I

1289 Words
I 14 aprile 1978. Non posso più rimandare “A.A.A. massaggiatrice sudamericana disponibile. Via dei Frentani 4A. Tutti i giorni. 49.71.25” Ho scoperto che aprendo la scatolina della SIP che sta all’ingresso vicina al soffitto e collegando alle ganasce che reggono il fusibile il cavo di un telefono a cui ho tolto la spina tripolare, ho a disposizione un apparecchio tutto mio. Mia madre ha voluto la presa telefonica solo in camera sua per avere il controllo delle chiamate… ma così l’ho fregata! Prima che vada a letto, inserisco un cartoccetto di cartone in uno dei tre fori della presa del telefono così glielo isolo e se solleva il ricevitore non può sentire che sto parlando con l’altro apparecchio. Prendo la scala, collego il vecchio telefono che ho comperato a Porta Portese e… sono libero! Guai se mamma scoprisse che parlo con Valeria. Farebbe mille domande e cercherebbe in tutti i modi di conoscerla. Vorrei tanto riuscire ad arrabbiarmi di brutto con mia madre. Con la rabbia si può arrivare alla ribellione… Invece sono solo capace di muto risentimento. E in cambio ho ottenuto gastrite, astenia, attacchi di panico e la diuresi nervosa che a volte mi obbliga ad andare al cesso ogni quarto d’ora a pisciare acqua… Valeria è dolce. Chissà se il fatto che lei si chiami Valeria e io Valerio sia un segno propizio? Lei mi capisce. Credo. Ieri ha accettato un caffè. La inviterò a mangiare una pizza una di queste sere. È gentile con tutti, ha un sacco di amici, è giovane. Le ho scritto qualche lettera. Scrivere è più facile che parlare. Le spedisco sempre per espresso: trecentocinquanta lire. Speravo rispondesse anche lei per iscritto ma non lo fa. Ogni volta, però, mi avverte di aver ricevuto la lettera. “Ho ricevuto il tuo espresso…” dice. Poi commentiamo i contenuti della missiva. Di solito le parlo delle cose che succedono all’università oppure di musica. Abbiamo gusti un po’ diversi, ma accetto i suoi consigli per aggiornarmi. Ho comperato due 45 giri che mi ha suggerito: “Gianna” di Rino Gaetano e “Sotto il segno dei pesci” di Venditti. Insiste per farmi prendere anche “Fantasy” degli Earth, Wind & Fire. Ho bruciato la gioventù appresso a mia madre e alle mie insicurezze. Ma se è vero, come sembra, che Valeria ha interesse per me, devo diventare un uomo. “A.A.A. massaggiatrice sudamericana disponibile. Via dei Frentani 4A. Tutti i giorni. 49.71.25” Non posso più rimandare. Con una prostituta non sarà difficile. Devo solo lasciarla fare. Questa riceve proprio vicino all’università. Forse già lunedì, dopo pranzo, ci faccio un salto. Come previsto mamma si è addormentata. Tutti i pomeriggi si stende al letto e ascolta “Il cuore ha sempre ragione” su Radio Montecarlo. La voce di Mirella Speroni ha l’effetto del Valium per lei. 49.71.25. Mi sudano le mani. Di certo sono rosso come un semaforo. Ho pure questo problema. Uno dei difetti che mi blocca da sempre. Ma con una puttana non mi importa di arrossire. Pago e lei farà il suo lavoro. 49.71.25. Non sono sicuro di aver infilato il dito al numero giusto. Mi sa che ho selezionato il 6 al posto del 7. Riappendo. Riformo il numero sul disco: 4 - 9 - 7 - 1 - 2… Arrampicato su questa scala sto scomodo. Il filo del telefono è corto. Dopo il 2 il disco è sgusciato… per via delle dita sudate. Ricomincio. No… Un rumore… Mamma si è alzata? Forse va in bagno. C’è silenzio, però. Il cuore percuote lo sterno. Lascio l’accrocco telefonico sul gradino più alto della scala. Percorro il corridoio a piedi scalzi e avvicino l’orecchio alla porta della camera di mamma. Mirella Speroni, a basso volume. Socchiudo uno spiraglio. Dorme. Il rumore dev’esser venuto dai vicini. Torno all’ingresso. “A.A.A. massaggiatrice sudamericana disponibile… 49.7…” com’era? L’ultima pagina del Messaggero sta piegata in due sul puff turco. 