Jason
*So che stai leggendo, cazzo!*
Fisso il telefono per un tempo indefinito, stringendolo tra le dita e aspettando che la sorella di Channelle risponda alle bestemmie che le ho inviato.
Ha fatto di tutto per convincermi di stare lontano da sua sorella, tenendola rinchiusa in casa per il timore che potessi farla diventare come me, uno stronzo pericoloso.
Non avrei fatto mai del male a quella ragazzina, anzi, l'ho sempre trattata come una bambina da proteggere da tutti i pervertiti delle strade di Miami. È sempre stata una bambina. La mia ragazzina.
Ma Maddie è stata abbastanza convincente quando mi disse che non facevo per lei.
Che ero solo un bastardo che avrebbe rovinato i suoi piani se continuavo a stare con sua sorella.
Stringo i denti e ringhio mentalmente al solo pensiero che lei ora vive sola in un cazzo di appartamento di chissà quale quartiere di Miami, ma trattengo me stesso dal chiedere altro a Kristen, che continua a spiarmi con la coda dell'occhio, mentre cerca di incoraggiare il mio amico di provarci con Channelle.
Il sangue inizia a ribollirmi nelle vene per i strani pensieri che mi frullano in testa, imprecando mentalmente e convincendo me stesso che Channelle non mi appartiene e può fare quel cazzo che vuole nella sua vita.
La parte più spietata di me mi suggerisce di raggiungere la donna che continua a fissarmi nella folla e portarla al bagno all'istante pur di smettere di pensare a quella bambina, ma appena faccio per alzare il cupo dallo sgabello, la stilista cattura di nuovo la mia attenzione, questa volta con un tono ancor più alto e fastidioso:
«Eccola.»- dice, puntando l'indice verso la parte opposta del club per indicarla a Mikael, ma al suo gesto storcio le labbra in una smorfia di schifo.
«Quella vicino è Alison, la sua amica.»- continua con la stessa voce provocante, ma a differenza del mio amico, decido di non voltarmi nella direzione di quella ragazzina per darle le spalle con fare indifferente.
«Un altro.»-la mia sembra una minaccia per il barman, mentre spingo il bicchiere vuoto sul banco, ma il giovane si limita ad annuire senza fare storie, afferrando una grossa bottiglia dal contenuto giallastro per accontentarmi.
«Salve.»-riconoscerei la voce fievole di Channelle tra mille, anche se è talmente bassa da essere superata da quella della musica.
Abbasso le sopracciglia e poggio i gomiti sul marmo quando mi ritrovo di fronte al bicchiere mezzo colmo, allungando la mano per afferrarlo tra le dita e portarlo dritto alle labbra per buttarlo giù tutto d'un fiato, ma la mia mano si blocca a mezz'aria quando Kristen prende la parola:
«Almeno ora so che hai delle tette.»-dice con un tono provocatorio, costringendomi a girare la testa di scatto verso Channelle e incrociare i suoi occhi, a guardarmi come se si aspettasse una reazione da parte mia, ma invece di rimanere fottutamente intrappolato dal suo sguardo da cucciolo bastonato, sposto lo sguardo verso le sue braccia nude, corrugando la fronte appena mi accorgo della grossa scollatura che mostra un accenno del suo piccolo seno.
La sua canottiera è così stretta che mi sembra quasi di percepire i rilievi delle sue coste sotto il seno, mentre le sue gambe esili sono fasciare da un paio di pantaloncini chiari accollati al suo culo, mettendolo bene in mostra, soprattutto quando mi volta spudoratamente le spalle per salutare Mikael.
[ricordi]
21/03/2020
«Sto arrivando.»-la sento sussurrare dall'altra parte della linea, al che alzo gli occhi al cielo.
È da mezz'ora che la sto aspettando, poggiato a un albero in mezzo al freddo e fissando la finestra della sua camera da letto come un idiota, ma raddrizza la schiena quando finalmente la vedo aprire le ante al secondo piano.
Aggrotto la fronte quando noto da lontano il suo piccolo corpo fasciato da un vestitino nero e stretto, che a malapena le arriva a metà coscia.
