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Il rosso e il nero. I Capolavori della Letteratura Europea

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Julien Sorel, un giovane ambizioso di umili origini, diventa l’amante di Madame de Renal, moglie del sindaco di Verrières presso il quale lavora come precettore, ma improvvisamente la donna, sopraffatta dal rimorso, termina il loro rapporto. Successivamente, Julien diventa il segretario del ricco marchese de la Mole e ne seduce la figlia, Mathilde. Ma quando il matrimonio con quest’ultima sembra essere ormai alle porte, Madame de Renal rivela al marchese la relazione avuta con il giovane, accusandolo di essere un seduttore e un truffatore. Furioso, Julien decide di ucciderla.

Nero per i suoi tratti realistici venati dal rosso della passione e del delitto, Il rosso e il nero è la storia di un’ascesa e di una caduta: quella di Julien Sorel, figlio di un carpentiere, bramoso di essere ammesso nei salotti dorati dell’aristocrazia parigina. Il suo talento, la sua astuzia e il suo potere di seduzione basteranno a strapparlo dalla sua umile condizione d’origine? Capolavoro di analisi psicologica, incentrato sull’amore ipergamico, sensuale e passionale, del giovane protagonista per la più matura Madame de Renal, e su quello piuttosto freddo e intellettuale di Julien con la sua coetanea Mathilde, cronaca della Francia nel periodo della Restaurazione, primo romanzo a rappresentare le lotte di classe e la violenza del determinismo sociale, Il rosso e il nero è il più famoso romanzo di Stendhal. Crudele e ironico, è stato apprezzato da scrittori come Balzac, Julien Gracq, Zola e Aragon e ancora oggi, a quasi due secoli di distanza dalla sua prima pubblicazione, affascina i lettori delle nuove generazioni.

