Il pretesto
«Ciao J.B.!» esplose di gioia la principessa Charlotte, sgranando i suoi occhi blu nel vedere il maggiore dei due Vindaci.
Immediatamente si alzò dalla sedia e gli corse incontro a braccia aperte, nonostante l’abito non le permettesse movimenti troppo bruschi. I lunghi capelli corvini, tenuti sciolti, svolazzavano in tutte le direzioni mentre il corpo esile e atletico della principessa si muoveva a tutta velocità verso J.B. Quando lo raggiunse, lo abbracciò come una bimba afferra il proprio genitore.
La sensazione provata da Charlotte era di uno straordinario calore umano, un intenso conforto e un profondo senso di pace.
«Ciao Charlotte, e ciao anche a te Maria!» disse J.B. ricambiando affettuosamente l’abbraccio e spostando lo sguardo dalla principessa alla dama di compagnia.
Maria si trovava in piedi vicino alla sedia dove qualche attimo prima era seduta Charlotte, intenta a riporre la spazzola che stava utilizzando per pettinare la principessa.
Quanto a bellezza, Maria non aveva nulla da invidiare alla principessa. Il suo fisico slanciato e statuario non la faceva sfigurare né al fianco della principessa né a quello delle altre sovrane dei Regni. Anche dinanzi al metro e novanta di Maurice a volte riusciva persino a rendere il suo sposo quasi invisibile. Questo soprattutto perché, al contrario della principessa, assumeva un atteggiamento sensuale e provocante. I suoi penetranti occhi azzurri completavano quel quadro vivente.
L’unica variazione rispetto al tempo passato sull’Astrolabe riguardava la pettinatura e il modo di vestire: i lunghi capelli neri erano stati tagliati a caschetto, mentre i vestiti, che lasciavano intravedere l’abbondante seno, erano stati sostituiti con abiti più sobri. Sorridendo nell’osservare l’abbraccio tra i due amici, Maria si avvicinò, salutando il nuovo arrivato.
«Ciao J.B., ormai ero convinta fosse impossibile rivederti con l’uniforme dell’Élite e ben rasato!» notò rivolgendosi al cognato.
Infatti, nell’ultimo periodo, durante il trasloco da Melam all’Officina reale, J.B. aveva abbandonato momentaneamente la divisa, utilizzando abiti civili più comodi per le lavorazioni manuali. Al tempo stesso, per pigrizia, si era lasciato crescere una barba ispida sul viso.
Ora, al cospetto delle due donne, appariva sbarbato e in uniforme, che copriva gran parte delle sue cicatrici, lasciando in vista solamente quelle su viso, mani e collo, ed esaltava il suo corpo massiccio e poco più alto di Maria. Rispetto al periodo sull’Astrolabe, differiva solo per i capelli che da corti e scuri avevano acquistato qualche centimetro in lunghezza.
«Charlotte, dovresti mantenere un certo decoro e un comportamento moderato, come si addice a una principessa!» sentenziò Maria, rivolta alla sua amica e sovrana, e indirizzandosi nuovamente a J.B. disse: «Come mai di nuovo in versione Élite? È successo qualcosa?».
«Suvvia Maria, almeno tra amici permettimi di liberarmi un po’ dall’etichetta!» sbuffò Charlotte e rivolgendosi a J.B. «Già, perché in veste ufficiale?»
«Sono qui perché volevo chiedere udienza al re e, approfittando dell’occasione, ho pensato di passare a salutarti e fare quattro chiacchiere con te, Charlotte, visto che erano un paio di mesi che non ci vedevamo» rispose allegro J.B. e, incrociando le braccia davanti al petto con un’espressione pensierosa, disse: «Inoltre, sono curioso di avere notizie di Marcos e delle spedizioni, ma soprattutto mi piacerebbe sapere se è riuscito a trovare suo padre».
A quella domanda l’espressione solare della principessa divenne cupa. Abbassando la testa rispose all’amico: «Non ancora, sperava di riuscire a trovarlo in breve tempo per permettergli di presenziare al matrimonio, per questo ha chiesto a me e a mio padre di rinviare le nozze!».
Maria, cercando di confortare la principessa, le poggiò il braccio intorno alle spalle. «Vedrai che Marcos troverà presto suo padre, almeno grazie alle notizie giunte da Durin di Dolina sa che è vivo!»
