Il joint ses piés, se resaut ens la mer. Questo folletto che ritroveremo, e che darà nuova prova a Huon della sua fedele amicizia, è una figura mitica importante del poema, e credo che la sua importanza non sia stata riconosciuta come doveva. Egli ci ricorda certe trasformazioni anteriori di uomini e di numi in pesci, e specialmente quella del famoso nano Andvari dell'Edda, possessore d'immensi tesori e dell'Andvara-nant, anello famoso del quale avrò più tardi occasione di discorrere.
Nella Bataille Loquifer, poema affine al ciclo di Guillame au cor nez, si trova un demonio chiamato Isembart, che è stato lungamente mostro marino, ma non somiglia al bellissimo Malabruno; anzi, è orribile nell'aspetto, ha il naso dietro la testa, un occhio sulla fronte e l'altro sotto il naso, e certe orecchie così lunghe che può con esse coprirsi tutto il corpo. Queste orecchie lo fanno somigliare ai Conmains, che Huon incontrò, come abbiamo già visto, nel suo viaggio.
Dopo la scomparsa del pietoso Malabruno, Huon si dirige verso la città di Gaudisse. Il portinaio gli domanda se è saraceno. Huon dimentica la promessa fatta ad Oberon, mente dicendo di sì e poi entra, mentre il giullare, prima di narrarci le portentose avventure del sire di Borgogna in Babilonia, domanda una mercede generosa agli uditori cortesi.
Huon giunge sino al palazzo dell'ammiraglio, mostrando l'anello tolto al gigante Orgoglioso, ed entra in un frutteto, dove sono raccolte tutte le specie di frutta create da Dio. Una fontana che viene dal Paradiso rende la giovinezza ai vecchi più decrepiti. Una serpe, vicino a questa fontana, uccide i cattivi ed i traditori che si accostano ad essa. Huon beve quell'acqua, dimentica il suo messaggio, ma trema sempre nel pensare ad Oberon, perché teme di aver perduto la sua amicizia. Infatti suona il corno, e nessuno accorre presso di lui. Il corno ha conservato la sola virtù di rallegrare la gente, poiché nell'udirlo l'ammiraglio e quelli che si trovano con lui incominciano a cantare. Gaudisse, spaventato, comanda ai suoi uomini di prendere l'incantatore che li ammalia. Huon invoca la Vergine ed entra arditamente nel palazzo, con l'elmo sul capo e la spada in pugno. Alla tavola dell'ammiraglio, il quale, per una di quelle stranezze tanto frequenti nei poemi cavallereschi, celebra quel giorno la festa di San Giovanni, siede un saraceno potente, fidanzato della bella Esclarmonda.
Con un colpo di spada, Huon fa cadere la testa del saraceno, ed il sangue di costui ricade su Gaudisse. Huon si rallegra, perché ha dato buon principio alle imprese che deve compiere per ordine di Carlomagno, e Gaudisse non ardisce offenderlo, perché ha al dito l'anello dell'Orgoglioso, del quale è vassallo. Huon bacia anche tre volte innanzi a tutti Esclarmonda, che s'accende d'amore per lui, poi impone a Gaudisse, in nome di Carlomagno, di ricevere il battesimo e di mandargli il tributo richiesto.
Gaudisse s'adira e ricusa. Ha già fatto scorticare e salare quindici messaggeri di Carlomagno; Huon riceverà la stessa punizione. Egli vuol sapere in qual modo il giovine sia venuto in possesso dell'anello appartenente all'Orgoglioso. Huon risponde che ha ucciso il gigante. Gaudisse comanda ai suoi baroni di legare Huon, che viene assalito da ogni parte e a cui sono tolte le armi, il corno d'avorio e la coppa.
Gaudisse domanda consiglio ai baroni, per sapere a quale supplizio debba condannare Huon. Uno di essi gli dice che, celebrandosi la festa di S. Giovanni, non può fare giustizia senza mancare alla sua legge. Huon è messo in prigione; Esclarmonda va a visitarlo e gli promette la libertà, purché l'ami. Huon dice che non vuole amarla perché è saracena. L'ha baciata per ubbidire a Carlomagno, ma non per altro. Esclarmonda comanda ai carcerieri di lasciarlo digiuno. Huon resiste per tre giorni, e al quarto si arrende. Amerà Esclarmonda, e questa promette di farsi cristiana e di liberarlo, purché la conduca seco in Francia. Per ordine della fanciulla, un carceriere va ad annunziare la morte di Huon a Gaudisse, che raccomanda l'anima sua a Maometto.
