Chanelle
Deglutisco rumorosamente al solo suono della sua voce, mentre le mie mani iniziano a sudare quando sento il suo respiro pesante alle mie spalle.
Jason.
[ricordi]
20/10/2019
Allungo una mano verso il ragazzo di fronte a me, cercando di apparire il più accogliente possibile, come mia sorella ha chiesto di fare.
«Piacere, Channelle.»-sussurro davanti al suo sguardo scocciato, mentre mi guarda dall'alto con fare altezzoso, spostando lo sguardo dai miei occhi alla mia mano tesa nella sua direzione.
Mia sorella aveva detto che la famiglia del suo fidanzato era una famiglia di brave persone, ma l'uomo di fronte a me, con i suoi capelli color carbone e il piccolo anello metallico che attraversa l'angolo del suo labbro inferiore, non dà l'impressione di essere una persona per bene, ma sforzo un sorriso quando finalmente apre bocca, senza comunque stringere la mia mano:
«Jason.»
[fine ricordi]
Sapevo che lo avrei rivisto un giorno, per quanto io cerchi di nascondermi nella mia camera da letto ogni volta che questo stronzo viene a casa mia con il fratello.
Invece di voltarmi nella sua direzione, fisso dritto negli occhi Bartol di fronte a me, mentre lo immagino alle mie spalle, mentre guarda la mia schiena minuta con i suoi maledetti occhi color miele.
Anche sa a distanza, mi sembra che in questo momento mi sovrasti in tutta la sua altezza, con i rilievi dei suoi muscoli ben visibili, anche se coperti sicuramente da una delle sue banali maglie nere, combinate con il colore dei suoi capelli.
I suoi ciuffi sono di un nero carbone sicurissimo, anche se sono sempre in disordine sulla sua fronte.
So com'è fatto questo bastardo. Non ho bisogno di guardarlo o degnarlo della mia attenzione , soprattutto dopo il modo in cui mi ha lasciato per quella puttana della sua nuova fidanzata.
Un misto di rabbia e delusione inizia a impossessarsi di me, tanto che il sangue mi ribolle nelle vene quando finalmente decide di aprire bocca.
«Che cazzo ci fa lei qui?!»
Il mio cuore inizia a battere all'impazzata al suono rauco e minaccioso della sua voce, costringendomi a stringere i denti per non voltarmi verso di lui e cacciarlo via a calci in culo, anche se è così palestrato che fa paura anche solo guardare il suo dannato fisico.
«Jason!»-Bartol cerca di riprenderlo tra i denti, mentre sono sicura che i suoi occhi sono ancora fissi alle mie spalle, tanto da portarmi ad alzarmi in piedi all'improvviso per la rabbia, senza smettere di guardare Bartol dall'altra parte della scrivania di legno.
Alzo il mento nella sua direzione in segno di saluto, ma ho paura che se apro bocca in questo momento qualche bestemmia verrà fuori dalla mia bocca.
Non avrei pensato che il mio primo colloquio andasse così per colpa di questo stronzo del mio ex e del suo strano atteggiamento.
Sono io quella incazzata in questo mezzo. Sono io quella che è stata tradita da lui con Sharon, ma lui sembra essere più infuriato di me.
Forse pensa che venendo qui rovinerò la sua relazione con Sharon, ma forse non ha capito che nella mia vita non c'è più posto per un puttaniere come lui.
Prima che Bartol possa dire altro e aggravare la situazione, mi affretto a voltargli le spalle con il cuore che continua a minacciare di uscire dal mio petto, ma costringendo me stessa a incamminarmi verso la porta alle spalle di Jason senza degnarlo di un'occhiata.
Non voglio guardarlo per il disprezzo che provo verso di lui in questo momento, ma anche per aver rovinato il mio colloquio con suo padre, come se fosse ancora padrone della mia vita.
Mordo la punta della lingua con forza per non sollevare lo sguardo nella sua direzione, mentre lo affianco per sorpassarlo e allontanarmi finalmente da questo maledetto ufficio in cui inizia a mancarmi l'aria, ma appena raggiungo la sua figura possente e faccio per poggiare la mano sulla maniglia, sobbalzo quando sento circondare il gomito dalle sue grandi dita.
Il suo respiro pesante arriva dritto alle mie narici, facendomi respirare la sua stessa aria, mentre per la sua vicinanza non riesco a fare a meno di sentire il suo profumo, diverso da quello che lasciava tra le mie coperte e sul mio cuscino.
«Sia l'ultima volta che ti vedo in quest'azienda.» - sussurrara vicino ai miei capelli con lo stesso tono roco che quando stavamo insieme usava per dirmi che ero sua per poi incollare la sua bocca carnosa alle mie piccole labbra.