«Esatto! Ero presente mentre Marcos apprendeva la notizia. Seppur ferito dopo lo scontro con Ziz, lo hanno visto allontanarsi dal luogo della battaglia contando solo sulle sue forze! Quella notizia ha giovato molto al nostro amico, soprattutto considerando l’ammontare dei caduti di quello scontro. Da quel giorno Marcos non ha mai smesso di sfogliare il taccuino consegnatogli dal padre anche se da allora di lui si sono perse le tracce» aggiunse J.B.
«Ho ancora i brividi lungo la schiena a ripensare a quel Ghrome! Eppure, ne abbiamo incontrati e abbattuti parecchi» commentò scuotendo la testa Maria, sulla cui spalla fece capolino Rufalplan, lo scoiattolo di Foschilandia che, dopo averla aiutata a catturare Pan nella foresta Palladio, era divenuto il suo animale di compagnia.
«Già! È proprio a tal proposito che ho chiesto a Ein di incontrare tuo padre» disse J.B. rivolgendosi alla principessa.
«In che senso?» domandò Charlotte.
«Vorrei chiedere al re di domandare agli altri sovrani il permesso di arruolare un nuovo equipaggio, che come missione abbia quella di eliminare definitivamente dal pianeta la minaccia dei Ghrome!»
«Ma non ci sono avvistamenti di Ghrome da diversi mesi ormai! E comunque non mentirci J.B., la tua è solo una scusa per poter andare a cercare tuo nonno, non è vero?» esclamò la principessa, arcuando un sopracciglio.
«Acuta come sempre! Ebbene sì, il vero motivo è proprio quello, ma certamente non posso presentarmi da tuo padre chiedendo un intero equipaggio a lui e agli altri sovrani per scorrazzare tra i Regni a cercare una sola persona! Però, come ho avuto modo di constatare, il re è abile a sfruttare le richieste che gli vengono presentate» rispose J.B. allargando le braccia. Lo stesso si diceva riguardo a quando Marcos aveva chiesto al re di rinviare il matrimonio per permettere che anche Rui Pedro fosse presente. Il re non si era lasciato sfuggire l’occasione di sfruttare le abilità precognitive di Marcos, suggerendo a quest’ultimo di divenire il suo portavoce durante gli scambi commerciali con gli altri sovrani di Kokha.
«Okay! Ma verrò anche io insieme a te, e oltre a tuo nonno cercheremo anche Rui Pedro» enunciò Charlotte voltandosi e dando le spalle all’amico.
«No, non se ne parla!» alzarono la voce all’unisono J.B. e Maria, facendo sussultare la principessa.
A quelle parole Maria, rivolgendosi a J.B. e indicandolo con l’indice aggiunse: «E tu! Non ti sognare minimamente di fare questa richiesta a tuo fratello!».
A quella minaccia J.B. alzò le braccia in segno di resa e sospirando pensò: Ma non dovrebbe essere Maurice a decidere se intraprendere questo viaggio?
«Comunque, considerando che non mi vuoi, che ti è appena stato impedito di portare con te tuo fratello da Maria e che Marcos sarà alle prese con le varie spedizioni per conto di mio padre, chi vorresti arruolare nel tuo futuro equipaggio?» domandò sorniona Charlotte, inchinandosi leggermente in avanti verso J.B. con le mani appoggiate sui fianchi.
«Per cominciare, ho già chiesto a Utara, Gider e parte del suo equipaggio di partecipare. Qualcuno di loro ha declinato l’offerta, mentre qualcun altro ne era entusiasta.»
«Quindi al momento il nuovo equipaggio è esiguo!» sentenziò Charlotte.
«Potremmo dire di sì al momento, ma in ogni caso devo prima convincere il re» rispose senza scomporsi J.B.
«Vedi che quindi ti servo, e soprattutto ti servirà il mio aiuto per convincere mio padre. E chissà che viaggiando non scopriremo posti nuovi, come per esempio altre città o altri Regni. In fondo conosciamo solamente due terzi del pianeta. Magari nei tempi passati qualche esploratore o viaggiatore avrà fondato una nuova città, in una di queste potrebbe esserci tuo nonno. In fondo era un genio, come dimostrano le sue invenzioni qui nella città interna di Golena» volò con la fantasia la principessa, portandosi il dito indice sulle labbra.
«Non trovo impossibile la cosa, tuttavia preferirei che tu rimanessi qui, Charlotte. E ti spiego anche il perché.»
A quelle parole, la principessa incrociò le braccia di fronte al petto e assunse un’espressione di diniego, ma non interruppe l’amico.
