13. «Ti amo, ma sei scema tronca» sospirò, subito dopo. E quello, siamo sinceri, rovinò un po’ il momento più bello del mondo. Rotolò da un lato, i pantaloni a mezz’asta e l’uccello arrossato e umido. «Non mi credi ancora, è vero?» «Ehm». Ne approfittai per tirarmi a sedere e liberarmi di quei cacchio di sacchetti verdini. «Vi ho sentiti parlare. Sembrava tutto piuttosto chiaro». Lui sbuffò e si allungò a cercare qualcosa sul pavimento. «Okay». Riemerse con il cellulare in mano. «Così è la vita. Ti ho raccontato tante di quelle balle che in un certo senso sei quasi scusabile». Lo fissai stranita mentre componeva un numero. Mollò il telefono sul letto, il vivavoce attivato, e si piegò per slacciarsi le scarpe. «Lo sai che ora è, Kurt?» rispose una voce assonnata. «Spero che sia qualc