49.71.25. È occupato. Ho sete. In camera da pranzo c’è una bottiglia di cognac. Ne mando giù un sorso. Brucia! Non è cosa adatta per il mio stomaco graffiato dalle nevrosi. In cucina ci butto sopra un bicchiere d’acqua. 49.71.25… Adesso è libero! Risponde una voce calda. Inconfondibile accento sudamericano. Il cuore accelera. Il volto avvampa. “Pronto, sei tu che hai messo l’annuncio sul giornale?” “Sì, tesoro…” Attacco. La mano ha agito da sola! Non volevo… Non dovevo appendere… Eppure l’ho fatto. E adesso? Non posso richiamare subito. Che vergogna! “massaggiatrice sudamericana disponibile …” Porca miseria, era l’occasione! Guardo l’orologio: 15 e 15. Due cifre luminose rosse uguali sul quadrante del mio Pulsar. Semplice coincidenza o buon segno? Non posso aspettare ancora. 49.71.25. Seleziono il numero: di nuovo occupato. Meno male. Vado a bere un altro po’ d’acqua: ho la gola secca. Se non mi conoscessi direi che ho la febbre. Devo urinare. 49.71.25… Appena risponde fingerò un accento napoletano. “Ciao, volevo sapere dove ricevi?” Non so se il mio napoletano sia credibile. “Via dei Frentani, C’è scritto sull’annuncio, tesoro. Sai dov’è?” “Sì.” “Devi citofonare Studio A, d’accordo?” “Va bene. Senti… ma… tu quanto prendi?” Stringo la cornetta con le due mani. È infuocata. “Di questo parliamo di persona, va bene amore? “ “Va bene.” Riappendo. La casa piomba nel silenzio. Il dado è tratto. Devo rilassarmi. La scorsa notte ho sognato di nuovo di uccidere un pulcino. Nel sonno o nella veglia, un pensiero ricorrente che mi porto appresso da quando ero ragazzino: ammazzare un pulcino o tirare il collo a una gallina. Non ho niente contro le galline. Dei pulcini trovo antipatica l’espressione accigliata da polletti in fieri, il fare protervo tipico dei deboli sicuri dell’altrui protezione. Ci sono volte in cui faccio fatica a scacciare questa idea. Penso che metterla in pratica una volta per tutte potrebbe aiutarmi a superarla, non so però se ne avrei il coraggio. E poi non è così semplice procurarsi un pulcino o una gallina, a Roma. Ci sono macellerie, quelle con l’insegna Abbacchi e polli, che vendono pure i polli vivi. Ma poi dove lo porto un pollo vivo per tirargli il collo? Non certo a casa. Con un pulcino sarebbe più facile. I pulcini, sotto Pasqua, li vendono anche per strada. Ma siamo sempre lì: dove commettere l’efferato gesto? In fondo, forse, mi rimane un minimo di quel generale senso di giustizia per cui quasi tutti gli esseri umani provano simpatia per i pulcini, piccoli e indifesi. Telegiornale: comunicato numero sei delle Brigate Rosse. Dicono che il processo a Moro è terminato e che il tribunale del popolo lo ha condannato a morte. Pure i fatti di cronaca contribuiscono ad acuire il senso di inadeguatezza che mi stringe lo stomaco. Viviamo da un mese in clima di guerra, le istituzioni sono disorientate… La mia preoccupazione principale è riuscire una buona volta ad andare a letto con una donna. Tribunale del popolo… Sono tornati di moda gli slogan di dieci anni fa. Mi ricordo i raduni all’università: bandiere rosse, ritratti di Mao. Tante parole. E io ero sempre fuori contesto. Avevo più di trent’anni. Troppo vecchio per fare il fricchettone o il contestatore, troppo giovane per sentirmi fra i vecchi accusati di tutto. Anche allora stavo a guardare. Puntavo gli occhi su qualche bella contestatrice e usavo la sua immagine per masturbarmi. Mi facevo dominare con violenza, insultare, umiliare. Lo faccio ancora: qualche volta immagino di essere strapazzato dalle femministe. Non sono mai stato un macho e mai potrò esserlo. Sono più adatto a fare la vittima e così, nel tempo, ho imparato a goderci. Anche Charlie Brown riderebbe di me.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD