CAPO XXXVIII Passeggiai tutta mattina fremendo. “Che razza d’uomo è questo Giuliano? Perché chiamare la mia lettera uno scherzo? Perché ridere e giocare alla palla con essa? Perché non rispondermi pure una riga? Tutti gl’increduli son così!” Sentendo la debolezza delle loro opinioni, se alcuno s’accinge a confutarle non ascoltano, ridono, ostentano una superiorità d’ingegno la quale non ha più bisogno d’esaminar nulla. Sciagurati! E quando mai vi fu filosofia senza esame, senza serietà? Se è vero che Democrito ridesse sempre, egli era un buffone! Ma ben mi sta: perché imprendere questa corrispondenza? Ch’io mi facessi illusione un momento, era perdonabile. Ma quando vidi che colui insolentiva, non fui io uno stolto di scrivergli ancora? Era risoluto di non più scrivergli. A pranzo, Trem

