Fourth 20/02/2020

1988 Words
Channelle «Vivevano qui, ne sei sicura?»-la voce di Alison arriva alle mie orecchie in ritardo, al che roteo gli occhi per il fastidio. È la terza volta che lo chiede, assumendo un'espressione quasi spaventata mentre si guarda intorno. Il freddo di settembre non è mai stato così insopportabile a Miami, o perlomeno non l'ho mai sofferto, dato che amo il gelo, che si tratti di pioggia o di neve. Oggi è una giornata nuvolosa, e per il momento è l'unica cosa che mi consola. Lancio una rapida occhiata alla macchina alle mie spalle, per poi riportare lo sguardo sulla palazzina di fronte a me. Non è così rovinata se la si guarda attentamente, è il quartiere in cui si trova a farmi venire i brividi. So che se sono stata abbandonata dai miei genitori un motivo deve esserci stato. Probabilmente non erano così ricchi da potersi permettere di crescere una figli. L'unica cosa che ho di loro è una foto di me e mia sorella, sedute su un vecchio divano in una stanza, la stessa che da oggi in poi sarà il mio soggiorno. Se non fosse per una delle suore dell'orfanotrofio di questo paese, la sorella Elisabeth, non sarei qui ora, a fissare un piccolo palazzo di un grigio così spento da farmi quasi pentire della mia scelta. Se solo mia sorella sapesse che l'appartamento che ho scelto è lo stesso in cui siamo nate non mi rivolgerebbe più la parola. La prima volta che le ho detto di voler sapere di più sul mio passato ha fatto di tutto pur di impedirmi di andare all'orfanotrofio, corrompendo persino la direttrice della struttura per impedirmi di entrare. È da anni che non mi arrendo, senza nemmeno azzardarmi a chiedere aiuto a nessuno. Tutti mi prendono per pazza, persino la mia migliore amica, anche se cerca di supportarmi e finge di essere d'accordo con ogni mia scelta. «Coraggio.» - sussurro, più a me stessa che alla mia amica, prendendo un forte respiro prima di incamminarmi verso il portone per metà aperto. L'unica cosa che mi consola in questo momento è il fatto che non c'è gente fuori. Nessuno che mi possa tirare strane occhiate o intimidirmi, per quanto questo posto mi spaventi. Se mia madre mi ha affidata alle suore di Miami per motivi economici, ora ne ottengo una conferma, tenendo conto del quartiere in cui viveva... e in cui forse vive ancora. «È accogliente, tutto sommato.»-la voce di Alison echeggia per le scale, insieme al suono dei suoi tacchi mentre raggiungiamo il secondo piano. Il mio cuore inizia a battere all'impazzata quando il numero dieci appare davanti a me, inciso su una porta di legno tinta di un nero scuro, per nulla rovinata. Punto i piedi per terra, rimanendo pietrificata sul posto in cima alle scale, come se fosse la prima volta che metto piede in questo posto. Ho fatto di tutto pur di prendere in affitto l'appartamento, anche promettere al proprietario di pagare il doppio pur di lasciarmi vivere in questo condominio, che è l'unico modo che mi rimane per ritrovare i miei genitori. Non so come farò a richiamare la loro attenzione, se vivono ancora in questo condominio, o come chiedere in giro su di loro e sulla fine che avranno fatto. Non so nemmeno come si chiamano... o se sono ancora vivi, ma cerco di cacciare dalla testa ogni brutto pensiero, soprattutto ora che finalmente può darsi che mi sono avvicinata tanto al mio passato. «Potresti usare la chiave.»