10. «Chiamami per nome». «Veil». Sorride e mi osserva mentre mi rivesto. «Sai cosa vuol dire Veil in lingua Thulir?» «Non ne ho idea» rispondo, cercando con imbarazzo di rivestirmi più velocemente possibile. Un giorno, forse, imparerò ad amare questo mio corpo così debole. L’ho amato, del resto, mentre era fra le mani di Veil. «Vuol dire “odiato”» dice afferrandomi da un braccio e tirandomi a sé. Mi parla con le labbra che sfiorano le mie e gli occhi vicinissimi che brillano alla luce dell’alba. «Doveva fare paura. Ma tu riesci a farlo sembrare innocuo».

