Chapter 17

879 Words
Il potere dell’amore È stato doloroso dirsi addio, ma la vista della mia costa e l’aria di casa che già sento dalla prua di questo traghetto mi rasserenano un po’. Sono ancora intontita dalla nottata passata con Felipe. Quando hanno chiuso le danze mi ha accompagnata a casa e siamo rimasti seduti sul portico abbracciati fino all’alba. Mi ha detto che non rinuncerà a me così facilmente, mi ha promesso che mi ritroverà e la prossima volta che mi stringerà tra le sue braccia sarà per sempre. Sembrava sincero. È curioso come noi piccoli esseri mortali e insignificanti ci sentiamo in diritto di appropriarci di termini che non ci appartengono. “Per sempre” detto da un essere umano la cui vita media si aggira intorno ai settant’anni, è quasi patetico. Ma credo sia questo il potere dell’Amore. Il dono che ci è stato concesso dalla magnanimità dell’universo per farci scorgere appena la sua vastità, l’incommensurabilità, l’armonia e la bellezza di cui facciamo parte, anche se in minimissima dose. Alessio è accanto a me, mi porge un tè e si affaccia a scrutare il mare, sembra pensieroso, come me, d’altronde. Sembra proprio che la magia di quel posto senza tempo ci stia abbandonando lasciandoci ricadere nella nebbia della nostra quotidianità. Il ritorno a casa è sempre un viaggio più breve dell’andata, non ho mai capito perché. Alle 14:30 mi sono già riappropriata della mia sdraio, del mio tavolino di vimini e del mio pc. Controllo la posta, rispondo alle varie mail e poi scrivo a Fabrizio. Lo chiamerò con calma stasera. Alessio sta suonando, tra qualche giorno dovrà partire per il Giappone dove si esibirà, mi piacerebbe accompagnarlo ma non posso, voglio finire il mio libro. Capitolo 6 Mi svegliai nel lettone insieme a lui, non ricordavo con precisione quando avevamo deciso di abbandonare il divano e c’eravamo trasferiti su in camera ma poco importava in quel momento. Lui dormiva ancora e il suo viso era di una perfezione disarmante; adesso che potevo osservarlo con calma e senza essere turbata dal suo sguardo, mi accorsi che c’era qualcosa nei suoi tratti somatici, forse la forma della bocca o il taglio degli occhi, che mi erano familiari. Mi sentivo così serena dentro, un’ondata di pace m’invadeva tutta, mentre seguivo con un dito i lineamenti di quel viso che adoravo. Quando aprì gli occhi e mi guardò sorridendomi, una scossa elettrica mi attraversò tutta, riattivando ogni piccolissima cellula del mio essere. Lui parve accorgersene, mi si avvicinò e mi strinse in un abbraccio che non dimenticherò mai. Ma era reale tutto questo? Lui era lì in carne e ossa o era frutto della mia immaginazione? Stavo impazzendo, ne ero sicura, la mia mente mi stava proteggendo dal dolore in questo modo, aveva partorito quell’essere straordinario che mi adorava sopra ogni altra cosa, per non farmi sprofondare completamente negli abissi bui del non ritorno. Ancora una volta, Robert mi stupì reagendo come se mi stesse leggendo nella mente. Mi chiese se ero a mio agio e se stessi bene. Io gli dissi che stavo fin troppo bene, che lui, quella casa e quello che provavo quando ero in sua compagnia era troppo perfetto, troppo bello per essere vero. Lui rise di gusto, poi si mosse con una velocità assurda e mi ritrovai la sua bocca sulla gola; mi diede un morso che mi fece trasalire e ridendo mi disse che se fosse stato un sogno non avrei sentito male! Sembrava che si stesse divertendo a prendermi in giro in quel modo ma io ero troppo contenta per arrabbiarmi davvero con lui. Mi misi a mordicchiarlo anch’io e continuammo a giocare su quel lettone come bimbi felici e ignari del resto del mondo. Eravamo soli e al centro di un universo che ci ruotava attorno, noi eravamo il sole, noi bastavamo a noi stessi e non avevamo bisogno di niente altro. Quei due giorni in quella casa volarono con una rapidità allucinante. A parte qualche breve escursione nei boschi e una cena al sacco ai margini di un lago poco lontano, il resto del tempo lo passammo in quel lettone, ad amarci e conoscerci, come se ce ne fosse bisogno. Il rientro a casa fu desolante, salutarlo mi mise addosso un senso di angoscia profonda, chissà quando l’avrei rivisto. Stargli lontano dopo quei giorni mi procurava un dolore fisico assurdo, era come aver perso un pezzo di me. Mi sentivo disorientata e facevo una fatica enorme a riprendere il ritmo della vita di ogni giorno. Fuori da quel luogo incantato tutto sembrava così grigio! Avrei tanto voluto barricarmi in quella casa insieme a lui e non uscire più. Quella sera poi non mi chiamò neppure ma si limitò a mandarmi un sms con su scritto: “Non pensavo di poterti amare più di così, non sai quanto ti ho aspettata.” Ero devastata dall’intensità dei sentimenti che provavo per lui e che sembravano ricambiati con lo stesso ardore. Ero soprattutto terrorizzata dall’idea che tutto potesse finire con la stessa velocità con cui era iniziato. In fondo, non sapevo molto di lui, della sua vita, lui non ne parlava mai direttamente e io non riuscivo a chiedere, mi faceva quasi soggezione, provavo un certo disagio nel voler conoscere particolari che chiaramente non aveva voglia di raccontare, almeno non adesso, speravo che col tempo si sarebbe fidato di me. Per il momento dovevo accontentarmi di quello che avevo e che era già tanto, tantissimo.
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