Jason
«Come cazzo ti è venuto in mente?! » - stringo le dita in due pugni per trattenere l'ira, mentre il sangue mi ribolle nelle vene al solo pensiero di vedere Channelle ogni fottuto giorno davanti al mio ufficio per colpa di quello che combina mio padre.
I muscoli delle mie spalle si contraggono quando mio padre sospira di fronte a me, fissandomi con il suo solito sguardo di rimprovero, per poi voltarmi le spalle con una calma irritante.
Se solo non dipendesse da lui il futuro di questo posto, lo avrei già preso a parolacce, quindi prendo tra i denti il metallo freddo del piercing che attraversa la punta della mia lingua per trattenermi.
«Non voglio rivedere più quella ragazzina nella mia azienda.»- continuo, cercando di imitare la sua serenità, ma le parole escono dalla mia bocca come se la mia fosse una minaccia, piuttosto che una tranquilla chiacchierata tra padre e figlio, anche se so che non farà mai quello che io voglio.
«Quella ragazzina...» - imita il mio tono di voce con ironia, mentre prende posto dietro la scrivania, rialzando lo sguardo nella mia direzione:
«Quella ragazzina è un'eccellenza, con un CV da invidia. Siamo fortunati che ha scelto noi tra mille aziende lussuose. »- continua con superficialità, facendomi capire che ha già preparato un contratto il bastardo.
Serro la mascella e stringo le dita con più forza, questa volta senza riuscire a trattenermi:
«Non voglio averla più intorno.»-insisto per fargli capire che non mi importa di quanto sia secchiona Channelle.
Era la mia fidanzata, so tutto di lei. So quanto cazzo amasse l'economia e i numeri, e quanto le desse fastidio ogni volta che la interrompevo mentre studiava.
Andavo sempre a punzecchiarle il collo perché sapevo che era il suo punto debole. Bastava sfiorarle la pelle con le labbra per distrarla e farla smettere di studiare.
Da quando ci siamo lasciati so che ha passato pomeriggi interi studiando, senza uscire di casa, mentre io non ho fatto altro che passare da un club all'altro ogni sera, bevendo e scopando per dimenticare l'odore della sua cazzo di pelle.
«La chiamerai oggi stesso per dirle che non c'è posto per lei in quest'azienda.» - mi affretto a dire appena strani pensieri iniziano a farsi spazio nella mia testa.
«O cosa?»-mio padre si azzarda a sfidarmi: «Troverai un altro lavoro, figliolo?»-piega l'angolo della bocca in un sorriso, per poi poggiare la schiena sullo schienale della sedia e togliersi gli occhiali. Il suo tono di sfida mi fa salire il nervoso al punto di intrufolare le dita tra i capelli per la frustrazione.
Faccio per aprire bocca e sbattergli in faccia che tra nemmeno un anno non sarò più un suo dipendente, ma la parte più razionale di me prende il sopravvento, costringendomi a non dirgli nulla sui patti che ho fatto con Mikael.
Ho sempre voluto avere in mano questo grattacielo, ma mia padre sarebbe disposto a darlo a chiunque tranne che al sottoscritto.
Se solo sapesse che il mio amico vuole condividere la sua azienda con me per farmi diventare suo socio darebbe fuori di matto e rovinerebbe persino il contratto con il padre di Mikael.
'Perché sei un irresponsabile.'-dice ogni volta che gli chiedo il perché non si fidi di me, ma pensavo che un giorno si potesse convincere sul fatto che posso tenere in piedi l'azienda meglio di quanto lui lo faccia.
«Mi vedrai, Bartol.»- sussurro, alzando il mento nelle sua direzione e lanciandogli un'ultima occhiataccia prima di voltargli le spalle e uscire dall'ufficio prima di uscire fuori di me e la conversazione degeneri come al solito.
Doveva essere una giornata di lavoro noiosa come le altre, una di quelle in cui litigo con mio padre per motivi di lavoro, non perché quella bambina della mia ex ha deciso di lavorare a due metri da me.
Sbatto la porta di vetro e raggiungo la la sedia dalla parte opposta del mio ufficio così frustrato che porto più volte la mano ai capelli per scompigliarli, senza dare importanza alla presenza di Sharon, seduta sulla mia scrivania in tutta la sua bellezza.
Le sue gambe nude sono ben esposte ai miei occhi, ma sono così abituato a vederla andare in giro con vestiti striminziti e corti che non mi soffermo sulla sua pelle abbronzata, buttandomi sulla sedia e gettando la testa indietro.
