38 Alfonsi era al colmo della disperazione. Aveva risolto il caso dei delitti al castello, aveva compiuto il suo dovere, aveva trovato prove certe che avrebbero incastrato l’omicida senza alcuna incertezza probatoria. Al di là di ogni ragionevole dubbio! questa sarebbe stata la sentenza. Omicidio volontario plurimo, aggravato da futili motivi. Ergastolo, il carcere a vita. Forse, con buona condotta e qualche aggancio altolocato, l’omicida poteva cavarsela con trent’anni, come minimo. Il problema era l’identità dell’assassino, lo aveva sospettato da subito, ne era convinto, talmente tanto che aveva cercato le prove, trovandole infine. Nessuno avrebbe mai posto in dubbio la sua capacità investigativa, la sua arguzia, la sua intelligenza e la perfetta condotta da poliziotto tutto d’un pezzo.

