha solo detto che sei piuttosto bravo.- ribatto inacidita mentre la rabbia si fa largo dentro di me.
Inizio ad indietreggiare e a guardarlo male.
-Due volte!- sbotta alla fine:-Ma dai, non farne un dramma! Non stavamo nemmeno insieme, io e te!
-Non siamo mai stati insieme! Non mi risulta che ci siamo mai detti che cosa siamo io e te!- controbatto io con sicurezza.
-Come? E tu credi che mi disperi per la prima che passa?!? Credi forse che io mi sia impegnato così tanto a cercarti perché di te non mi importa nulla?- risponde lui a tono, irritato:-Penso sia chiaro cosa c’è tra noi due.
Perché stiamo litigando? Com’è possibile che ora che finalmente possiamo vederci e che ho recuperato parte dei miei ricordi stiamo bisticciando? E la cosa che più mi fa imbestialire, è che la causa di ciò è quella maledetta vipera di Sally e ciò che mi ha detto. Alla fine ha ottenuto ciò che voleva, è riuscita a ferirmi e a farmi infuriare.
-Dimmi cosa siamo noi due!- urlo quasi:-Dannazione, una volta tanto non ti ucciderebbe usare le parole, sai? Non posso leggerti nel pensiero e tirare le somme da sola, ho bisogno di sapere cosa siamo, ho bisogno che tu mi dica che cosa provi una volta tanto.
Lui si zittisce e poi abbassa lo sguardo, interrompendo il contatto visivo.
Rimango in attesa per un tempo che pare infinito, ma il demone davanti a me si limita a rimanere in silenzio. Alla fine faccio un respiro profondo e riacquisto la calma:-Lasciamo perdere, con questa conversazione non arriveremo mai a nulla ed ora abbiamo cose più importanti di cui parlare.
Alle mie parole Damien solleva il capo, gli occhi spalancati e la bocca socchiusa, come se volesse dire qualcosa, ma la serra rapidamente e le mie ultime speranze svaniscono.
-Se ti interessa saperlo, l’ingresso del nascondiglio di Beatrix ed Aaron è quello.- borbotto infastidita indicandogli una montagna alla mia destra, oltre lo spiazzo in cui ci troviamo:-Non so perché, ma ogni volta che ti chiamavo nel mio sogno ti mostravo inconsciamente l’esterno del nascondiglio, forse già allora volevo che tu mi trovassi.
Il demone segue con lo sguardo la direzione da me indicata e sgrana gli occhi, incredulo.
-Ora apri bene le orecchie, non so quanto tempo io abbia prima di svegliarmi ed ho delle informazioni importanti da darti.- aggiungo poi con tono duro, evitando accuratamente di guardarlo negli occhi.
Appena mi rendo conto di avere la sua completa attenzione, gli riferisco quanto mi ha detto Pax.
-Questa è un’ottima notizia, devo subito riferirlo agli altri così da poter partire al più presto...- sussurra meditando tra sé mentre io mi volto, allontanandomi.
Questo maledetto demone, nello stesso modo in cui mi fa battere il cuore e mi mozza il fiato, o mi fa tremare le gambe e mi causa brividi in tutto il corpo, mi fa infuriare ed uscire di testa! Con poche semplici frasi è in grado di ferirmi, anche con il solo silenzio in realtà, ma nonostante ciò so di non poter fare a meno di lui e di non poterlo allontanare. So di averci già provato in passato e so di aver fallito miseramente.
Ora che gli ho comunicato quanto avevo da dirgli, ora che non c’è più bisogno che mi trattenga dal raggomitolarmi a terra e sprofondare in una spirale di autocommiserazione, voglio solo svegliarmi, nascondermi sotto le coperte e rimanere da sola.
-Astrid!- mi chiama lui correndomi dietro ed afferrandomi un polso, costringendomi così a voltarmi verso di lui.
-Per una volta, smettila di fare la bambina capricciosa.- mi dice abbozzando un sorriso, il tono di voce morbido e gentile.
-E tu smettila di fare l'arrogante presuntuoso che vuole sempre averla vinta.- borbotto io mettendo il broncio, anche se quel sorrisetto sulle labbra mi scalda il cuore e mi fa scordare la ragione per cui sono arrabbiata.
Ben presto la sua espressione si fa nuovamente seria:-Astrid, io non sono bravo ad esprimermi a parole. Anzi, per me è piuttosto difficile esternare ciò che provo, ma non voglio allontanarti né tanto meno ferirti per questa ragione. Ti ho già lasciato andare una volta senza poterti dire chiaramente quello che sento per te ed ora non ho intenzione di commettere lo stesso errore. Io ti amo, ti amo più della mia stessa vita e di qualunque altra cosa, ma nonostante ciò non sono in grado di definire a parole ciò che siamo io e te. Scegli tu come descriverci, qualunque cosa mi andrà bene purché tu mi permetta di rimanerti accanto.
Io sussulto sorpresa mentre altri brividi percorrono il mio corpo. Il mio cuore scalpita, come se volesse uscire dal petto, ed il fiato mi si blocca in gola. Sento le orecchie fischiarmi e le guance in fiamme, lo ha detto davvero? Non me lo sono immaginata, vero?
E mentre il mio cervello va in tilt, Damien annulla la distanza tra di noi e mi bacia.
Non lo respingo, anzi stringo le braccia intorno al suo collo per approfondire il bacio mentre lui mi cinge la vita e mi solleva di qualche centimetro da terra. La mia testa si svuota e non posso che perdermi nel dolce contatto tra le nostre labbra. Solo ora mi rendo realmente conto di quanto mi mancasse toccarlo e baciarlo.