«Huh, sono diventata invisibile per caso?»- si lamenta con un tono così alto che inizia a darmi già sui nervi, ma invece di mandarla a quel paese la lascio allungarsi sulla scrivania nella mia direzione, piegandosi abbastanza da far vedere il suo seno dalla scollatura del vestito, mentre si avvicina al lobo del mio orecchio lentamente.
Conosce ogni mio punto debole, quindi sa cosa fare per attirare la mia attenzione ogni volta che mi vede spaesato.
«Non vedo l'ora che ti trasferisci nell'azienda di mio padre.»-sussurra con una voce sensuale, ma il mio sguardo rimane fisso nel vuoto mentre afferro il primo oggetto che capita sulla scrivania per stringerlo tra le dita, come se mi potesse aiutare a scaricare la rabbia.
Lascio il metallo freddo della penna opprofondarsi nel palmo della mia mano, ma senza nemmeno accorgermene la presa intorno alla penna si riduce al ricordo della vicinanza del corpo minuto di Channelle al mio petto largo meno di dieci minuti fa.
Per un attimo mi ero dimenticato della presenza di mio padre, mentre la fissavo dritto negli occhi, stringendola al mio corpo con rabbia.
Il suo corpo è così piccolo in confronto al mio che avevo paura di spezzarla in due ogni volta che mi sdraiavo su di lei.
Con Sharon, e le altre, è tutto diverso. Con loro posso finalmente essere selvaggio e libero di far loro del male senza pensarci due volte. Posso godere come non potevo fare con quella bambina inesperta.
[ricordi]
02/01/2020
«Stringiti a me se ti fa male.»-sussurro contro le sue labbra, lasciando che i suoi seni irrigiditi sfiorino il mio petto e le sue gambe intrecciarsi dietro il mio fondoschiena.
Alle mie parole le sue guance arrossiscono violentemente, mentre mi guarda dal basso con tenerezza e allunga le piccole mani dietro il mio collo, pronta ad affrondare le unghie dietro il mio collo.
Poggio i gomiti sul cuscino ai lati della sua testa per abbassarmi e sprofondare sulle sue labbra quasi violacee per quanto le ho morse, mentre scarico il peso del mio corpo sulle ginocchia per non soffocarla sotto i miei muscoli e mi posiziono meglio tra le sue esili cosce.
[fine ricordi]
«Mi spiace sorellina, pensateci più tardi.» - Sharon si stacca dal mio collo di scatto quando suo fratello apre bocca ed entra nel mio ufficio senza prendersi la briga di bussare.
Lo ringrazierei ad alta voce se non ci fosse Sharon. Ultimamente mi sta talmente attaccata al culo che talvolta devo trovare delle scuse per sbarazzarmi di lei.
Ma ho bisogno di Sharon. Ho bisogno del suo fisico mozzafiato per sfogarmi ogni volta che l'alcol sembra non avere alcun effetto su di me e sulla mia vita del cazzo.
Mi sono messo con lei quando ero ubriaco e sapendo quanto suo padre tiene a lei non posso rischiare di rovinare tutto lasciandola.
Per fortuna Sharon non fa parte dei miei accordi col mio amico, anzi, sono certo che a Mikael non importi se io la lasciassi.
Ho conosciuto questo ragazzo appena lui, Sharon e il loro padre sono diventati soci di quest'azienda.
È un coglione che non avrei mai pensato potesse diventare mio amico, ma ho imparato a sopportare le sue cazzate per tutto il tempo che passiamo insieme.
«Quella ragazza mi farà impazzire, Jason.»-sbuffa sonoramente, facendomi alzare la testa di scatto e stringere di nuovo la penna tra le dita quando capisco a chi si riferisca, ma costringo me stesso a non aprire bocca. So quanto è testardo Mikael, soprattutto quando si mette in testa una donna.
«Ancora con quella puttana.»-Sheron lo anticipa prima che possa dire altro, facendomi sbucare un sorriso malizioso in volto per darle ragione.
Ne ho abbastanza di sentir pronunciare il nome di quella principessina del cazzo dappertutto, persino nella mia famiglia.
«Tu la conosci bene.»-Mikael finge di non sentire sua sorella, farfugliando tra i denti quasi disperato e prendendo posto su una delle poltrone sulla scrivania, mentre Sharon lancia un'occhiataccia al fratello nel sentirlo parlare così di Channelle, palesemente infastidita.
«E allora?»-il mio tono è più minaccioso di quanto avrei voluto, al che Mikael abbassa le sopracciglia e assume un'espressione confusa, guardandomi da lontano così perplesso da farmi pentire di aver parlato.