I tredici compagni di Huon rimasti nel palazzo che apparteneva all'Orgoglioso aspettano per quattro mesi l'eroe. Un giorno arrivano innanzi al castello trenta pagani su una nave. I cavalieri li uccidono, e con quella nave partono per andare alla ricerca di Huon, accompagnati dalla bellissima Sibilla, sua cugina. Finalmente giungono alla corte di Gaudisse. Il vecchio Girolamo si dice suo nipote, e gli dona come tributo i dodici cavalieri francesi. L'ammiraglio dovrà tenerli in prigione fino alla festa di S. Giovanni. Allora serviranno di bersaglio ai suoi arcieri.
I Francesi s'incontrano in carcere col sire di Borgogna, e gli dicono che Girolamo è un rinnegato e li ha traditi. Huon ride, perché ha indovinato le intenzioni di Girolamo. Questi giunge nel carcere con Esclarmonda, e abbraccia con grande affetto Huon.
Agrapart, orribile gigante fratello dell'Orgoglioso, giunge alla corte di Gaudisse e vuole vendicare il fratello. Esclarmonda confessa al padre atterrito che Huon è vivo, e lo prega di lasciarlo combattere contro il gigante. Il cavaliere di Francia acconsente al duello, purché gli rendano la coppa, il corno e l'usbergo. Gli viene dato quanto gli appartiene. Egli consegna la coppa e il corno a Girolamo, e si confessa e domanda perdono a Dio prima d'indossare l'armatura; quando poi gli riesce di metterla senza difficoltà, comprende che Oberon lo ha perdonato.
Il gigante Agrapart offre in moglie a Huon sua sorella, che è più alta di lui, nera come l'inchiostro, e ha i denti lunghi una spanna. Huon respinge con orrore la proposta, e uccide Agrapart.
Gaudisse, riconoscente, fa sedere Huon alla sua tavola e gli domanda se vuole restare con lui o tornare in Francia. Huon non risponde, e si fa portare la coppa. Dopo aver fatto notare all'ammiraglio che è vuota, la riempie, facendo su di essa il segno della croce. Appena è toccata dall'ammiraglio il vino scompare. Gaudisse crede che si tratti di un incantesimo:
Et dist Gaudisse: Vous m'avés encanté.
Huon gli dice che è la sua malvagità a far sparire il vino dalla coppa. Pensi a convertirsi, per amore verso l'anima sua. Se vuole persistere nell'errore, i nemici invaderanno la sua buona città.
L'ammiraglio dice a Huon che è un diavolo. Vorrebbe sapere chi verrà in suo soccorso. Il cavaliere francese suona il corno, e Oberon entra subito in Babilonia. I suoi soldati invadono in un attimo la città, ed egli sale nel palazzo. Huon lo vede, corre ad abbracciarlo e gli dà il benvenuto. Oberon dice che l'aiuterà sempre, purché segua i suoi consigli. 10
I baroni vincono i pagani nella città, e Oberon rimette l'ammiraglio nelle mani di Huon. Il nano dichiara che si convertiranno non avranno nulla da soffrire, e più di duemila pagani si lasciano battezzare.
Huon domanda a Gaudisse se vuole convertirsi. Questi ricusa, e Oberon grida: – Huon, perché tardi? Prendi la testa di quel malvagio e potrai dare a Carlomagno ciò che vuole –. Huon tronca il capo all'ammiraglio e:
Le barbe prent qui pendoit sor le nés,
Puis li osta. IIII. dens maiselers.
Col soccorso di Oberon, il cavaliere francese ha dunque potuto prendere la barba e i quattro denti di Gaudisse che deve portare a Carlomagno. E poiché la sua vita dipende dal modo nel quale avrà eseguito gli ordini dell'imperatore, prega Oberon di nasconderli in luogo sicuro. Questi comanda che restino nascosti nel fianco di Girolamo.
– Huon, – dice il nano, – debbo tornare a Monmur. Conduci con te la figlia di Gaudisse, ma se non vuoi perdere la mia amicizia, non parlare d'amore finché non l'avrai sposata a «Romme, la mirablecité»; se mancherai alla promessa, sarai colpito da nuove sventure.
Huon promette ciò che vuole il nano, ma quando si trova con Esclarmonda sulla nave che li conduce in Francia, manca alla parola data, e scoppia intorno alla nave una violenta tempesta. I giovani sono gettati sopra un'isola deserta, dove approdano certi marinai saraceni che riconoscono Esclarmonda, la rapiscono e lasciano nell'isola Huon con gli occhi bendati e le mani legate. Oberon conosce la sventura di Huon, e ricordandosi di lui piange con i suoi begli occhi. I suoi uomini gli dicono: – Gentile signore, che avete? – In fede mia, – risponde Oberon, – lo saprete. Ricordo l'infelice Huelin al quale ho dato il mio affetto, e che ho aiutato ad uccidere l'ammiraglio.11 Il nano continua a raccontare i casi di Huon; il suo cavaliere Gloriano gli parla del peccato di Adamo e del perdono di Dio. Allora Malabruno si getta ai piedi del re e dice: – Signore, lasciate le vostre crudeltà e aiutate il giovanetto –. Oberon risponde: – Non lo farò –. Malabruno dice: – Andrò io, se volete. – Vai, – risponde Oberon, – ma ti voglio fare questo dono: sarai per ventotto anni folletto nel mare, senza contare i trent'anni ai quali sei già condannato, e dovrai riportarmi la mia corazza, la coppa ed il corno d'avorio.
Malabruno accetta, e giunge ben presto a tre leghe dall'inferno, nell'isola di Mosè, dove ritrova Huon disperato che maledice spesso Oberon. Malabruno domanda a Huon se dorme, o se è desto. Huon vuole sapere con chi parla. Malabruno risponde che è il «luiton» che lo portò sul mar Rosso, e che l'ama come una madre può amare il suo figliuolo. Huon chiama fratello Malabruno, lo supplica di togliergli la benda e di slegargli i polsi, poi vuol sapere chi l'ha mandato. Malabruno gli dice a quale patto ha ottenuto di poterlo soccorrere. Per amor suo ha lasciato che gli venisse quasi raddoppiata la pena, e deve anche riportare a Oberon la corazza, la coppa e il corno. Huon maledice di nuovo Oberon, ed è avvertito da Malabruno che il nano sa quello ch'egli dice.
Il giovane si mette a cavallo sul «luiton», che lo porta sopra un'altra spiaggia e l'abbandona raccomandandolo a Dio. Huon maledice di nuovo il nano, poi incontra un menestrello che lo crede un uomo selvaggio e lo prende al suo servizio. Huon mente per far dispetto al cattivo nano, e dice al menestrello che è africano e che navigava con certi mercanti. La nave è affondata, ed egli ha potuto salvarsi con l'aiuto di Maometto.
Il menestrello dice che era al servizio di Gaudisse, e maledice un certo Huon che l'ha ucciso. È diretto presso Ivorino, fratello di Gaudisse. Giungono alla corte d'Ivorino, che vuole prendere Huon al suo servizio e gli domanda quello che sa fare. Il giovane risponde che conosce molti mestieri. Sa tenere nella muda uno sparviero, sa cacciare il cervo ed il cinghiale, servire a tavola e giocare benissimo ai dadi ed agli scacchi. – Ecco, – dice l'ammiraglio, – voglio provarti al giuoco degli scacchi.
E qui troviamo nel poema l'episodio della partita a scacchi che doveva ispirare il Giacosa, quando, dopo più di seicento anni, Huon di Bordeaux si trasformò nel paggio Fernando che ha fatto sospirare tante fanciulle italiane, e la figlia dell'ammiraglio divenne la bella e cortese Jolanda. Nel poema francese però, il cavaliere, per non mancare alla parola data ad Esclarmonda, o per non attirare su di sé nuovamente la collera di Oberon, rinunzia alla vittoria che la figlia dell'ammiraglio è pronta a dargli, accesa dalla sua bellezza. I giovani sono chini sulla scacchiera d'oro e d'argento dipinta, e già Huon, che perdeva molti pezzi, si è scolorito in viso. Già la donzella gli ha detto: – Vassallo, a che pensate? Fra poco sarete vinto e vi taglieranno la destra –. Già ella si è adoperata per perdere, ma quando Huon è sicuro della vittoria chiama il padre di lei, e dice che rinunzia al premio che gli è stato offerto. Vuole tornare presso il menestrello, ed accetta cento marchi d'argento invece dell'amore della donzella, che si ritira nelle sue stanze irritata contro di lui e dolente di non averlo vinto. Quanta scortesia in quel paggio Fernando, e quale barbara franchezza sulle labbra della Jolanda saracena! Finalmente Huon libera Esclarmonda che era prigioniera, e i due fidanzati sono riuniti per sempre. Huon viene a sapere che suo fratello, dopo la morte della madre, si è impadronito del ducato. Egli s'imbarca con Esclarmonda e tutti i suoi compagni; scendono a Brindisi e vanno a Roma, dove il Papa ode la confessione di Huon, battezza Esclarmonda e li unisce in matrimonio.
Huon arriva a Bordeaux, e viene ospitato in un'abbazia dove fa chiamare suo fratello. Gerardo è desolato nel sentire il ritorno di Huon, e prepara contro di lui un tradimento. I fratelli s'incontrano, e Huon dice a Gerardo dove sono nascosti i denti e la barba di Gaudisse.
Il duca di Borgogna, Esclarmonda ed i loro compagni sono assaliti dai traditori in un bosco, e vengono fatti prigionieri.