Quando ci separiamo per riprendere fiato, siamo così vicini che i nostri respiri si fondono.
-Anch'io ti amo.- sussurro io, felice come non lo ero ormai da tanto tempo.
Lui sorride e mi accarezza una guancia delicatamente, appoggiando la sua fronte sulla mia e chiudendo gli occhi facendo alcuni respiri profondi:-Lo so, perdonami se ti ho fatto aspettare, se non sono riuscito a dirtelo prima.
-Non importa, tutto sommato meglio tardi che mai.
Dopo qualche attimo di silenzio, ci sediamo di comune accordo nell'erba umida. Lui mi stringe tra le sue braccia ed io appoggio la testa sulla sua spalla, iniziando a raccontargli ogni cosa, senza alcun freno. O quasi, c'è un piccolo dettaglio che ho deciso momentaneamente di trascurare, cioè che ho bevuto del sangue e che... sono cambiata. So che non ho motivo di temere il suo giudizio, ma non voglio ugualmente che lo sappia, soprattutto ora che possiamo goderci qualche attimo di tranquillità.
Quando termino seguono alcuni attimi di silenzio prima che io lo senta ridacchiare:-Non posso credere che Pax sia ancora vivo, non lo vedo da una vita. Però, il fatto che sia riuscito ad ottenere la fiducia di Beatrix, è per noi un grande vantaggio. Certo, mi dispiace un po’ per lui, conoscendo il suo carattere sono sicuro che non sia molto contento di dover avere così tanto a che fare con te.
Scoppia a ridere divertito ed io lo lincio con lo sguardo, ma poi sorrido ripensando a quante volte gli ho fatto perdere le staffe.
-Sai, io e Shawn non abbiamo mai smesso di cercarti. A tal proposito... se riesci prova a portare qui lui la prossima volta. Non vorrei mai rinunciare a vederti per farti trascorrere del tempo con lui, ma è davvero a pezzi, tra Roxy che si vede con un altro e tu che sei sparita è distrutto. Senza contare che si sente in colpa per la tua cattura, anche se alla fine ha fatto la cosa più ragionevole impedendomi di gettarmi a capofitto in uno scontro che mi avrebbe portato a morte certa.
Shawn... a sentire le parole del demone provo una fitta al petto.
-Roxy si vede con uno?! Ma... come sta?
-Non sta molto bene, le manchi. Quando siamo tornati a casa era lì che ci aspettava, infuriata nera. Ci ha insultati a più non posso, ha tentato di prenderci a pugni e calci e ci ha dato tutta la colpa della tua scomparsa. Sai, mi chiedo per quale ragione tu ti preoccupassi della sua incolumità, quella pazza ha un destro micidiale.
-Sebastian ha sfruttato la sua posizione agli Inferi per mobilitare alcuni dei suoi migliori soldati, ma senza ottenere alcun risultato. Anche alcuni angeli del Paradiso hanno tentato di contribuire con le ricerche. Dopo quanto accaduto a Gionata, sono impazienti di neutralizzare la minaccia. Tuttavia i poteri di Beatrix riescono a nascondere questo luogo e finora ci è stato impossibile trovare anche solo una traccia da seguire.
-Ora, grazie a te, sappiamo dove andare. Ti prometto che io e Shawn ti riporteremo a casa, a qualunque costo.- mi dice lui con sicurezza, accarezzandomi la schiena.
Sospiro, spaventata da quello che potrebbe accadere, è vero che voglio poter tornare a casa, ma non voglio che Damien e Shawn corrano alcun rischio, anche se ciò sarà inevitabile, lo scontro ormai è alle porte.
-Mentre ti cercavo, ho incontrato tuo padre.- dice all'improvviso interrompendo il silenzio ed io mi pietrifico:-Ti somiglia tanto.
-Non mi interessa, non voglio sapere niente di lui.- dico serrando la mascella:-È un estraneo che non ha mai fatto niente per me e per mia madre.
-Si chiama Nikòlaos. Si è impegnato molto nelle tue ricerche, spesso abbiamo collaborato ed alla fine mi ha confessato che non avrebbe mai voluto abbandonarvi, ma che è stato costretto per proteggervi, se fosse rimasto avrebbe attirato troppa attenzione su di voi.- mi dice e, notando il mio turbamento, inizia a cullarmi tra le sue braccia.
Nikòlaos.
Il nome di mio padre.
All’improvviso, prima che io possa dire qualsiasi altra cosa, un campanello di allarme inizia a suonare all'impazzata nella mia testa. Riesco a percepire con chiarezza che qualcuno sta provando ad entrare prepotentemente nel mio sogno.
-Cosa c'è?- mi domanda Damien notando la mia espressione preoccupata.
-Penso che Aaron stia cercando di entrate nel mio sogno.- gli spiego io chiudendo gli occhi.
Voglio che se ne vada. Non posso permettermi che mi colga in flagrante, altrimenti questa volta potrebbe davvero uccidermi.
-Riesci a impedirglielo?- mi domanda il demone allarmato.
-Forse.- replico insicura.
Immagino un imponente cancello bloccato da delle robuste catene ergersi davanti al percorso di Aaron, per bloccarlo. Immagino Aaron stesso intrappolato, anche il più piccolo movimento gli è impossibile.
Ormai, però, è giunto il momento di salutarci.