Capitolo 10 - Seriel Nora

1169 Words
Iniziammo a lavorare alla consulting e non mi piacque. Mio padre mi aveva mandata qui perché fossi più valorizzata. Ma mamma non ci dava nessun tipo di incarico e ci aveva assegnato a dei consulenti che ci trattavano più da segretarie che da consulenti. Diamine! Sapevo che eravamo all'inizio, ma Marcus che non era ancora laureato e non aveva il master al contrario era già un consulente. Lo zio Rufus, maggiore dei fratelli di mamma, era sempre alla sede e invece che essere presa in considerazione, venivo relegata a fare telefonate e fotocopie. Era assurdo, neanche con Cesaire ero arrivata a fare fotocopie. Dovevo andarmene da lì! Volevo fare il mio lavoro. Potevo andare a Londra. Sapevo che c'era una consulting anche lì, ma potevo avere anche altre possibilità. Così chiamai la mia amica Eleonora. "Ti disturbo?" Le chiesi. "Assolutamente no! Dimmi tutto." Mi esortò. "Ma il Thomas Keller con cui vivi è per caso lo stesso che studiava con noi al Santa Maria?" Le chiesi. "Al Santa Maria con noi? Thomas? Mi chiese sorpresa. "Mi ha presentata a lui la nostra amica Pamela. Ma..." "È lui!" Dissi io. "Thomas era quattro anni avanti a noi, io lo conoscevo perché facevamo il corso di finanza insieme." Eleonora non parlò. Forse pensava che avessi un secondo fine, quando c’era di mezzo l’amore le incertezze spuntavano all’improvviso, anche con le amiche. "Avrei bisogno di un consiglio lavorativo. Sto pensando di andarmene dalla consulting di mia madre." Le dissi. "Perché?" Mi chiese stupita. "È la società della tua famiglia, pensavo anelassi a lavorare con lei, non ti trovi bene?" "Sarà anche di mia madre, ma ci sono mio zio e mio cugino ancora non laureato a gestirla. Mi hanno relegata a centralinista, riesco a fare solo consulenza alla Munz bank, ma non è un lavoro fisso." Le spiegai, Eleonora sapeva che negli ultimi anni avevo già lavorato come come consulente, durante lo stage e dopo a Bruxelles. "Ma... come può permettere questo tua madre?" Mi chiese infatti indignata. "Vediamoci nel Kleinsten il mese prossimo. Io devo andare in Svizzera e prima con Thomas saremo lì." "Verrò. È tanto che non ci vediamo e vorrei anche conoscere la bambina di cui mi parli tanto." Le dissi. "Licenziati. Se non ti piace lavorare e con le tue qualità riuscirai a trovare lavoro altrove." Mi disse Eleonora. Voleva che mi licenziassi? Era stato mio padre a volermi lì, per lui quello era il posto giusto perché io potessi emergere. Eppure... eppure non era vero. Lavoravo per mamma, ma ero relegata e prendevo un misero stipendio e i soldi che mi aveva lasciato papà non volevo spenderli per sopravvivere. "Ci vediamo il mese prossimo nel Kleinsten." Le dissi senza dirle se mi sarei licenziata o meno. Qua so quella sera tornai a casa attesi impaziente che mamma fosse da sola per affrontarla. A differenza di mia sorella io non avevo una fidanzata con una proprietà dove stare. Casa di mamma era piccola, ma grande abbastanza se ci si voleva ignorare. Era su due piani e riuscivo ad incontrare solo Alfons, il marito di mamma. Non mangiavamo neanche insieme ed era uno stress. Ma quella sera mi appostai. Dovevo mettere in chiaro la mia posizione alla consulting e per farlo dovevo parlare chiaramente con mia madre. “Mamma…” la chiamai intanto che posava la valigetta. Sussurrò. “Seriel, mi hai spaventata.” Mi disse togliendosi la giacca. “Come mai sei qui?” Mi chiese senza guardarmi. “Ti sembrerà assurdo, ma ci vivo.” Le dissi. “Hai compiuto ventiquattro anni tesoro. Sarebbe anche il caso che andassi a vivere da sola.” Mi disse allontanandosi verso il salone. Era seria? Contai fino a dieci prima di sputarle in faccia ciò che pensavo. “Lo stipendio che prendo adesso, non mi agevola con un qualsiasi affitto e costi aggiuntivi.” Le ricordai. “Non dipende da me il tuo stipendio cara. Sei venuta da noi già con un contratto.” Mi ricordò. “Questo perché va a prestazioni e io non ne sto facendo.” Le spiegai. “A Bruxelles infatti riuscivo a coprire tutte le spese e a mettere anche da parte. Se vado a vivere da sola, sarò costretta a dare fondo al mio conto.” Lei scosse la testa chiamando Franz. “Non posso aumentarti lo stipendio Seriel. Devi prima…” “Fare la gavetta. Lo so.” Le dissi. “Ma per farla devo lavorare, se non mi date dei clienti e mi fate fare il mio lavoro non potrò farla.” Erano i contro dei contratti a prestazione. Sapevo che c’erano dei limiti, ma avevo creduto anche di lavorare. Mamma mi fissò tornando a chiamare Franz. “Mi dispiace, non posso passarti i clienti di altri.” Mi disse svelta. La fermai prima che andasse via. “Ci sono anche i nuovi clienti.” Le dissi. Lei abbassò lo sguardo. “Quelli sono per Marcus. Adesso lasciami andare, devo aiutare tuo fratello con lo studio.” Sentii dentro di me il solito colpo al cuore. Questa volta non era per Franz o perché mi ignorasse. Mi aveva declassato per favorire il figlio dello zio Rufus. “Dai clienti a Marcus che ancora non è laureato e non ne dai a me e Barbiel?” Le chiesi delusa. Sentii mamma sospirare. “Devo preparare tuo cugino alla gestione della consulting Seriel. Non ho tempo per te, Se vuoi dei clienti, cercateli. Guill ha detto che sei stata un’ottima consulente da lui e che avevi anche una tua clientela. Trovatela e portala da noi in sede.” Dovevo trovare dei nuovi clienti per la consulting? Era seria? Non potevo portare i clienti dalla banca lì? Era conflitto di interessi e anche scorrettezza. “Marcus non porta clienti alla consulting. Dammene un paio dei tuoi.” Le chiesi ancora. Lei sbottò. “Franz smettila con la play, dobbiamo studiare.” Urlò verso il secondo piano. Poi mo guardò. “Il nonno ha assegnato la metà dei miei clienti a Marcus, mi dispiace ma non posso lasciarne altri.” Feci un colpo di tosse ormai stanca. “Ma a cosa non hai capito che Franz si sente oppresso da te? Non vuole studiare economia, se lo volesse non aspetterebbe te per studiare e non riesce neanche a portar gli esami a casa.” Le dissi in un sussurro. “Smettila di far finta che io e Barbiel non esistiamo. Siamo qui e siamo le tue figlie, come stai aiutando Marcus, dovresti farlo anche con noi. Mamma sono tua figlia!” Le dissi alzando lievemente il tono. Lei mi fissò. “Franz non ha avuto le tue stesse opportunità, lui non è andato al collegio e non ha avuto la vostra istruzione.” “Tu hai voluto tenerlo con te, come hai voluto che noi non stessimo con te. Te lo chiedo un’ultima volta, ci aiuterai nella consulting?” Chiesi obbligandola a fissarmi. Lei scosse la testa. “Mi dispiace Seriel Nora. Non posso!”
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