Capitolo 1
Jansen
«Sei nuovo di queste parti.»
Sollevo lo sguardo e vedo un uomo che sembra avere la mia età uscire dall’entrata del negozio davanti al quale mi sono fermato.
«Sì, sono arrivato oggi.» Mi appoggio al palo, accendo la sigaretta e osservo di nuovo la donna che è a tre metri da me. Tiene in braccio una bambina mentre stringe la mano di un’altra. Sono entrambe identiche a lei... soprattutto la più grande.
La donna è di una bellezza classica. I suoi capelli sono setosi e dorati e mi ricordano un campo di grano cresciuto sotto il sole del Texas. Ha la pelle morbida, basta guardarla per intuirlo, ed è così bella da far venire voglia di sedersi e ammirarla. Cristo, io lo sto facendo di sicuro e non mi succedeva da molto.
All’età di quarantaquattro anni, ho conosciuto abbastanza donne da non lasciarmi impressionare facilmente da un bel viso, e sono abbastanza adulto da sapere che la maggior parte delle volte la bellezza è soltanto esteriore. C’è qualcosa in questa donna che mi fa venir voglia di scoprire se vale anche per lei.
Suppongo che persino alla mia età si possa essere stupidi. «Pensi di fermarti o andrai via?»
Corrugo la fronte. Questo tipo è un figlio di puttana troppo curioso. Mi chiedo se tutti gli abitanti della cittadina di Mason siano come lui. In quel caso, mi basterebbe come scusa per andare via.
«Non lo so ancora. Se troverò un lavoro, resterò» rispondo, facendo un altro tiro e lasciando che la nicotina mi rilassi.
«Che tipo di lavoro fai?» domanda.
«Un po’ di tutto» rispondo, stringendomi nelle spalle.
«La mamma dice che fumare fa male.»
Abbasso lo sguardo e vedo la bambina che poco prima stringeva la mano della donna. Mi sta fissando. Provo il bisogno affatto familiare di sorridere, cosa che non succede da molto tempo, così arriccio gli angoli della bocca. Mi piego per guardarla negli occhi, sollevo il cappello Stetson e mi concentro soltanto su di lei.
«Tua madre ha ragione.»
«Dice che se fumi ti marciscono le palle e muori.» Merda.
Non ridevo da molto tempo, ma mi sfugge una risata, anche se un po’ roca.
«Davvero?» chiedo, non riuscendo a nascondere il tono divertito.
«Sì. È quello che ha detto a Black e Blue. Black stava fumando nel fienile e la mamma gli ha detto che il fumo gli avrebbe fatto marcire le palle, ma non avrebbe avuto importanza se per farlo avesse continuato a scattaiolare di nascosto nel fienile.»
«No?»
«No, perché avrebbe mandato a fuoco tutto quanto e non avrebbe dovuto peoccuparsi delle palle, dato che sarebbero bruciate.»
«Be’, direi che anche su questo ha ragione.» Scoppio a ridere quando immagino la scena.
C’era stato un periodo nella mia vita in cui avevo desiderato dei figli, una casa piena di bambini. Poi avevo scoperto che non era quello che il destino aveva in serbo per me. Forse il fumo mi aveva davvero fatto marcire le palle, perché sono inutile come un cavallo castrato. Era stato difficile da accettare, ma era stato ancora più duro quando mia moglie aveva deciso di lasciarmi, dopo dieci anni di matrimonio. Avere dei figli era più importante per lei che restare con un uomo che non poteva dargliene. I ricordi amari che ho seppellito ma che non sono riuscito a dimenticare tornano a galla e li sento muoversi dentro di me. Amavo quella donna e mi ero spezzato la schiena per darle una bella vita. Eppure, alla fine non era stato abbastanza. Mi ero offerto di adottare tutti i bambini che volesse. Non le era bastato nemmeno quello. Voleva dei figli suoi. Una parte di me la capiva, ma avevo continuato a provarci.
Dannazione.
Con molta probabilità, se un giorno non fossi tornato prima dai campi e non l’avessi trovata sul letto con le gambe all’aria, ad accoppiarsi con il proprietario della banca, ci starei ancora provando. Non posso dire che mi sorprese, anche se fece male. Ricordo soltanto di aver pensato che fosse per quello che continuavo a ottenere una proroga per il pagamento del mutuo.
Così, abbandonai il mio ranch in Wyoming e mia moglie. Ex moglie... Persino dopo tutti questi anni è ancora difficile da digerire.
Questo spiega perché, alla mia età, vado in giro per il Texas come un rotolacampo che non ha una direzione né un obiettivo.
La vita fa schifo, e poi muori.
«Offiamente, poi lo ha sculacciato, per fargli capire che cosa si prova ad andare a fuoco.»
«Ovviamente.»
«Black dice che ha funzionato, perché ogni volta che provava a sedersi bruciava tutto» aggiunge. «Hai mai avuto il didietro che andava a fuoco?»
«È passato un po’ di tempo» dico ridendo.
«La tua mamma lo faceva perché fumavi?»
«Qualcosa del genere.»
«Lotus Petal! Porta il tuo sedere qui e smettila di parlare con gli sconosciuti» urla la donna.
«Okay, mamma!» risponde strillando.
Di sicuro Dio ha regalato alle donne di questa famiglia dei polmoni di acciaio.
«Adesso devo andare» dice Lotus Petal da dietro la spalla. «Ci vediamo dopo, signore.»
«A dopo, tesoro.»
«Quella è Ida Sue Lucas.»
«Mi scusi?» chiedo all’uomo.
«Ida Sue. Quella bambina ribelle è sua. Una su cento.»
«Sembra una bambina davvero speciale» concordo, sollevandomi e ignorando gli scricchiolii. La vita di un cowboy è dura... soprattutto per il fisico.
«Intendevo dire che è letteralmente una su cento. Ida Sue continua a sfornare bambini. È passato un po’ da quando è nato l’ultimo. Abbiamo scommesso su quando arriverà il prossimo inseminatore. È probabile che non ci voglia ancora molto. Non passano mai più di due anni tra una gravidanza e l’altra.»
«Credo che siano affari suoi» mormoro. Non mi va di parlarne.
«Suppongo di sì. È una vergogna, però. Ha nove bambini e soltanto due di loro hanno lo stesso padre. Forse perché sono gemelli. Quella con cui stavi parlando è Petal. È come un cucciolo bastardo non addestrato. Selvaggia come un visone, dannazione. Tutti i bambini Lucas lo sono, fino all’ultimo.»
«Capisco» dico con voce tesa. Mi volto per scendere i gradini del piccolo porticato che si trova all’ingresso del negozio di alimentari.
«Ehi, dove vai? Pensavo che stessi per entrare!»
«Ho deciso di andare da un’altra parte» rispondo, senza disturbarmi a voltarmi. Devo andare via, altrimenti finirò per picchiare questo stronzo. Non conosco la signora Lucas, ma nessuna donna merita di essere trattata in questo modo. Qualunque sia la sua storia, quella bambina sembrava felice. Se gli abitanti di Mason sono tutti come quell’uomo, farei bene a lasciarmi questa cittadina alle spalle.