«La sola ragione per cui non ti chiederò di accompagnarmi in questo viaggio è perché ho bisogno delle tue capacità di reperire informazioni. Soprattutto sui Ghrome che non abbiamo incontrato o dei quali non sappiamo nulla, così da non farci cogliere impreparati durante gli scontri. E quale luogo migliore se non la biblioteca di Golena? Inoltre, grazie alla nuova invenzione di Maria e Maurice, potremmo comunicare in tempo reale» concluse J.B. con un sorriso.
«Senza contare cosa direbbe Marcos al rientro dalla spedizione da Dolina nel non trovarti ad accoglierlo! Soprattutto nel fortuito caso che sia anche riuscito a trovare suo padre. Vuoi rinviare nuovamente le nozze?» aggiunse la dama di compagnia con un pizzico di sarcasmo.
«Uff! D’accordo, mi avete quasi convinta. E come farai senza un medico di bordo capace come me?»
«Ci penserò in seguito. Vedrai che qualcuno bravo, anche se non alla tua altezza, riuscirò a trovarlo» rispose ammiccando il giovane Vindaci.
«Va bene, ci rinuncio. In ogni caso ti aiuterò come potrò, sia per convincere mio padre, sia per informarti sulle notizie che riuscirò a reperire, ma solo se mi prometti che cercherai anche Rui Pedro.»
Durante quest’ultimo scambio di opinioni, Rufalplan, ben saldo sulla spalla di Maria, squittì verso di essa. «I tuoi amici sono pazzi per caso? L’idea di eliminare i Ghrome renderebbe felice chiunque, ma hanno presente la forza che possiedono? È vero che ne avete abbattuto qualcuno, ma non sapete nulla di quelli che scorrazzano ancora in giro tra le lande desolate. E credimi, ho sentito di parecchi dei miei simili che sono riusciti miracolosamente a sfuggire ad alcuni di questi!»
«Bene Rufalplan, vorrà dire che sarai utile anche tu a reperire informazioni da comunicare a J.B.!» disse a voce alta Maria, accarezzando lo scoiattolo.
«Ah, umani…» blaterò l’animale, spostandosi da una spalla all’altra di Maria.
«Cosa ha detto il nostro piccolo amico, Maria?» domandò incuriosita la principessa.
«Che si prodigherà insieme ai suoi amici per ottenere altre informazioni che possano risultare utili!» mentì Maria.
«Non è affatto quello che ho detto!» stridette lo scoiattolo senza che i presenti, a parte Maria, potessero capirlo.
Ignorando l’opposizione Maria aggiunse: «Non è vero mio piccolo amico? Altrimenti niente ghiande!».
«Questo è un ricatto bello e buono. Lo sai che per le ghiande farei qualsiasi cosa! Comunque, se non correremo rischi inutili, proverò ad aiutarvi» commentò lo scoiattolo.
Fu così che i primi obiettivi di J.B. si concretizzarono. Ora sapeva che avrebbe avuto man forte da parte della principessa per convincere il padre a farlo partire e, allo stesso tempo, era riuscito a convincere le due donne ad aiutarlo, ricercando notizie che potessero in qualche modo agevolarlo nel viaggio.
Così facendo Charlotte, Maria e Rufalplan divennero il quartier generale della spedizione.
Ora non restava che sottoporre il progetto al re e sperare che quest’ultimo lo approvasse senza esitazioni. Altrimenti sarebbe stato difficile convincerlo, anche con l’aiuto di Charlotte.
Ma J.B. era ottimista. Infatti, già pensava al rientro a Melam, alla vecchia fucina Vindaci da poco trasformata in alloggio e sala di addestramento. Proprio come avrebbe voluto il suo defunto mentore Guglielmo, che aveva come obiettivo di insegnare alla gente e ai ragazzi del Regno di Golena come difendersi dai pericoli.
Ormai alle porte della sala del trono, perso nei suoi pensieri su cosa preparare per la partenza e come avvisare i clienti della sala di addestramento, venne riportato alla realtà da Charlotte, che alle sue spalle gli disse: «Sai J.B., sono molto preoccupata per Marcos, ho una brutta sensazione a riguardo. È vero che al momento pare ci siano meno pericoli, però ero molto più tranquilla quando eri con lui!».
«Non dovresti, sai meglio di me le qualità e le capacità che ha Marcos! Vedrai che a breve tornerà, e sono certo che riuscirà a trovare Rui Pedro, così finalmente potrete sposarvi» la consolò, mentre varcavano la soglia della sala del trono e si apprestavano a trovarsi al cospetto del re Daugì.