Non so cosa le piaccia in lei, non so cosa io stesso piacevo in quella ragazza, e non ho intenzione di avvicinarla al mio amico, solo perché non ho intenzione di sopportarla oltre.
È già la sorella della mia cognata, sarebbe una rottura di scatole averla intorno anche come la fidanzata dle mio migliore amico.
Al solo pensiero mordo la punta della lingua tra i denti, costringendo me stesso a non pensare a un modo per tenerli lontani l'uno dall'altro.
«Allora parlami di lei.»-dice con una voce ovvia, piegandosi nella mia direzione per poggiare un quadernone sul tavolo di legno.
«Cosa le piace. I suoi hobby...»- inizia a sparare cazzate, ma prima che possa dire altro lo interrompo senza riuscire a trattenermi:
«Stare rinchiusa nella sua stanza, ecco cosa le piace.» - ironizzo con acidità. Le piacciono libri. Cazzo, se le piacciono! Solo io potevo tirarla fuori dalla sua stanza e distrarla, tanto che sua sorella arrivò a minacciarmi di lasciarla studiare in pace.
Da allora entravo dalla sua finestra ogni giovedì. E solo noi due sappiamo cosa succedeva in quella camera di giovedì.
«Non è socievole. Le piace stare sola.»-aggiungo, spostando lo sguardo dal mio amico al pavimento e riprendendo a fissare il vuoto mentre allevio la presa intorno alla penna.
Era questo che mi piaceva di lei, il fatto che quella bambina era tutta per me. Non passava tempo con le amiche, dato che non ne aveva, e poteva dedicare il suo tempo a me e ai suoi cazzo di libri.
Lei che studiava e io che la fissavo da lontano, chiedendomi come sarebbe stato avere una casa con lei, un figlio... anche se la mia vita era un disastro e non sapevo nemmeno cosa significasse essere padre.
«E non ha mai toccato un cazzo con le mani.»-sputo di nuovo con rabbia, mentre l'immagine delle mani di Chanelle che accarezzano i miei boxer d'inverno, sotto le coperte pesanti del suo letto, si fa spazio nella mia testa.
[ricordi]
02/01/2020
«Devo... Devo leccarlo?» - chiede con una voce così dolce e innocente che non riescimo a trattenermi dallo scoppiare a ridere in preda all'eccitazione, ma prima che possa fare altro poggio la mano sulla sua nuca per costringerla a risalire e sdraiarsi sul mio petto:
«Sarà per un'altra volta, Channelle. »
[fine ricordi]
Io sono stato la sua prima volta in tutto, il suo primo bacio, il suo primo sesso, il suo primo fidanzato...
«Come cazzo hai fatto a stare con lei?»-Sharon scoppia in una risata forzata, ma così invitante che mi trattengo dal sorridere a mia volta.
Qualsiasi insulto nei confronti di Channelle non può che farmi godere. Tutti fanno di lei una santa, soprattutto mio padre, ma il fatto che l'ha addirittura assunta nella nostra azienda mi fa salire il cuore in gola.
Una parte di me pensa che lo ha fatto per darle un giorno tutta l'azienda, e non mi sorprenderebbe se lo facesse, dato che per lui Channelle è talmente perfetta che potrebbe adottarla come figlia.
Il mio odio nei confronti di quella donna non fa che aumentare al ricordo di come ha reagito stamattina.
Non mi ha mai rivolto la parola da quando l'ho lasciata, e nemmeno oggi lo ha fatto, ma mi ha umiliato lo stesso davanti a mio padre, come se i due si fossero messi d'accordo.
Tra me e mio padre non scorre buon sangue da quando ho iniziato a fumare, poi a bere e farmi piercing ovunque.
Se sapesse che ora ho un piercing sulla lingua sono sicuro che mi caccerebbe di casa, altro che passarmi la sua fottuta azienda di moda.
La nostra relazione padre-figlio è decisamente peggiorata quando mi sono lasciato con la sua amata Channelle. Forse pensava che mi sarei sposato con lei come ha fatto mio fratello con quella cazzo di avvocato, la sorella della mia ex. Ma non sapeva che io per lei non provavo un cazzo. Non mi è mai importato di quella secchiona perfettina, anzi, mi fa schifo anche solo l'idea di averla in quest'azienda sei giorni su sette.
«Sarò il primo a farle toccare il cielo con un dito, allora.»-la voce maliziosa di Mikael mi riporta alla realtà, ma quando sul suo volto appare un sorriso malizioso i muscoli del mio collo si irrigidiscono, mentre sento i miei occhi riempirsi di sangue.
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