Assumo una smorfia di fastidio quando la sua stretta aumenta, mentre poggo gli occhi sulla sua mano che stringe la mia e mi affretto a serrare la mascella per fargli capire che non sono la stessa donna ingenua che lui ha tradito.
Continuando a non guardarlo e fissando le sue dita lunghe e coperte d'inchiostro nero intorno al mio braccio sottile, decido di separare le labbra per fiatare a pochi centimetri di distanza dal suo viso:
«Signor Bartol?»-chiedo con un tono sicuro, per poi alzare all'improvviso gli occhi per guardare Jason dritto negli occhi.
Il cuore mi sale in gola quando incrocio le sue pozzanghere di un marrone così chiaro da apparire gialle, mentre la sua espressione passa da infuriata a perplessa quando inizia a fissare le mie pupille, alleviando la stretta intorno al mio braccio come se temesse di farmi del male.
Approfitto del suo gesto per strattonare il mio braccio lontano dalla sua presa, per poi continuare a rivolgermi a Bartol, che continua a guardarci da lontano senza muovere un dito:
«Ci vediamo lunedì.»- dico tra i denti, continuando a rivolgermi a suo padre, senza smettere di guardare Jason dal basso con una smorfia piena di odio, ma appena realizza le mie parole preme le labbra carnose tra di loro, mentre i suoi lineamenti diventano più squadrati del solito, ritornando a fissarmi con la stessa espressione incazzata di poco fa, ma questa volta non gli do il tempo di dire altro che distolgo lo sguardo dai suoi maledetti occhi e volto le spalle a entrambi, per poi spalancare la porta e lasciare l'ufficio alle spalle con le gambe molli e le mani che continuano a tremare.
Con la coda dell'occhio lancio un'ultima occhiata verso di lui, approfittando del fatto che è volto di spalle per rallentare il passo e guardarlo dalla testa ai piedi.
Viene a casa mia quasi ogni fine settimana, ma ho sempre cercato di nascondermi o fingere di essere indifferente nei suoi confronti, anche se dentro di me muoio dalla voglia di strozzarlo davanti a suo padre.
La sua maglietta nera e stretta mette in risalto il suo corpo gigante, mentre le sue gambe sono nascoste da un paio di pantaloni scuri, strappati di qua e di là. A guardarlo, uno che non lo conosce direbbe che di mestiere fa il pugile o il tatuatore, e non che lavora in una delle più grandi aziende di moda di Miami, ma infondo lui è sempre stato così, gli è sempre piaciuto farsi circondare da donne, soprattutto se sono famose modelle con i lineamenti da invidia. Mi ha tradita con Sharon, ma non odio quella stronza, anzi, provo quasi pietà per lei, perché posso anche solo immaginare quante volte sarà entrato nelle mutande delle modelle di quest'azienda.
Scuoto la testa quando mi accorgo che lui e Bartol fanno per girarsi verso di me, quindi con il cuore in gola mi affretto a riprendere a camminare verso l'ascensore, tirando un forte sospiro di strazio quando mi accorgo che il suo maledetto odore riempie ancora le mie narici.
Potevo scegliere di gestire una qualsiasi altra azienda, anche la meno nota di Miami pur di non doverlo sopportare dal lunedì al sabato.
Invece ho scelto la più nota casa di moda di questa maledetta città in cui sono nata.
Giusto il tempo di ritrovare i miei genitori e non metterò mai più piede a Miami, è una promessa che continuo a ripetere nella mia testa dal giorno in cui mi sono lasciata con quel bastardo e in cui mia sorella ha deciso di sposare suo fratello.
Getto la testa indietro e chiudo gli occhi appena raggiungo l'ascensore, mentre frugo tra i miei pensieri per trovare il lato positivo di questo incontro.
Il fatto che sono stata assunta, anzi, che mi sono fatta assumere, non è una sorpresa, ma cerco di consolare me stessa pensando a come finalmente posso permettermi una casa tutta mia e iniziare una nuova vita.
«Mi stai seguendo per caso?- salto sul posto al suono di una voce famigliare, come se conoscessi questo soggetto da una vita e non da stamattina.
Apro gli occhi scocciata per avere la conferma di trovarmi davanti al biondino fastidioso, anche se bello.