- sobbalzo quando Alison si decide di parlare, accorgendomi solo ora di essere rimasta a fissare la porta. Non è la prima volta che entro in questo appartamento, ma è la prima volta che metto piede in questa casa come nuova proprietaria, e al solo pensiero mi vengono i brividi. Deglutisco rumorosamente, allungando la mano verso la maniglia sotto lo sguardo attento della donna al mio fianco. È l'unica che sa quanto desidero conoscere i miei genitori. L'unica insieme a quel bastardo, anche se non è stato così coglione da dirlo a mia sorella. Gli ho accennato di quanto volessi riunirmi con loro e finalmente non essere compatita in giro per il fatto che sono orfana, ma ogni volta che lo dicevo Jason si infuriava e mi rispondeva con un tono severo e offeso allo stesso tempo: 'Non hai bisogno di un padre. Ci sarò io a proteggerti.' Il suo atteggiamento non mi infastidiva, anzi, mi piaceva sentirglielo dire perché mi faceva capire che ci sarebbe sempre stato per me, non solo nella mia camera da letto, ma nella mia vita come il mio uomo. L'eroe che non avevo mai avuto né durante l'infanzia né in adolescenza. Ma poi si è stancato di me ed è entrato nelle mutande della figlia del suo nuovo socio. Stringo i denti mentre spalanco la porta, assumendo una smorfia in volto quando mi accorgo che tutti i vecchi mobili che vidi quando sono entrata per la prima volta sono sostituiti da nuovi, cosa che non mi sarei aspettata dal vecchio proprietario, per quanto mi è sembrato menefreghista e rincoglionito. Socchiudo gli occhi, guardandomi intorno spaesata e incredula contemporaneamente, e per un attimo credendo di essere entrata nell'appartamento sbagliato. Ora di fronte al camino rivestito di uno sbiadito arancione, c'è un piccolo divano accogliente, mentre il muro a sinistra è nascosto da un televisore così grande da farmi assumere un'espressione confusa di nuovo. Ho letto tre volte il contratto, ma non era previsto da nessuna parte che la casa sarebbe stata completamente trasformata in nuova, con mobili così moderni che nemmeno mia sorella si potrebbe permettere, in quella che ora è tutta casa sua. «Avevi detto che era un posto piccolo e vecchio.»-la mia amica si guarda intorno con le labbra spalancate, dirigendosi verso quella che sarà la mia nuova camera, mentre mi affretto a trascinare la mia piccola valigia piena di felpe dentro il soggiorno. «Può essere piccolo, ma sicuramente non è vecchio.»-aggiunge subito dopo, urlando dalla mia camera, ma invece di perdere tempo a pormi domande, mi affretto a cacciare fuori dalla tasca la preziosa foto che la sorella Elisabeth è stata gentile a rubare di nascosto dall'ufficio della direttrice per darla alla sottoscritta, insieme a una cartella in cui c'era di tutto tranne che il nome dei miei genitori. Io e mia sorella siamo così piccole nella foto che faccio fatica a riconoscerci e ci riesco solo grazie agli occhi chiari di entrambe, anche se mia sorella ha le palpebre socchiuse per il modo in cui sta sorridendo. Sta ridendo come non l'ho mai vista fare prima d'ora. Sollevo leggermente il braccio nella direzione del camino per notare che lo sfondo è lo stesso che c'è nella foto e che non ho sbagliato appartamento. L'idea che ho fatto i primi passi entro queste quattro mura mi entusiasma e rattrista allo stesso tempo. A differenza di mia sorella non ho mai odiato i miei genitori. Se sono arrivati al punto di lasciarci in un orfanotrofio, sono sicura che ci sia una forte motivazione dietro. Sollevo gli occhi al cielo per impedire alle lacrime di scendere. Devo abituarmi all'idea che questa è la mia casa ora. Da qui, da oggi, la mia vita prenderà un nuovo corso. Giusto il tempo di portare qui tutta la mia roba e posso finalmente liberarmi del continuo controllo a cui mi ha sempre sottoposto mia sorella negli ultimi anni. Non è mai stata così protettiva nei miei confronti, nemmeno quando ero bambina o adolescente. Ora che finalmente sto iniziando a vivere la mia vita e ho un lavoro con cui mantenermi, mi sta accollata per non farsi sfuggire nulla della mia vita, e se non le dico qualcosa trova sempre il modo di sapere tutto quello che combino di nascosto. Sono contenta che sia giunta ora di distaccarmi un po' da lei, dalla Maddie che mi ha soffocato per anni di fila. E posso finalmente dire addio alla mia piccola stanzetta, in cui mi sento soffocata dai ricordi