Amedeo Pelissa La strega di Pescino C’era stata una grande burrasca al largo, con mare grosso e lampi che accendevano le nuvole di viola e tuoni che rotolavano nei cieli. Poi il vento era cambiato: dallo scirocco alla tramontana, che, arrivando da nord, appiattiva il mare e soffiava i nembi verso l’orizzonte, a meridione. Il galeone spagnolo era entrato nel porto. Era un veliero sontuoso, con una poppa alta e ornata con sculture in legno di cariatidi e sirene, di santi e angeli, e finestre vetrate intelaiate a riquadri, dove c’erano la sala da pranzo, gli alloggi degli ufficiali e del comandante. Sembrava la facciata di un palazzo barocco. Allora tutte le corti di Europa gareggiavano nel trasformare le navi, con sculture e decorazioni sfarzose, in simboli di potere. A volte i capitani