Faccio un passo in avanti mentre la mia espressione passa da confusa a incazzata in un attimo, guardandola voltarmi la schiena per scendere dalle scale che sbucano dalla finestra.
Separo le labbra e porto una mano tra i capelli per la frustrazione quando i miei occhi finiscono sulle sue spalle per metà allo scoperto, ma questa volta non riesci a trattenermi:
«Dove pensi di andare conciata così?»-ringhio appena inizia a incamminarsi nella mia direzione, pronto a farla ritornare indietro e litigare con la sorella, pur di non portarla con me in una festa piena di pervertiti vestita come una puttana.
Alle mie parole si ferma ai suoi passi, mentre il sorriso le muore sulle labbra spostando lo sguardo dal mio al suo corpo:
«Me lo hai regalato tu.»-dice con una voce perplessa, continuando a guardare il vestito, per poi assumere una smorfia offesa quando riprendo a parlare con una voce più che distaccata:
«Ritorna indietro.»-le ordino senza pensarci due volte, incamminamdomi nella sua direzione per trascinarla verso la sua stanza, ma appena faccio per circondare il gomito con la mano, da un passo indietro arrabbiata, affrettandosi a ribattere:
«Jason, stai esagerando.»
[fine ricordi]
La mia espressione passa da confusa a infastidita in un attimo quando realizzo che è la prima volta che la vedo conciata come un pagliaccio.
Mi trattengo con tutte le forze dal non trascinarla con me e rinchiuderla in una delle stanze del piano di sopra, lasciandola lì fino a quando il club non si sarà svuotata.
Serro la mascella e aumento la presa intorno al bicchiere, ma questa volta lo porto alle labbra per ingoiare tutto il contenuto in un gesto rapido, senza smettere di spostare lo sguardo dai lunghi capelli che almeno le coprono le spalle alle sue natiche, così piccole che posso afferrarle entrambe con il palmo di una sola mano... potevo.
La sua pelle è persino più pallida del solito, suggerendo quanto sia delicata, cosa si cui sono ben consapevole per tutte le volte che l'ho sfiorata e gustata con la punta della lingua.
Assostiglio gli occhi e abbandono la mia smorfia di fastidio quando si allunga verso la stilista per salutarla e i miei occhi finiscono su un pezzo di tessuto scuro che la sua canottiera bianca lascia intravedere.
Aggrotto la fronte per la confusione, spostando gli occhi più in basso e approfittando del fatto che i capelli scivolano via dalle sue spalle, scoprendole per lasciarmi intravedere il pizzo familiare del suo reggiseno.
Alzo il mento curioso, mentre l'angolo della mia bocca si solleva spontaneamente verso l'alto e passo la lunga al labbro inferiore con malizia.
È giovedì, cazzo.
Alleggerisco la presa intorno al bicchiere e inclino la testa compiaciuto, riprendendo a guardare il cameriere per indicargli il bicchiere vuoto.
Ubriacarmi rientrava nei miei obiettivi stasera, ma con la presenza di questa ragazzina non so se mi basterà mezza bottiglia di rhum.
«Vi lasciamo soli.»-se potessi caccerei dal locale quella fottuta stilista, che sembra parlare solo per farmi uscire fuori di testa stasera, ma quando mi accorgo con la coda dell'occhio che lei e l'amica di Channelle di stanno allontando per davvero.
Prendo un forte respiro e ringhio per l'ennesima volta stasera, approfittando dell'alto volume della musica, mentre rigiro tra le dita il bicchiere sul marmo.
«Rispondo a Bartol e ritorno. »-la voce scocciata del mio amico porta a rilassare i miei muscoli appena realizzo le sue parole, mentre fisso il liquido giallognolo dall'alto e seguo con la coda dell'occhio il mio amico allontanarsi con un telefono in mano.
All'idea che il mio amico e Channelle passeranno la serata insieme mi viene voglia di vomitare, ma soprattutto di scacciare dalla testa tutti questi pensieri, quindi sollevo lo sguardo severo per rassicurarmi che la rossa sia ancora lì.