con quello stronzo. Ogni volta che guardo la finestra della mia vecchia camera da letto mi sembra di aspettare che da un momento possa entrare per farmi la sua solita vista. Il mio letto sembra avere ancora il suo profumo e mi sembra di sentire gemiti ogni volta che poggio la testa sul cuscino o porto gli occhi verso la scrivania, il suo posto preferito. [inizio ricordi] 20/02/2020 «Non dovresti essere qui!» - sussurro con un tono acuto per lo stupore e lo spavento allo stesso tempo, mentre cerco di trattenere una risata e mi affretto a voltargli le spalle per chiudere la porta della mia camera da letto, anche se mia sorella non è a casa. «Si, invece.»-sussurra da lontano, mentre scavalca la ringhiera del mio piccolo balcone, per poi approfittare della piccola porta aperta per fare irruzione nella mia camera e dirigersi nella mia direzione a passo felpato: «È giovedì.»-aggiunge appena si avvicina al mio corpo, costringendomi a guardarlo dal basso per un paio di secondi, per poi piegarsi alla mia altezza e portare un braccio sotto il mio fondoschiena per sollevarmi da terra e costringermi a circondare la sua vita con le mie gambe. Le mie labbra si piegano in un sorriso quando mi accorgo che il suo petto fa su e giù violentemente contro il mio seno, coperto dal tessuto leggero del mio pigiama, mentre la sua mano si intrufola tra i miei capelli lunghi per iniziare a giocherellare con le mie ciocche ondulate, ma non faccio in tempo a rimproverarlo che si fionda sulle mie labbra per avvolgere la mia bocca con la sua e succhiare la mia pelle affamato, come se non ci fossimo visti stamattina a casa sua. Sorrido contro le sue labbra con difficoltà, prendendo un forte respiro prima di sentire la spunta della sua lingua tormentare l'angolo della mia bocca, perché so che mi lascerà senza fiato senza darmi modo di respirare, ma corrugo la fronte quando si stacca all'improvviso, schioccando un ultimo bacio contro le mie labbra, prima di aprire bocca: «Vai a cambiarti!»-ordina con un tono seducente, passando la lingua sulle labbra e guardandomi dritto negli occhi per farmi capire quello che mi spetta, mentre poggia il peso del mio corpo sulla scrivania, facendomi sedere sul legno freddo con le sue mani poggiate ai lati del mio fianco. Alle sue parole sento le guance andare in fiamme, tanto che abbasso la testa senza riuscire a reggere il suo sguardo e mi azzardo a dire con un tono di voce insicuro: «L'ho già messo.»-balbetto, portando tra i denti l'interno della guancia, quasi temendo la sua reazione, dato che ha sempre voluto che fosse lui a indossarmi il lingerie. Alla mia affermazione le sue pozzanghere nere si schiariscono visibilmente, mentre spalanca le palpebre e piega gli angoli della bocca in un sorriso malizioso, ma prima che possa dire altro lo anticipo, alzando le spalle: «È giovedì.» [fine ricordi] Scuoto la testa per ritornare in me e riprendere a guardare il soggiorno intorno a me pur di smettere di pensare a quello stronzo. Ogni aspetto della mia vita sembra essere legato a lui e questa cosa inizia a darmi talmente fastidio da non sopportare più la mia vita a Miami. In ogni posto in cui andavo mi facevo dare un passaggio da lui, tanto che ho preso la patente solo dopo che mi ha lasciata, perché sapevo quanto gli piacesse passare del tempo con me e sentirsi importante, portandomi ovunque con la sua Range Rover... almeno fino a quando non mi ha sbattuto in faccia di avermi sostituito con un'altra. Se da un lato mi sono trasferita per ritrovare i miei genitori, dall'altro non vedo l'ora di ricominciare tutto da capo, perché finalmente posso liberarmi del passato. Finalmente. ????Eccomii??? Le vacanze per me sono finite ragazzi, quindi pubblicherò molto più spesso, ve lo prometto ❤️❤️ Che ne pensate del capitolo? ❤️❤️ Instagram: ema_8570
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