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I. UNA CITTADINA
I. UNA CITTADINA Put thousand together Less bad, But the cage less gay. Hobbes La cittadina di Verrières può essere considerata una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, dai tetti aguzzi e dalle tegole rosse, si arrampicano sul declivio di una collina dove macchie di vigorosi castagni mettono in risalto ogni minima sinuosità. Il Doubs scorre qualche centinaio di piedi sotto le fortificazioni costruite un tempo dagli spagnoli e ora in rovina. A nord la città è protetta da un’alta montagna, diramazione del Giura. I primi freddi d’ottobre coprono di neve le cime frastagliate del Verra. Un torrente, precipitando dalla montagna, attraversa Verrières prima di gettarsi nel Doubs e mette in moto un gran numero di segherie: industria assai semplice che dà lavoro alla maggior parte degli abitanti, contadini più che borghesi. Non è questa, tuttavia, la fonte di maggior ricchezza per la cittadina. Il benessere generale che, dopo la caduta di Napoleone, ha consentito di ricostruire le facciate di quasi tutte le case di Verrières è dovuto alla fabbrica di tele stampate, dette di Mulhouse. Entrando in città si rimane storditi dal fracasso di una macchina rumorosa e terribile a vedersi. Venti pesanti martelli, che si abbattono con un frastuono tale da far tremare il selciato, sono sollevati da una ruota spinta dall’acqua del torrente. Ogni giorno ciascuno di questi martelli fabbrica chi sa quante migliaia di chiodi. E sono ragazze giovani e graziose, quelle che sottopongono ai colpi di questi enormi martelli i pezzettini di ferro che vengono poi trasformati rapidamente in chiodi. Questo lavoro, così duro in apparenza, è uno dei più stupefacenti per il viaggiatore che si spinge per la prima volta sulle montagne, al confine tra la Francia e la Svizzera. Se poi il viaggiatore, entrando a Verrières, chiede di chi è la bella fabbrica di chiodi che assorda i passanti sulla via principale, gli viene risposto con accento strascicato: «Ah! è del signor sindaco!» E per poco che il viaggiatore si fermi alcuni istanti in questa grande via principale, che sale dalle rive del Doubs fin verso la sommità della collina, c’è da scommettere cento contro uno che vedrà comparire un uomo robusto dall’aria indaffarata e imponente. Al suo apparire tutte le teste si scoprono rapidamente. I suoi capelli tendono al grigio, e grigio è il suo vestito. È cavaliere di diversi ordini; fronte ampia e naso aquilino, nel complesso il suo volto non manca di una certa regolarità; anzi, a prima vista, sembrano mescolarvisi la dignità del sindaco di paese e quella certa attrattiva che può ancora trovarsi in un uomo sulla cinquantina. Ma, ben presto, il viaggiatore che viene da Parigi è colpito da un certo che di compiacimento e di sufficienza, misto a qualcosa di limitato e privo di fantasia. Alla fine ci si accorge che il talento di quest’uomo si limita alla capacità di farsi pagare con grande esattezza dai debitori, e di pagare, a sua volta, il più tardi possibile. Tale è il sindaco di Verrières, signor de Rênal. Dopo aver attraversato la via con andatura imponente, egli entra nel municipio e scompare agli occhi del viaggiatore. Ma se quest’ultimo continua la sua passeggiata, dopo cento passi vede una casa abbastanza bella e, attraverso una cancellata, degli splendidi giardini. Più oltre, la linea dell’orizzonte è disegnata dalle colline della Borgogna e sembra fatta apposta per la gioia degli occhi. Questa vista fa scordare al viaggiatore l’atmosfera appestata dai piccoli interessi commerciali che cominciano ad asfissiarlo. Viene informato che quella è la casa del sindaco. I profitti della grande fabbrica di chiodi hanno consentito al primo cittadino di Verrières di costruire questa bella dimora di pietra squadrata, da poco finita. La sua famiglia, si dice, è un’antica famiglia spagnola: e, si afferma, stabilita nella zona molto tempo prima che Luigi XIV la conquistasse. Dal 1815 in poi Rênal si vergogna di essere un industriale: al 1815 egli deve la sua nomina a sindaco di Verrières. Anche le terrazze, che sostengono le diverse parti di questo splendido giardino e che di balza in balza scendono fino al Doubs, sono dovute alla perizia di Rênal nel commercio del ferro. Non aspettatevi di trovare in Francia i pittoreschi giardini che circondano le città manifatturiere della Germania, come Lipsia, Francoforte, Norimberga, ecc. Nella Franca Contea più si costruiscono muri, più si arricchiscono le proprietà di pietre poste l’una sull’altra, e più si ha diritto al rispetto dei vicini. I giardini di Rênal, irti di muri, sono ammirati anche perché abbracciano lembi di terreno comperato a peso d’oro. Ad esempio, quella segheria che vi ha colpito al vostro ingresso in Verrières per la sua singolare posizione sul Doubs, e dove avete notato sul tetto una tavola col nome SOREL scritto a lettere cubitali, sei anni or sono sorgeva sull’area della quarta terrazza dei giardini di Rênal, attualmente in costruzione. Nonostante il suo orgoglio, il sindaco è stato costretto a lunghe trattative col vecchio Sorel, contadino duro e testardo: gli ha dovuto sborsare parecchi luigi d’oro per convincerlo a trasportare altrove la sua segheria. Quanto al torrente pubblico che metteva in moto la sega, Rênal è riuscito a fare in modo che fosse deviato, in virtù del suo credito a Parigi. Questo favore gli è stato concesso dopo le elezioni del 182*. In cambio, Sorel ha ottenuto da Rênal un appezzamento quattro volte più vasto, sulle rive del Doubs, cinquecento passi più a valle. E benché quella posizione fosse molto più favorevole al suo commercio di tavole d’abete, papà Sorel - come lo chiamano da quando è divenuto ricco - ha trovato modo di farsi dare una somma di 6000 franchi, sfruttando l’impazienza e la mania di proprietario che animavano il suo vicino. Ma è anche vero che questo accomodamento è stato criticato dai benpensanti del luogo. Quattro anni fa, una domenica, mentre tornava dalla chiesa in tenuta da sindaco, Rênal vide da lontano il vecchio Sorel che lo guardava sorridendo, circondato dai suoi tre figli. Quel sorriso ha illuminato di una luce sinistra la mente di Rênal: e da allora egli pensa che avrebbe potuto concludere più vantaggiosamente lo scambio. A Verrières, per godere della stima generale, è indispensabile una cosa: pur costruendo molti muri, evitare ogni progetto importato da quei muratori che in primavera vengono dall’Italia attraversando le gole del Giura per raggiungere Parigi. Una simile innovazione varrebbe all’imprudente costruttore l’eterno marchio di testa matta e gli alienerebbe per sempre la fiducia delle persone sagge e moderate che distribuiscono la stima nella Franca Contea. In effetti queste sagge persone esercitano il più noioso dispotismo: e, proprio per questo, il soggiorno nelle piccole città di provincia è insopportabile per chi ha vissuto in quella grande repubblica chiamata Parigi. La tirannia dell’opinione pubblica (e quale opinione!) è altrettanto stupida nelle cittadine francesi quanto negli Stati Uniti d’America.

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