Raddrizzo le spalle, senza smettere di fissarla da lontano per accertarmi che si disposta a seguirmi, ma non passa molto che sulle sue labbra carnose spunta un sorriso, al che abbandono il bicchiere mezzo pieno sul marmo e mi sollevo dallo sgabello lentamente, voltandomi di lato per ritrovarmi a sovrastare con i miei quasi due metri di altezza il corpo di Channelle. È così concentrata a fissare gli alcolici posti in fila di fronte a lei da non accorgersi del fatto che mi sto allontanano, ma la sua finta indifferenza non fa altro che divertirmi:
«Le puttane di solito scelgono il Whisky.»-sputo acido con una voce rauca, approfittando della sua vicinanza al mio corpo, per poi voltare le spalle compiaciuto quando noto che si pietrifica sul posto, irrigidendosi tutta al suono della mia voce, ma mi fermo sul posto quando apre bocca senza prima che mi incammini verso la rossa, che si è già avviata verso le scale del locale:
«Non ti piace la mia maglietta, Jason.»- dice, continuando a guardare verso il bar, in attesa dell'arrivo del suo Mikael.
È così fottutamente falsa in questo momento che mi trattenengo dallo scoppiare a riderle in faccia per come cerca di fingere che la mia presenza non le faccia alcun effetto. Persino la sua voce trema nel pronunciare il mio nome.
Impreco a bassa voce per convincere me stesso che è meglio non continuare a provocarla, ma senza nemmeno accorgermene i miei piedi mi portano a fare un passo alle sue spalle, mentre lei finge di non guardarmi.
«No.»-dico con un tono freddo appena mi avvicino al suo corpo minuto, mentre i muscoli contratti e induriti del mio petto sfiorano le sue spalle delicate e piccole, facendolo alzare la testa all'improvviso, ma prima che possa dire altro avvicino le labbra raffreddate dal rum al suo orecchio, intrufolando la punta del naso tra le sue ciocche per riempire le narici del loro fottuto profumo di vaniglia, per poi ingabbiare il suo corpo tra il mio e il banco quando porto entrambe le braccia ai lati dei suoi fianchi e poggio le mani sul marmo freddo.
«Ma il tuo lingerie mi fa impazzire, piccola.»-sussurro, sospirando l'aria calda che esce dalle mie narici all'altezza del lobo del suo orecchio, per poi guardare di sottecchi la sua espressione passare da intimorita a stupefatta in un millesimo di secondo, tanto che i suoi zigomi si surriscaldano al punto di diventare più rossi delle sue labbra.
Alla sua immagine aggrotto la fronte e assumo una smorfia seria in volto, mentre la lascio diventare piccola tra le mie braccia e sento la sua pelle tremare a contatto con la mia.
È da mesi che non sento il suo profumo, cazzo!
È da mesi che non sfioro la sua pelle chiara e pulita, tanto che mi ero dimenticato di quanto il suo corpo è minuto in confronto al mio.
[ricordi]
21/03/2020
«Jason, stai esagerando.» - incrocia le braccia al petto, facendo dei passi verso di me per guardarmi dal basso preoccupata, poggiando le mani sul mio per mettere ancor più in evidenza il suo corpo minuto.
Sa quanto mi fa impazzire quando si accocola nel mio petto.
«Mi starai vicina.»-la minaccio con un tono freddo, al che le sue labbra si piegano in un sorriso e si alza in punta di piedi per lasciare un bacio sulla mia bocca.
[fine ricordi]
Ogni singolo muscolo del mio corpo si contrae al ricordo delle sue labbra sulle mie, ma appena il suo sapore ritorna nella mia mente, mi affretto a fare un passo indietro per staccarmi dal suo corpo.
Le volto le spalle all'improvviso, aggrittando di nuovo la fronte in un espressione incazzata e confusa contemporaneamente, per poi allontanarmi a passo felpato dal bar con l'intento di raggiungere la donna che fino a poco fa mi implorava sesso con gli occhi.
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