So che è facile riconoscermi per i capelli e la mia felpa larga, ma non pensavo mi avrebbe più rivolto la parola dopo il mio atteggiamento di stamattina. Sono stata implicitamente chiara nel dirgli che non sono il tipo che stringe facilmente amicizia, eppure lo ritrovo a fissarmi con un sorriso più largo di quello di un'oretta fa:
«Si, e mi sono pure innamorata di te.»-farfuglio tra i denti scocciata, pentendomi subito dopo delle parole che scappano dalle mie labbra. Se devo lavorare in questo posto farei bene a farmi due amici, e il ragazzo do fronte a me non sembra avere cattive intenzioni. La sua espressione è così dolce che mi sembra di trovarmi davanti a Niall Horan.
Sforzo un sorriso per fargli capire che sto solo scherzando, ma a prescindere dalla mia faccia allunga una mano nella mia direzione, schiarendosi la voce:
«Mikael.» -dice con una voce acuta e piena di entusiasmo, mentre mi affretto a imitarlo per non risultare più scortese di quanto non lo sono già stata.
«Channelle.»-balbetto, guardandolo dal basso e accorgendomi solo ora di quanto siano belli i suoi occhi, ma invece di fissarlo decido di spostare lo sguardo in basso, sul dossier che stringe tra le dita.
«Sono direttore della Melania's, e sono appena diventato socio di Bartol.»-inizia a spiegarmi come se gli avessi chiesto di farmi il riassunto della sua vita, mentre mi limito ad annuire, separando leggermente le labbra per la sorpresa.
Avrei preferito essere già a conoscenza dei cambiamenti recenti di quest'azienda, dato che da domani tutta l'economia di questo posto sarà nelle mie mani.
Non so nemmeno se Bartol sia in difficoltà nel gestire la sua attività, ma il fatto che il vecchio soggetto economico è stato licenzato mi porta a farmi due domande.
«Ci rivedermo spesso, Channelle.»-conclude allegro appena l'ascensore si apre alle mie spalle, al che alzo una mano in segno di saluto e mostro lo stesso sorriso falso di poco fa, mentre faccio un passo fuori dalle mura metalliche e farfuglio tra i denti:
«A presto Mikael.»
Lo vedo allontanarsi di spalle prima ancora che possa pronunciare il suo nome, al che penso che non mi abbia sentito, ma la mia testa è così appesantita da quello che ho dovuto subire all'ufficio di Bartol che non do importanza al biondino.
Riprendo a camminare con il cuore che riprende a battere all'impazzata, mentre l'immagine di Jason che mi avvicina al suo corpo appare più volte davanti ai miei occhi. Mi sembra di sentire ancora la sua stretta intorno al mio gomito.
Mi ha guardata con così tanta rabbia che per un attimo mi sono addirittura pentita di aver scelto l'azienda di moda di Bartol.
Le sue labbra carnose erano così vicine alle mie, porca miseria! Bastava poco che risentissi il sapore della sua lingua, che dopo tanto tempo inizio a dimenticare.
Stavo finalmente riuscendo a dimenticarmi anche del suo profumo, dato che cerco di nascondermi o di stargli alla larga ogni volta che cena a casa di mia sorella, ma oggi ha superato la barriera he c'è stata tra noi dal giorno in cui ci siamo lasciati.
E non per avvicinarsi a me come ai vecchi tempi, ma per minacciarmi di non mettere più piede nell'azienda di suo padre.
Scuoto la testa e ritorno alla realtà quando il telefono inizia a vibrare tra le mie dita, facendomi alzare gli occhi al cielo pensando che si tratti di mia sorella, ma i miei occhi si illuminano quando leggo il nome della mia amica.
«Alison.» - rispondo senza nemmeno attendere il secondo squillo, ma la mia voce trema così tanto che solo ora mi accorgo di come sono ridotta male, e solo per averlo avuto a due centimetri dal mio viso.
«Che ti ha fatto quel coglione?» - il tono della sua voce è così allarmato che mi fa capire di essersi resa conto del mio stato.
Socchiudo gli occhi quando esco dal portone del grattacielo, prendendo un forte respiro per riempire i polmoni d'aria.
Sta piovendo così forte che il rumore della pioggia basta per rilassarmi e far riprendere il mio normale battito cardiaco.
«Posso venire a casa tua?» - le chiedo quando i miei occhi iniziano a pizzicare e fatico persino a parlare, mentre finalmente raggiungo la mia macchina lentamente, lasciando che la pioggia bagni i miei capelli e mi bagni tutta, come se mi potesse aiutare a scacciare dalla testa quei maledetti occhi scuri iniettati di sangue.
Eccomii !!
Finalmente riprendo a scrivere regolarmente! D'ora In poi scriverò continuamente, ve lo prometto ❤️❤️
Per maggiori informazioni e per lo spoiler del prossimo capitolo seguitemi su i********: : ema_8570