DOLORES E ALANIS

466 Words
DOLORES E ALANIS Understand the things I say Don’t turn away from me ’Cause I spent half my life out there You wouldn’t disagree (Cranberries) «Si sta facendo tardi, mi sa che mamma è già giù che ci aspetta, meglio andare sennò si incavola, sai com’è fatta» dice Dolores a sua sorella dopo aver guardato lo swatch che tiene al polso. «Uffa, ma la storia mi piace, non possiamo stare ancora un po’?» si lamenta la più piccola. «Se vuoi prenderle resta tu, io vado, quella diventa una serpe.» «Beh, per una volta potrebbe salire lei a prenderci, no? Così saluta il nonno, è pur sempre suo padre, che cavolo!» «Non parlare così di tua madre» le dico pacatamente. «Se lei non sale, avrà i suoi buoni motivi, credimi.» «Ma insomma, non è giusto! Non le hai fatto mica niente di male?!» La più grande la guarda come chi la sa lunga ma non può parlare. Poi guarda me allo steso modo. È più che evidente che sappia qualcosa. Ma cosa? E fino a che punto? E quale verità conosce, quella reale o quella di parte? Nel dubbio, rimango in silenzio e ricambio il suo sguardo con un mezzo sorriso. «Alanis, ci sono cose che non sei tenuta a sapere. I grandi non sempre vanno d’accordo, a volte ci vogliono anni per capirsi. Per ora sappi che ti voglio un bene dell’anima e che ne voglio anche a tua madre anche se magari lei non lo sa, ma non ha importanza. E uno dei motivi per cui le voglio così bene è che comunque vi lascia venire qui a trovarmi ogni volta che ne avete voglia. Se la fai arrabbiare va a finire che non ti lascia più venire qui. E io ne morirei» le spiego pacatamente. «Vuoi forse uccidermi?» le domando ridendo. Mi salta al collo e mi abbraccia. No, non vuole. «Però la prossima volta continui la storia da subito, senza perdere tempo. Intesi?» mi intima con occhi serissimi. «Ai suoi ordini!» rispondo mimando un saluto militare. Dolores mi dà un leggerissimo bacio sulla guancia, veloce come se la mia pelle pungesse o scottasse, nessun abbraccio. Quanto son diverse… d’altro canto anche i loro padri lo sono. Non si è mai voluta sposare. Ha fatto quelle due splendide figlie e se le è allevate da sola, la prima quando si è trasferita a vivere in Irlanda e l’altra quando è emigrata in Canada. Una femmina con le palle, come si usa dire. Da me e da sua madre aveva ereditato il talento musicale, ma non l’ha coltivato più di tanto. Ha scritto e interpretato ad alti livelli una sola canzone, quella che divenne a tutti gli effetti il suo inno personale e che fu preso ad esempio da molte altre donne, l’ha intitolata Nobody’s wife. Quando nacque, io e la mia amante, la chiamammo Anouk. No, suvvia, siamo onesti, la mia amante e basta, non io. Io a quel punto non è che avessi molti diritti in merito.
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